Il Palio di Isola Dovarese torna dall’11 al 13 settembre
La 59ª edizione chiude la trilogia del viaggio con “Là ’ve fiorisce ’l Ciel — De hominis itinere”
Dall’11 al 13 settembre torna il Palio di Isola Dovarese, giunto alla sua 59ª edizione, uno degli appuntamenti più significativi della rievocazione storica lombarda. Nel cuore della grande piazza gonzaghesca, il borgo tornerà a trasformarsi in un luogo sospeso tra storia, teatro e comunità, riportando in scena l’immaginario del Quattrocento lombardo.
Il Palio non è soltanto una festa, né una semplice ricostruzione in costume: è un progetto culturale che ogni anno intreccia spettacolo, ricerca, memoria e partecipazione collettiva. Alla base della manifestazione c’è un lavoro costante di studio delle fonti: documenti d’archivio, testi teatrali, cronache, iconografie, tradizioni rituali, musiche, danze, abiti, simboli e forme della festa rinascimentale. Ogni scelta scenica nasce dal dialogo tra la ricerca storica e la necessità di restituire al pubblico un’esperienza viva, capace di parlare al presente senza tradire la profondità del passato. La nuova edizione porta il titolo “Là ’ve fiorisce ’l Ciel — De hominis itinere” e rappresenta il compimento di un percorso triennale ideato da Emanuele Tira, direttore artistico del Palio. Con questa 59ª edizione giunge infatti a conclusione la trilogia dedicata al tema del viaggio, sviluppata come un cammino in tre tappe: dal mito antico alla spiritualità medievale, fino alla soglia luminosa tra umano e divino.
Il primo capitolo è stato dedicato all’Odissea, il grande viaggio per eccellenza: il ritorno, la prova, il mare, la nostalgia, il desiderio di casa e di conoscenza. Con Ulisse, il Palio ha aperto una riflessione sul viaggio come avventura dell’intelligenza e della resistenza umana, come attraversamento dell’ignoto e ricerca di sé. Il secondo capitolo ha proseguito questo percorso con “Navigatio Insulensis – Il viaggio di San Brendano verso l’Isola”, trasformando la piazza in mare simbolico e spirituale. Qui il viaggio non era più soltanto eroico, ma diventava pellegrinaggio, visione, ricerca del sacro: un andare verso l’isola come luogo dell’attesa, della promessa e della rivelazione.
La 59ª edizione approda ora a “Là ’ve fiorisce ’l Ciel — De hominis itinere”, chiudendo idealmente la trilogia con due figure e due racconti che guardano al cielo: la Danae di Baldassarre Taccone, con la sua metamorfosi luminosa e scenica, e la vita di San Francesco, viaggio interiore di spogliazione, povertà, fraternità e rinascita. Attraverso questi tre anni, il viaggio non è stato soltanto un tema narrativo, ma una vera chiave poetica e culturale. Dall’eroe che torna, al santo che naviga verso l’invisibile, fino all’uomo che si trasforma e si apre al cielo, il Palio ha costruito un percorso che interroga il rapporto tra storia, mito, fede, comunità e rappresentazione.
LA DANAE DI BALDASSARRE TACCONE E L’OMBRA LUMINOSA DI LEONARDO
Tra i momenti centrali della 59ª edizione ci sarà la messa in scena della Danae di Baldassarre Taccone, testo legato alla Milano di Ludovico il Moro e al teatro di corte del Quattrocento. La Comedia di Danae fu rappresentata il 31 gennaio 1496 presso la dimora di Giovan Francesco Sanseverino, conte di Caiazzo, in un contesto pienamente legato alla corte sforzesca. Le fonti collegano inoltre l’allestimento all’intervento di Leonardo da Vinci, ricostruibile attraverso disegni e appunti scenici conservati tra il Metropolitan Museum of Art di New York e il Codice Atlantico. Portare oggi la Danae nella piazza di Isola Dovarese significa aprire il Palio a una delle forme più affascinanti del teatro cortigiano rinascimentale: un teatro in cui parola, mito, musica, apparato scenico e meraviglia visiva concorrevano a creare un’esperienza totale. Taccone riprende il mito antico di Danae, figlia di Acrisio, rinchiusa in una torre per sfuggire a un destino annunciato dall’oracolo: il figlio nato da lei avrebbe causato la morte del nonno. Giove, innamorato della giovane, discende però sotto forma di pioggia d’oro, generando Perseo. L’interesse della versione quattrocentesca sta nella sua trasformazione luminosa: là dove la tradizione conserva un nucleo tragico, il teatro di corte cerca la meraviglia, la metamorfosi, l’ascesa.
Nella rappresentazione del Palio, la Danae diventa dunque racconto di prigionia e liberazione, di terra e cielo, di corpo e stella. La torre, la pioggia d’oro, la presenza degli dei, l’ascesa finale della protagonista: ogni elemento viene tradotto in immagine, luce, movimento e architettura scenica. La ripresa parziale delle scenografie leonardesche non intende essere una copia archeologica, ma un dialogo vivo con quella cultura visiva che, alla corte sforzesca, fece dello spettacolo un luogo di sperimentazione artistica.
