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La storia della scuola di Voltido rivive online col lavoro del sindaco Borghetti

Tra la documentazione selezionata trovano spazio gli atti relativi alla costruzione dei nuovi edifici scolastici di Colombarolo, Voltido e Recorfano negli anni Novanta dell'Ottocento, gli atti di nomina delle maestre, il carteggio tra Prefettura e Sottoprefettura, i rapporti annuali delle classi

In foto il comune di Voltido
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Un patrimonio di documenti che racconta l’evoluzione della scuola, ma anche quella dell’intera comunità di Voltido. È il risultato di un lungo lavoro di ricerca che ha portato alla pubblicazione sul sito istituzionale del Comune del progetto “La scuola a Voltido dal 1860 al 1945”, una raccolta di materiali storici che permette di ripercorrere quasi un secolo di istruzione e di vita quotidiana.

Tra la documentazione selezionata trovano spazio gli atti relativi alla costruzione dei nuovi edifici scolastici di Colombarolo, Voltido e Recorfano negli anni Novanta dell’Ottocento, gli atti di nomina delle maestre – competenza allora affidata direttamente al Comune –, il carteggio tra Prefettura e Sottoprefettura, i rapporti annuali delle classi, gli scrutini, i registri delle iscrizioni, i diari scolastici e gli elaborati degli esami del 1945. Completano il lavoro l’orazione funebre dedicata ad Adele Cadoria, morta a soli tredici anni nel 1900, il progetto del campo sportivo e della palestra del 1928, pagelle degli anni Trenta e Quaranta appartenute alle famiglie Marchini e Cadoria, fotografie della vita sociale dal 1930 al 2000 e i documenti relativi alla chiusura della scuola di Voltido nel 1989.

I documenti restituiscono uno spaccato fedele della realtà dell’epoca. Fino agli anni Quaranta le pagelle riportano frequentemente numerose assenze e bocciature: una conseguenza diretta della povertà diffusa, che costringeva molti bambini ad aiutare le famiglie nei lavori agricoli e nelle stalle. Le giornate iniziavano nel cuore della notte per accudire il bestiame, trasportare il letame, preparare il foraggio e mungere a mano, spesso alla luce di lanterne o candele. Solo dopo queste fatiche i ragazzi raggiungevano i banchi di scuola.

A testimonianza di quella realtà emerge anche un ricordo personale: negli anni Venti la maestra Valentina Pennazzi prendeva bonariamente in giro un alunno che continuava a sbadigliare durante le lezioni. Il motivo era semplice: prima di andare a scuola aveva già trascorso diverse ore al lavoro nella stalla accanto al padre.

La ricerca è stata realizzata grazie al contributo della professoressa Giuliana Ferrazzi e di Luana Capelletti Griffini. Fondamentale anche la collaborazione di Marco Marini per il lavoro d’archivio, della dottoressa Mara Viola per l’informatizzazione del materiale e di Marco Busseti per la revisione finale. A tutti loro il Comune rivolge un sentito ringraziamento per aver reso possibile la valorizzazione di una parte fondamentale della memoria collettiva.

Dall’analisi dei documenti emerge non soltanto l’organizzazione della scuola, ma anche il contesto storico e sociale in cui operava: gli anni delle due guerre mondiali, il fascismo, le guerre coloniali, il conflitto civile spagnolo e le leggi razziali. Un periodo difficile durante il quale l’alfabetizzazione rappresentò uno strumento decisivo di crescita civile, non solo per i bambini ma anche per gli adulti.

Un passaggio significativo della storia locale è rappresentato dalla chiusura della scuola di Voltido nel 1989. Un evento vissuto con amarezza, anche perché segnava il declino demografico del paese, passato dai circa 1.280 abitanti del secondo dopoguerra agli 800 della fine degli anni Sessanta, fino agli attuali poco più di 300 residenti. Al tempo stesso, però, quella scelta favorì una maggiore integrazione dei ragazzi con i coetanei dei comuni vicini.

La riflessione si allarga quindi al presente: oggi, nell’epoca dei social network, il tradizionale campanilismo lascia spazio a una società sempre più aperta, nella quale i confini sono meno marcati e il paese diventa parte di una comunità più ampia. Emblematica, in questo senso, una vicenda ricordata dagli autori della ricerca: un padre, contrariato dalla decisione del figlio emigrato in Danimarca di sposare una ragazza danese, gli scrisse il proverbio “Moglie e buoi dei paesi tuoi”. La risposta del figlio fu altrettanto significativa: “Tutto il mondo è paese”. Una frase che convinse il genitore ad accettare serenamente quella scelta.

Il messaggio finale guarda al futuro e al ruolo della scuola, chiamata ancora oggi a educare ai valori del rispetto, della solidarietà, della convivenza civile e della pace. Un percorso che trova il proprio riferimento nella Costituzione italiana, entrata in vigore il 1° gennaio 1948, i cui principi continuano a rappresentare la base della formazione delle nuove generazioni.

L’intera raccolta documentaria è consultabile sul sito istituzionale del Comune di Voltido e si affianca agli altri lavori storici già pubblicati, dedicati alla Prima guerra mondiale, alla Seconda guerra mondiale e alla Liberazione, alle elezioni del 1946, al film Novecento girato a Voltido, al registro dell’ostetrica comunale e ad altri importanti capitoli della memoria locale.

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