Il 25 Aprile di Casalmaggiore. "Resistenza, fenomeno non monolitico: combatterono per tutti"
Sempre scandita alla musica della Società Estudiantina, la sosta al Monumento ai Caduti della Resistenza di via Favagrossa con l’alzabandiera, al Monumento ai Caduti d’Europa e infine alla Lapide ai Caduti in municipio
Cadendo di sabato la celebrazione del 25 aprile a Casalmaggiore si è incrociata anche col mercato settimanale di piazza Garibaldi. Quasi un modo per ricordare, dentro un anniversario storico, la quotidianità della libertà concessa quel giorno del 1945.
Un corteo ormai consolidato, partito dalla Casa del Mutilato con autorità civili, militari, politiche e religiose, le associazioni combattentistiche e del mondo del volontariato, le scuole; successivamente la messa in San Francesco in suffragio dei Caduti e il corteo fino alla Casa di Riposo Busi, dove qualcuno degli ospiti ha vissuto da testimone oculare il giorno della Liberazione.
E ancora, sempre scandita alla musica della Società Estudiantina, la sosta al Monumento ai Caduti della Resistenza di via Favagrossa con l’alzabandiera, al Monumento ai Caduti d’Europa e infine alla Lapide ai Caduti in municipio. Da qui i saluti del sindaco Filippo Bongiovanni, del professore Giancarlo Roseghini di Anpi e di Giulia Roberta Gherca, studentessa del Romani di Casalmaggiore, in rappresentanza del polo scolastico.
Istituzioni, memoria e scenari globali: il richiamo del sindaco
Nel suo intervento, il sindaco Filippo Bongiovanni ha tracciato un filo diretto tra il sacrificio delle generazioni che vissero la guerra e le complessità del presente. «Tanti, anzi troppi nostri concittadini, sono caduti o rimasti dispersi in battaglia, chi è riuscito a tornare, era profondamente segnato dagli orrori che aveva vissuto. In ogni caso si è riusciti a ripartire e a dar vita a nuove generazioni che hanno ricostruito e dato un futuro al Paese, li ringraziamo per il loro coraggio».
Lo sguardo si è poi allargato al contesto internazionale: «Il pianeta è precipitato in una fase di squilibrio, incertezza, di destabilizzazione dell’economia e dell’ordine mondiale, per i forti interessi economici e di approvvigionamento di materie prime, dopo l’intervento diretto degli Stati Uniti a tutto campo, che ha messo in dubbio la funzione della NATO». Un quadro in cui «pagano le conseguenze dirette le popolazioni colpite, con civili innocenti a cui va la nostra preghiera e il nostro pensiero», ma anche Paesi come l’Italia, esposti a ricadute economiche indirette.
Non è mancata una riflessione sul presente e sulle trasformazioni tecnologiche: «Oggi nel mondo globalizzato le conseguenze di un’azione in un angolo remoto del Mondo, si ripercuotono anche nella nostra vita quotidiana». E ancora: «Oggi non solo hai risposte a semplici domande in un batter di ciglio, ma hai addirittura delle rielaborazioni complete dello scibile umano su ogni argomento grazie all’Intelligenza Artificiale». Uno strumento potente ma ambivalente, perché «può essere usata per far tutto quindi anche del male e avrà bisogno di sempre più energia per funzionare».
Critico il passaggio sull’Europa: «La risposta dell’Unione Europea è con regole, burocrazia, con prese di posizione poco chiare, rigidità nei bilanci, ma poi poca forza contrattuale». Da qui il richiamo finale ai valori: «Questo sistema oggi è a rischio, a tutti noi nel nostro piccolo spetta salvaguardarlo, portarlo avanti, rispettarlo e farlo rispettare. Buon 25 aprile a tutti».
La complessità della Resistenza: l’analisi storica di Roseghini
Il professore Giancarlo Roseghini, intervenuto a nome dell’Anpi, ha posto l’accento sulla memoria e sulla necessità di non dimenticare: «Tocca ricordare chi c’è e chi non c’è più, dai Caduti ai partigiani e tra gli altri anche Jorge, Giorgio Bianchi, che è stato per tanti anni vicepresidente dell’Anpi». Roseghini ha anche ricordato chi ha raccontato il 25 aprile dai giornali, ossia i compianti Nazzareno Condina e i fratelli Marco e Davide Bazzani.
Il suo discorso ha insistito sulla pluralità della Resistenza: «Ogni aspetto e sensibilità che ha costituito la Resistenza ha portato con sé suo mondo ideale, Resistenza è stato processo plurale». Una complessità che si riflette anche nei contesti: «Parlare della Resistenza in montagna, in pianura o in città è diverso», così come nelle diverse anime politiche e culturali che la componevano.
Un passaggio centrale ha riguardato il rischio di semplificazione: «Spesso questa ricchezza viene disconosciuta, dicendo che 25 aprile è sottoposto a strumento della propaganda che semplificano e rimuovono, quindi falsificano. Ma la verità è che la Resistenza non fu un fenomeno monolitico, avendo diverse anime guidate tutte dall’antifascismo». Da qui il richiamo a una lettura più consapevole e storicamente fondata.
Roseghini ha poi citato una figura significativa del mondo cattolico: «Don Primo Mazzolari risponde: “Si può morire per qualunque causa ma non per tutte le cause vale la pena morire: ci rifiutiamo di porre sullo stesso piano la Resistenza AL Fascismo e la Resistenza DEL Fascismo”». Un passaggio che sottolinea la dimensione morale della scelta resistenziale.
Infine, il richiamo all’eredità politica e civile: «Come spiegavano i partigiani, abbiamo combattuto per noi, per quelli che erano nascosti, ma abbiamo combattuto anche per gli altri». E ancora, nel confronto con il dopoguerra la citazione di Foà rispondendo a un senatore del MSI: «Abbiamo vinto e tu sei senatore. Se aveste vinto voi, io sarei in galera». Da qui la conclusione: «Scegliendo tutti i giorni di essere fedeli alla Costituzione e di impegnarci per pensare e non banalizzare una storia che non merita questa fine, diciamo viva il 25 aprile, viva la Repubblica, viva la Resistenza».
I giovani e il significato attuale della Liberazione
A portare la voce delle nuove generazioni è stata Giulia Roberta Gherca, che ha aperto il suo intervento con una domanda diretta: «Cosa significa davvero per noi il 25 aprile?». Una riflessione che si è sviluppata tra esperienza personale e valori condivisi: «Io sono nata qui, in Italia, ma la mia famiglia viene dalla Romania. Sono cresciuta tra due radici, due storie».
Da qui la ricerca di un significato più profondo dell’identità: «Essere italiani è condividere dei valori, i valori della nostra Costituzione. La libertà, l’uguaglianza, il rispetto, l’accoglienza, il lavoro e la pace». Un concetto reso concreto dall’esperienza familiare: «Lo vedo ogni giorno i miei genitori. Hanno lasciato il loro paese per costruire qui una vita nuova».
Particolarmente significativo il passaggio sulla pace: «Noi giovani non abbiamo vissuto la guerra, e forse proprio per questo rischiamo di dare la pace per scontata». Un monito che si lega ai principi costituzionali: «La nostra Costituzione dice una cosa molto forte, che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli».
Nel finale, l’invito alla responsabilità: «Per questo oggi non voglio solo ricordare, voglio capire, e voglio chiedermi e chiedervi, noi oggi, da che parte stiamo?». Perché, come ha sottolineato, «il 25 aprile non è solo memoria, è una scelta». Una scelta che «facciamo ogni giorno anche nei piccoli gesti, nel rispetto degli altri e nelle parole che usiamo».