Le sculture di Ligabue a Villa Mina: "Primo passo di una nuova vita"
Una promessa mantenuta: già lo scorso autunno era stata lanciata l’idea di trasformare Villa Mina della Scala, a Casteldidone, in un luogo dedicato alla celebrazione di Antonio Ligabue, uno degli artisti più importanti della Bassa Reggiana e dell’intero Nord Italia
Una promessa mantenuta: già lo scorso autunno era stata lanciata l’idea di trasformare Villa Mina della Scala, a Casteldidone, in un luogo dedicato alla celebrazione di Antonio Ligabue, uno degli artisti più importanti della Bassa Reggiana e dell’intero Nord Italia.
“Abbiamo portato al museo – spiega Claudia Fragni del Museo Ligabue – una selezione di punte secche, o incisioni, appartenenti a diversi periodi della produzione artistica di Ligabue. Si distinguono tre fasi principali: nelle prime opere la firma appare al contrario, perché l’artista incideva direttamente con un chiodo da muratore e, una volta stampata in tipografia, la firma risultava invertita, senza che lui ne fosse consapevole. Nel secondo periodo la firma compare invece correttamente sotto l’opera, mentre nel terzo troviamo lastre recuperate dopo la sua morte o realizzate quando, a causa della paresi, non riusciva più a firmare”.
Grande attenzione anche alle sculture esposte. “Questi bronzi – prosegue Fragni – sono fusioni realizzate partendo dalle originali opere in argilla, per preservarle nel tempo. Ligabue, infatti, non sapeva che l’argilla avrebbe dovuto essere cotta e molte opere rischiavano quindi di sgretolarsi. Sono stati creati bronzi molto rappresentativi della sua produzione, soprattutto dedicati agli animali, soggetti che lui amava profondamente”.
“Aperarte”, il nome scelto per questa mostra-evento durata poche ore, rappresenta però soltanto l’inizio di un percorso culturale più ampio e continuativo. Nei prossimi mesi Villa Mina della Scala ospiterà infatti mostre personali e collettive, con l’obiettivo di dare nuova vita al castello attraverso incontri, esperienze e contaminazioni artistiche.
“È un aperitivo in compagnia di Antonio Ligabue – spiega il critico d’arte Marco Cagnolati – simbolo indiscusso della Bassa Reggiana. Come accade per tutti i grandi artisti, anche Ligabue è stato molto imitato e purtroppo esistono numerosi falsi. Sarà proprio questo uno dei temi che approfondirò durante la presentazione ufficiale”.