Coldiretti: secondi raccolti a rischio, “costretti a scegliere se irrigare mais o prati”
Per ora, almeno, a non gettare nella disperazione più nera sono i livelli del Po e anche quelli dell’Oglio: “Sono bassi, ma almeno sono stabili”, comunica Gorni
Il weekend da bollino rosso mette in allarme le campagne mantovane, con l’incognita sui secondi raccolti, ma anche sulla crescita di medicai e prati stabili. Le temperature elevate favoriscono l’evaporazione e le disponibilità idriche, che ad oggi non mancano, potrebbero però in assenza di precipitazioni calare drasticamente nell’arco di 4-5 giorni e compromettere alcune aree della provincia. A lanciare l’allarme è Coldiretti Mantova, che sta monitorando attentamente insieme ai Consorzi di bonifica i livelli idrici e rilancia con forza la necessità di adottare il Piano Invasi, presentato a livello nazionale da Anbi e Coldiretti con 277 progetti per 7,3 miliardi di euro, che consentirebbe l’accumulo di due miliardi di metri cubi d’acqua, oltre alla produzione di energia idroelettrica e un abbattimento delle emissioni. Acqua per l’agricoltura, ma anche per incentivare la transizione energetica e per rispondere tempestivamente in caso di incendi, altra emergenza del periodo estivo.
“La scorsa notte è piovuto in montagna, in serata e questa notte sono previste precipitazioni anche da noi, speriamo senza danni – commenta Fabio Perini, vicepresidente del Consorzio Territori del Mincio -. Per quanto concerne il Lago di Garda siamo ancora tranquilli, nell’area servita dal fiume Oglio, invece, siamo in allerta. In caso di pioggia, possiamo avere un orizzonte di disponibilità idrica per i prossimi 4-5 giorni, una settimana”.
A Perini fa eco Primo Cortelazzi, presidente di Coldiretti Marcaria. “Si stanno tenendo i livelli con fatica – afferma -. La vista dell’Oglio dal ponte di Gazzuolo è desolante: è rimasta solo una striscia d’acqua”. A farne le spese, in particolare, i secondi raccolti. “Personalmente ho rinunciato a trapiantare pomodori lo scorso maggio e nelle ultime settimane ho deciso di non avventurarmi nei secondi raccolti – prosegue Cortelazzi -. Chi invece ha seminato oggi sta attraversando una situazione molto critica, piena di incognite e incertezze per il rischio di non poter disporre di acqua”.
A sentire gli agricoltori, sono molti quelli che hanno rinunciato quest’anno a seminare una seconda coltura, che in un frangente di costi di produzione in salita avrebbe avuto la funzione di ammortizzare le spese e, per il comparto zootecnico, avrebbe consentito di migliorare il fabbisogno per le razioni alimentari.
“Molte aziende hanno scelto di non seminare, troppe incognite – conferma Giovanni Gorni, vicepresidente del Consorzio di bonifica Navarolo -. La proiezione, se nulla cambia e non vengono in soccorso piogge e rimpinguare le riserve idriche, è di avere una disponibilità di acqua per i prossimi 20 giorni, un mese. Troppo poco per le seconde semine, che necessitano di essere irrigate almeno fino a metà agosto. Se non dovesse migliorare lo scenario, difficilmente saremo in grado di soddisfare richieste per così lungo tempo”.
Per ora, almeno, a non gettare nella disperazione più nera sono i livelli del Po e anche quelli dell’Oglio: “Sono bassi, ma almeno sono stabili”, comunica Gorni.
Latitudine diversa, medesimo livello di incertezza. Portavoce della zona è Mauro Vivaldini, presidente di Coldiretti di Castiglione delle Stiviere. “La situazione si sta facendo critica – ammette -. Nel Canale Arnò c’è acqua garantita fino al 20 luglio. Possiamo arrivare a fine mese se venissero rilasciati dalle montagne 10 milioni di metri cubi”.
Ora per i turni di irrigazione sono già entrati nella fase ‘rossa’. “Siamo costretti a scegliere se irrigare il mais in una fase cruciale della coltura o se dare acqua a prati, erbai e medicai, che sono bloccati nella loro fase di sviluppo vegetativo – lamenta Vivaldini -. Eppure, è tutta acqua che verrebbe poi filtrata dal terreno e ricondotta in falda, ma al momento siamo ridotti così: o irrighiamo il mais o i prati”. Un dilemma dove non vince nessuno. Perde l’agricoltura, fra caldo torrido e costi di produzione in costante salita, anche per l’impiego di energia elettrica destinata ad alimentare i sistemi di ventilazione e raffrescamento nelle stalle.