Torrione e ricordi: “Quel primo intervento che lo salvò dal degrado”
Il ricordo si arricchisce anche di un aneddoto curioso. I piccioni catturati durante quelle salite al Torrione venivano infatti consegnati al maestro Castagnoli, che li trasformava in tradizionali "bombe di riso" e in piccioni arrosto
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Dopo quattro anni di lavori di restauro e riqualificazione, il Torrione di Casalmaggiore torna finalmente a mostrarsi alla città, recuperando uno dei suoi simboli più rappresentativi. Un traguardo importante che riporta alla memoria anche chi, molti anni fa, contribuì a salvare l’antica struttura da un progressivo degrado, quando ancora il suo futuro appariva tutt’altro che scontato.
Tra questi c’è Arcangelo Pirovano, che ricorda quello che definisce il primo intervento di messa in sicurezza del Torrione, reso possibile grazie ai finanziamenti ottenuti dal Museo Civico Archeologico attraverso un contributo della Regione Lombardia.
«Fu restaurato il tetto, che faceva acqua da tutte le parti», racconta Pirovano. «Me ne accorsi perché salivo fino all’ultimo piano per catturare i piccioni. Ci arrivavo utilizzando una scala costruita da Ghezzi, Pinardi e Manara. Se non fossi salito fin lassù, probabilmente nessuno si sarebbe accorto delle condizioni in cui versava la copertura e il tetto sarebbe potuto crollare».
L’intervento fu eseguito dall’impresa Lini durante il mandato del sindaco Antonio Gardani. All’epoca Pirovano ricopriva il ruolo di segretario del Museo Civico Archeologico ed era anche tra i soci fondatori, insieme a Giovanni Sartori e Brunivo Buttarelli, del Centro Casalasco di Studi Paletnologici, realtà che ha avuto un ruolo fondamentale nella valorizzazione del patrimonio storico e archeologico del territorio.
Pirovano ricorda anche le tante persone che animavano il Centro Casalasco di Studi Paletnologici: dalla professoressa Ornella Anversa al fotografo Luciano Ferrari, passando per l’architetto Zani e Luisella Fugazza, moglie di Brunivo Buttarelli. Un gruppo di studiosi, volontari e appassionati che contribuì, ciascuno con le proprie competenze, alla tutela della memoria storica locale.
Il ricordo si arricchisce anche di un aneddoto curioso. I piccioni catturati durante quelle salite al Torrione venivano infatti consegnati al maestro Castagnoli, che li trasformava in tradizionali “bombe di riso” e in piccioni arrosto. Un episodio che oggi strappa un sorriso, ma che testimonia come proprio quelle frequenti visite alla sommità dell’edificio permisero di individuare tempestivamente le gravi infiltrazioni del tetto, dando il via a quello che può essere considerato il primo concreto intervento di salvaguardia del monumento.
Oggi, con il completamento del lungo restauro durato quattro anni, il Torrione apre una nuova pagina della sua storia. Ma il recupero odierno affonda le proprie radici anche nell’impegno e nell’attenzione di chi, decenni fa, seppe cogliere i primi segnali di degrado e si adoperò – con risorse ovviamente ridotte rispetto a quelle giunte nel 2016 – perché uno dei simboli di Casalmaggiore non andasse perduto.