Cordani, Padova, Bertolini: con una maxi donazione il Museo Diotti diventa più completo
Queste le opere di Sereno Cordani pervenute in dono e che consentono di arricchire il nucleo dell’artista cremonese già presente presso il Museo Diotti con nuove testimonianza particolarmente significative sia per il loro legame con il fiume Po
La Giunta Comunale di Casalmaggiore ha recentemente recepito una donazione della prof.ssa Tiziana Cordani, a cui va il sincero ringraziamento da parte dell’Amministrazione e del Museo Diotti.
Tiziana Cordani, storica e critica d’arte, organizzatrice di mostre e dal 2006 al 2024 Conservatore per i Beni artistici e la Collezione degli Artisti Cremonesi del Novecento della Fondazione Città di Cremona, autrice – con Fabrizio Lonardi – del volume Schizzi cremonesi. L’arte e gli artisti a Cremona nella seconda metà del Novecento. Un dialogo per non dimenticare e profonda conoscitrice dell’arte cremonese del Novecento dal Dopoguerra agli anni Duemila, ha inteso la donazione in due blocchi, una di opere del padre, Sereno Cordani (Pozzaglio, 1919 – Cremona, 1985) e una in memoria di due artisti da lei conosciuti e studiati, quali Goliardo Padova (Casalmaggiore,1909 – Parma, 1979) – di cui il Museo possiede già un fondo significativo – e Angelo Bertolini (Pozzo Baronzio, 1940 – Cremona, 2024), autore finora non rappresentato nelle collezioni del Museo.
Queste le opere di Sereno Cordani pervenute in dono e che consentono di arricchire il nucleo dell’artista cremonese già presente presso il Museo Diotti con nuove testimonianza particolarmente significative sia per il loro legame con il fiume Po, sia perché documentano diverse tecniche praticate dall’artista (un grande disegno a china esposto a Rovigo nella grande mostra del 1952 dedicata all’alluvione del Po; un mosaico polimaterico raffigurante il Grande Fiume in un’insolita visione prospettica costruita dall’alto e realizzata usufruendo anche di ciottoli del Po assemblati ad arte e raccolti in situ; una barca a fondo piatto con tre figure stilizzate di rematori in ceramica – oltre ad un autoritratto ironico):
- Sereno Cordani, Alluvione, la barca degli sfollati [La barca dei fuggiaschi], 1956, china nera su carta, cm 70×100
- Sereno Cordani, Ricordo di una figura sul greto/Paesaggio del Po, 1965, mosaico polimaterico, cm 70×100
- Sereno Cordani, Barca con rematori, s.d., terracotta invetriata composta da tre parti, cm 22×85
- Sereno Cordani, Autoritratto con cappello, fine anni 40 (?), olio su tavola, cm 33×30
Ad esse si aggiungono
- Goliardo Padova, Notturno sul Po a Casalmaggiore/Paesaggio dall’isola, s.d., olio su tela, cm 60×80
- Angelo Bertolini, Attraverso il segno del tempo. Offerta/ La donna dei campi n.3, 1997, pastello, grafite e inchiostro su carta e legno, cm 100×80
È la stessa prof.ssa Cordani a illustrarci le ragioni della sua donazione al Museo Diotti di Casalmaggiore:
«Ogni azione ha uno scopo, più o meno palese: nel caso di questa donazione ho inteso, da una parte, ricordare con un atto di stima due autori per i quali ho scritto molto nell’ambito territoriale d’origine, ovvero i casalaschi Angelo Bertolini e Goliardo Padova e, dall’altra, il cremonese Sereno Cordani, la cui presenza è imprescindibile in ogni mia scelta, trattandosi di mio padre. Ragioni perfettamente logiche e chiare, tuttavia non sufficienti alla comprensione completa del mio gesto, dovuto anche al mio personale modo di interpretare l’azione critica nei confronti delle opere d’arte e dei loro autori».
Tiziana Cordani precisa di aver sempre ritenuto che il suo compito «fosse il dare testimonianza, il rendere la lettura critica – e conseguentemente la scrittura – un elemento basilare del vivere la società e che costituisse un dovere verso coloro che, facendo parte della mia esistenza e della mia stessa essenza, entrano per diritto in un processo memoriale e storico di quella fetta di mondo e di cultura cui anche io appartengo».