SAN FRANCESCO E LA SACRA RAPPRESENTAZIONE
La domenica sera il viaggio troverà il suo approdo nella Sacra Rappresentazione dedicata a San Francesco d’Assisi. La scelta si inserisce nella grande tradizione della sacra rappresentazione fiorentina, quella forma teatrale che, tra Medioevo e Rinascimento, trasformò il racconto religioso in esperienza collettiva, facendo uscire le storie dei santi, della Bibbia e del Vangelo dalla sola dimensione del testo per restituirle al corpo vivo della scena.
In questo percorso, il riferimento ad Antonia Pulci assume un valore particolarmente significativo. Autrice fiorentina del Quattrocento, ricordata tra le voci che contribuirono allo sviluppo della sacra rappresentazione, Pulci compose opere dedicate a figure sacre e vite di santi; tra quelle giunte con il suo nome compare anche un San Francesco. La sua presenza apre una prospettiva preziosa: non soltanto quella di una tradizione teatrale religiosa, ma anche quella di una voce femminile capace di intervenire, con scrittura poetica e sensibilità spirituale, dentro un genere spesso raccontato
attraverso figure maschili.
San Francesco non viene raccontato come figura immobile o distante, ma come uomo in cammino: giovane inquieto, creatura fragile, corpo che attraversa la crisi, la rinuncia, la povertà, la fraternità con il creato. La sua vita diventa materia teatrale perché è già, in sé, un movimento continuo: dalla ricchezza alla spogliazione, dalla guerra alla pace, dal rumore del mondo al silenzio dell’ascolto. Raccontare Francesco oggi, nel cuore della piazza, significa interrogare il senso stesso del fare teatro dentro una rievocazione storica. Significa ricordare che il Medioevo non è soltanto un’epoca
da ricostruire, ma un immaginario da attraversare; un luogo in cui le grandi domande dell’uomo — sulla povertà, sulla libertà, sulla natura, sulla fede, sulla pace — tornano a farsi visibili.
IL PROGRAMMA
La manifestazione si aprirà venerdì 11 settembre alle ore 19.30 con l’apertura delle taverne e dei mercati. Alle 20.30 si terrà la benedizione dei gonfaloni e delle contrade sul sagrato della chiesa; alle 21.00 lo scambio delle chiavi e la presentazione delle quattro contrade nella piazza centrale. Alle 21.30 il viaggio avrà inizio tra fuoco e meraviglia, con uno spettacolo di fiamme, luci e movimento capace di aprire simbolicamente le porte all’avventura.
Sabato 12 settembre, dalle ore 19.00, riapriranno taverne e mercati. Alle 21.00 prenderà vita il grande spettacolo nella piazza centrale, dedicato alla storia di Danae. Tra danze, musiche, fuoco e visioni meravigliose, il racconto seguirà il cammino di una donna chiamata a confrontarsi con il destino, l’amore e la trasformazione: dalla pioggia d’oro di Giove fino alla glorificazione tra le
stelle.
Domenica 13 settembre, dalle ore 11.00, apertura delle taverne e dei mercati. Alle 17.00 inizierà il Palio delle Contrade di Isola Dovarese: cortei di dame e cavalieri delle quattro contrade, danze, tamburi e giochi di bandiere renderanno omaggio alla famiglia Gonzaga giunta in visita nelle terre dei Dovara. La corsa dei galli, la corsa dei trampoli e l’antico gioco del Magher decreteranno la contrada vincitrice del Palio. Alle 21.30 gli artisti saluteranno il pubblico con l’ultimo spettacolo nella piazza centrale, dedicato a San Francesco d’Assisi. Tra canti, visioni, tamburi e simboli, prenderà vita il cammino di un uomo che scelse di abbandonare ogni ricchezza per abbracciare il mondo intero come fratello. Alle 22.00 la magia dei fuochi d’artificio chiuderà ufficialmente la manifestazione. Durante le serate sarà possibile vivere il borgo tra esibizioni, buon cibo e vino speziato e fruttato nelle taverne: Taverna del Viandante, Taverna de li Sette Peccati, Taverna dell’Aquila d’Oro e Taverna de la Tinca.
LA SQUADRA ARTISTICA
La regia degli spettacoli è affidata a Gianni Micheli, con ideazione artistica di Emanuele Tira. La direzione musicale è degli Anonima Frottolisti, la ricostruzione delle danze è a cura di Simona Pasquali, i costumi sono firmati da Benedetta Bodini, le luci da Valentina Dagrada. Alla realizzazione degli spettacoli partecipano Tripudiantes Dovarensis, Sbandieratori e Musici dei Dovara, Compagnia Teatrale all’Improvvista e Comites Sagittarii. La ricostruzione storica, la musica e i costumi vedono il coinvolgimento delle quattro contrade: Contrada Le Gerre, Contrada Porta Tenca, Contrada San Giuseppe e Contrada San Bernardino.
INFORMAZIONI E BIGLIETTI
Biglietti: venerdì 10 euro, sabato 12 euro, domenica 12 euro. Ridotto 5 euro per bambini dai 7 ai 12 anni. Ingresso gratuito per bambini da 0 a 6 anni e persone con disabilità. Parcheggio gratuito e area camper. Maggiori informazioni e programma dettagliato sono disponibili sul sito ufficiale www.palioisola.it.











