"Io alla prima Pontida: Umberto ci conquistò alla fine di una cena a Viadana"
Viadana fu enclave leghista nel comprensorio Oglio Po, esperienza forse unica nel suo genere e talmente forte da generare l’elezione di due dei primi sindaci leghisti in Lombardia, nel 1993, con Sergio Parazzi a Viadana e Gianni Fava a Pomponesco, nonché quella del Presidente della Provincia di Mantova Davide Boni
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Massimo Piccinini, già assessore comunale e che oggi della Lega non fa più parte, vedendo nel partito di Salvini qualcosa di molto diverso rispetto alle origini, c’era ad uno dei primi raduni di Pontida, nel 1990: c’erano mille persone, ma a quei giovani rampanti sembravano milioni.
Da viadanese Piccinini ricorda il rapporto speciale con Umberto Bossi, che incarna alla perfezione quello che fu lo spirito di quella enclave nel comprensorio Oglio Po, esperienza forse unica nel suo genere e talmente forte da generare l’elezione di due dei primi sindaci leghisti in Lombardia, nel 1993, con Sergio Parazzi a Viadana e Gianni Fava a Pomponesco, nonché quella del Presidente della Provincia di Mantova Davide Boni.
“Il rapporto con Umberto Bossi era un rapporto solidale – spiega Piccinini – molto sentito. Parliamo di più di trent’anni fa: la Lega Lombarda non era solo una novità, era qualcosa di speciale. Io avevo 18 anni, ero poco più che un ragazzino, e vivevamo tutto con entusiasmo”.
Piccinini ripercorre quindi le origini del movimento: “Tutto è iniziato prima del 1989, quando alle elezioni si presentavano la Liga Veneta e la Lega Lombarda. Negli anni ’90 il rapporto con Bossi era stupendo: eravamo giovani e avevamo soprattutto la voglia di non delegare, ma di metterci in gioco in prima persona. Io ho avuto la fortuna di partecipare a uno dei primi raduni di Pontida, nel 1990. Con Umberto il rapporto era addirittura amichevole: per noi era una sorta di padre politico”.
Il ricordo si fa più personale: “Giovedì sera ero a cena, ma quando ho letto che il Senatùr era morto, ho lasciato tutto per tornare a casa e ripensare a quei momenti. Bossi ci ha regalato un sogno e ancora oggi sento che fa parte del mio DNA. Siamo cresciuti così, insieme, in anni molto diversi. A Viadana abbiamo vissuto esperienze importanti: l’elezione del primo sindaco, Sergio Parazzi, e un percorso condiviso anche nei momenti difficili, come la malattia che lo colpì nel 2004. In tutto questo, la vicinanza di – e verso – Umberto non è mai mancata”.
Il “Senatùr” viene ricordato anche attraverso alcuni aneddoti: “Quando veniva a Viadana passava spesso da Bellaguarda, oppure dal ristorante di Gualerzi. Una volta siamo stati alla pizzeria Teatrino. Non voleva mai andare via: la scorta lo aspettava fuori, perché lui la congedava, ma lui restava a parlare con noi. Una sera, a fine cena, prese dei fogli e con un pennarello ci spiegò la sua idea di autonomia e federalismo. Per noi fu qualcosa di fondamentale”.
Infine, il ricordo si allarga al significato politico e umano di quella stagione: “Se ne è andato un pezzo della mia storia. Mi ha cambiato come persona e come mentalità. Ho vissuto un’epoca in cui la politica era davvero nuova. Bossi era avanti di dieci anni rispetto agli altri: nel 1994 andò al governo e dopo pochi mesi lo fece cadere, mantenendo la parola data a Pontida. Era un uomo coerente”.
E proprio Pontida resta il simbolo più forte: “Per noi era il prato del giuramento. Nel 1990 eravamo in mille, ma sembravamo milioni. Tornavamo a casa entusiasti. Poi, nel 1994, c’erano più di centomila persone: il prato e la collina erano pieni di bandiere lombarde e venete, in una rivalità sempre bonaria tra il Leone di San Marco e Alberto da Giussano. Sono immagini che restano dentro”.
Un ricordo che è anche collettivo: “Quella stagione ha creato legami profondi. Porto con me il ricordo di tante persone che hanno lottato insieme a me e a Umberto Bossi e che oggi non ci sono più. È anche per loro che questa giornata ha un significato speciale, pur nella tristezza profonda”.