«Ora che l’età avanza veloce, ancor più avverto l’urgenza di illuminare le microstorie di cui è intessuta la storia maggiore e la tradizione dei luoghi di appartenenza, grazie a tutte quelle presenze eccellenti che altrimenti andrebbero perdute e misconosciute. Sono quindi particolarmente grata alla comunità casalasca di aver accettato la mia proposta di donazione, perché questo consente di arricchire con una nuova pagina inedita il già ricco patrimonio che la città natale conserva del pittore Goliardo Padova e di testimoniare l’affascinante arte di Angelo Bertolini, noto pittore di Torre de’ Picenardi».
La scelta della donazione di alcune opere di Sereno Cordani è maturata in modo fortuito, a detta della stessa Cordani, quando il prof. Rosa le chiese di autenticare un dipinto di suo padre facente parte del lascito Fiameni e apparentemente privo di identificazione:
«Avendo rinvenuto data e firma dell’artista, il piacere – vedendolo parte della collezione casalasca – mi spinse subito a prospettare un seguito che ne rappresentasse ulteriormente il percorso artistico».
C’è poi il «legame profondo e totale con la cultura del territorio da parte di questi artisti legati da amicizia – Padova e Cordani – o almeno da conoscenza, nel caso del più giovane Bertolini, i quali, in tempi e modi diversi, traggono sostanza e ispirazione, spirito e forza dalla terra dei padri e, nella modulazione dei diversi linguaggi, salvano l’essenza della cultura nativa.
La natura di questa nostra terra cremonese e casalasca è succo e polpa delle tematiche di Padova (i nidi, il fiume Po, le rive cespugliose, le lanche, le nevicate e le brume…) e così pure lo è di Bertolini, in una virgiliana cadenza di accenti elegiaci e lirici avvolti di malinconiche atmosfere e di sottili e sottesi elementi simbolici. Stupisce invece che trovi spazio in una ricerca complessa come quella iniziata da Cordani a fine anni Cinquanta, dove pure si riscontra un profondo legame con alcuni aspetti naturalistici: le ruvide rive del Po, i suoi orizzonti ampi e solitari, i suoi meditativi silenzi che aprono lo spirito ad incontri di uomini, di bestie e di cose in un’atmosfera quasi epica e memoriale».
Tiziana Cordani illustra i connotati specifici della pittura dei tre artisti, con riferimento alle opere oggetto della donazione al Museo Diotti:
«La lingua aspra, dolente, intrisa di rabbia e di abbandono che denota l’acuta sofferenza della perdita e del ricordo che nutre le immagini di Padova», ben diversa dalle «pagine naturalistiche di Bertolini in cui si stempera il sentimento di appartenenza con la sottile malinconia dello smarrimento temporale, sin quasi a trasformare la realtà in un vagheggiamento lirico e sognante». E ancor maggiormente si distacca Cordani, «che si nutre di altre presenze – di uomini e di cose – rivolte ad una socialità rurale intrisa di dramma e fatica, di morte e di pericolo, talvolta annidati nella falsa quiete della campagna, talora capaci di espandersi sino all’incerto orizzonte della golena con la stessa forza selvaggia delle acque del grande fiume. Tre autori e tre poetiche, tre mondi e tre racconti che nella contemporaneità del loro tempo annunciano un futuro che è il nostro inquieto presente e ci lambiscono come le fuggevoli acque di questo nostro mirabile e periglioso fiume».
«Tre presenze così potevano essere ignorate?», si chiede Tiziana Cordani, ritenendo che fosse «miglior cosa provarle a proporle a noi ultimi figli del secolo breve che ormai si dissolve in tempi nuovi, con affetto e tristezza, ma anche con sofferta speranza.
Il linguaggio di ognuno di loro segnala una tensione genuina alla ricerca di modalità espressive originali e segnatamente legate a vicende e personalità forti, decise a scavare nella tradizione nello sforzo costante di rinnovarla, superarla e renderla reale e veritiera espressione di sé in una contemporaneità dinamica sempre più problematica e inquieta.
La matericità accentuatasi nel tempo della pittura di Padova, che ne sottolinea la deformazione angosciosa dell’immagine, ben si coniuga, in contraltare, alla ricerca costante e ingegnosa di Cordani che si invera in un linguaggio terso e curiosamente ricercato, ma profondamente e drammaticamente teso alla riflessione e all’indagine. Così pure la lancinante e sottile forma onirica di Bertolini completa la triade di un tormento umano e intellettuale che pare disvelarsi man mano che si procede ad una lettura simbolica. I materiali e la stesura accolgono e accompagnano i tre percorsi artistici guidandone la comprensione e l’approfondimento, scorrendo come l’acqua del Po lungo la terra dell’anima e della storia».