Scarto minimo, dovremo farci l’abitudine? Gli ultimi casi lo suggeriscono
Tre degli ultimi quattro casi sono maturati al ballottaggio; l’eccezione è Casalmaggiore 2024, dove il sistema prevedeva solo il primo turno ma il margine finale è stato comunque ridottissimo
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Le elezioni comunali vengono spesso raccontate come il terreno della vicinanza ai cittadini, delle liste civiche, dei candidati conosciuti personalmente. Eppure, soprattutto nei comuni medio-grandi, negli ultimi anni emerge un’altra tendenza: una polarizzazione sempre più marcata tra centrodestra e centrosinistra, con risultati che si giocano sul filo di lana.
Gli esempi più recenti del territorio cremonese e dell’Oglio Po sono eloquenti. In quattro casi diversi, il margine finale è stato di poche decine o poche centinaia di voti, nonostante si trattasse di competizioni ad alta partecipazione (compatibilmente col calo di affluenza) e spesso arrivate fino al ballottaggio.
Scarti minimi, comuni medio-grandi

Tre di questi quattro casi sono maturati al ballottaggio; l’eccezione è Casalmaggiore 2024, dove il sistema prevedeva solo il primo turno ma il margine finale è stato comunque ridottissimo.
La polarizzazione arriva anche nei comuni
Il dato politico più interessante non è soltanto la ristrettezza dello scarto, ma il fatto che questi esiti si inseriscono in stagioni amministrative ormai riconoscibili.
- Cremona appare come un capoluogo nel quale il centrosinistra mantiene una capacità competitiva e di governo, pur dovendo difendere margini sempre più risicati.
- Casalmaggiore si è consolidata come roccaforte del centrodestra attorno alla figura di Filippo Bongiovanni, vincitore per tre volte di fila di cui una sola (nel 2019) in modo netto.
- Viadana presenta una continuità amministrativa nell’area di centrodestra: prima il compianto Giovanni Cavatorta, poi Nicola Cavatorta.
Tuttavia Il caso viadanese merita una nota a parte: il confronto non era un classico centrodestra contro centrosinistra, ma un derby interno al centrodestra. Eppure il risultato finale è stato comunque di soli 80 voti. Questo suggerisce che il fenomeno non dipende esclusivamente dall’alternanza tra blocchi ideologici; dipende anche dalla frammentazione interna, dalla personalizzazione delle candidature e dalla capacità di mobilitare elettori che si distribuiscono in modo quasi perfettamente simmetrico.
Perché i margini si assottigliano
Le cause possono essere diverse e non tutte riconducibili alla politica nazionale, ma alcuni fattori ricorrono: polarizzazione dei blocchi politici se l’elettorato tende a distribuirsi in due aree quasi equivalenti, riducendo lo spazio per vittorie larghe; personalizzazione delle amministrative: il peso del candidato conta molto, ma spesso non basta a rompere gli equilibri tra schieramenti; mobilitazione selettiva: poche decine di voti possono dipendere dall’affluenza in alcuni quartieri, frazioni o segmenti sociali; frammentazione interna ai campi politici: come mostra Viadana, anche competizioni dentro la stessa area possono produrre risultati quasi perfettamente divisi.
Il peso delle percentuali
Gli scarti assoluti (46, 51, 80, 192 voti) non sono direttamente comparabili senza il numero totale dei votanti. In un comune più grande, 192 voti rappresentano una quota percentuale inferiore rispetto a 80 voti in un comune più piccolo. In tutti e quattro i casi sopra riportati solo a Viadana lo scarto ha superato (di poco) il singolo punto percentuale.
Una nuova normalità?
Il punto forse più rilevante è che questi episodi non sembrano più eccezioni isolate. Se si osservano insieme Cremona 2024, Casalmaggiore 2014 e 2024, Viadana 2026, emerge una costante: territori con orientamenti amministrativi relativamente stabili, ma con vittorie sempre più spesso ristrette.
In altre parole, il centrodestra può consolidarsi in alcune realtà e il centrosinistra in altre, ma ciò non si traduce più automaticamente in margini larghi. La stabilità del colore politico convive con una crescente contendibilità elettorale.
Per questo motivo potremmo doverci abituare a una stagione di amministrative decise da poche schede: non un’eccezione statistica, ma il prodotto di un elettorato sempre più diviso in due metà quasi equivalenti, nel quale ogni decina di voti può cambiare il sindaco.
Più che comuni blindati, emergono comuni stabilmente contendibili: Cremona resta competitiva per il centrosinistra, Casalmaggiore e Viadana mostrano una continuità di centrodestra, ma in tutti i casi il margine è sottile. La vera costante non è soltanto il colore politico del vincitore: è la distanza sempre più minima tra vincitore e sconfitto.