Truffa del finto maresciallo, 36enne incastrata da un’impronta digitale
Pronta a depredare una famiglia, la finta appartenente all’Arma dei Carabinieri ha però commesso un errore fatale: maneggiare a mani nude la finta ricevuta
Un raggiro costruito con un copione studiato nei dettagli, ma che è stato ricostruito e, secondo quanto emerso dalle indagini, smascherato dall’attività investigativa dei Carabinieri della Stazione di Colorno. I militari hanno identificato e denunciato una donna di 36 anni, di origini campane, ritenuta, nell’ipotesi accusatoria, la presunta autrice della truffa.
I fatti risalgono ad alcuni mesi fa e sono iniziati con una telefonata all’abitazione di una donna di 55 anni, residente in provincia.
Dall’altra parte della linea, una voce maschile, dai toni perentori, si era qualificata come quella di un maresciallo dei Carabinieri di Parma. L’uomo aveva spiegato di avere urgente bisogno del numero di cellulare del marito della donna per risolvere “un problema che lo riguarda”. La 55enne, credendo di parlare con un appartenente alle forze dell’ordine, aveva quindi fornito il numero.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, quello era stato il primo passaggio del piano. L’uomo aveva quindi contattato il marito sul cellulare, invitandolo a recarsi con urgenza presso la caserma dei Carabinieri di Parma per chiarire una presunta vicenda legata alla clonazione dei suoi documenti. In questo modo, i due coniugi erano stati separati e non avevano potuto confrontarsi tra loro.
IL MARITO ALLONTANATO E LA CONSEGNA DEI GIOIELLI
Mentre il marito era diretto verso Parma, il presunto raggiro era entrato nella sua fase successiva. Il finto maresciallo aveva nuovamente contattato la donna sul telefono di casa, prospettandole una situazione ancora più grave: il marito non sarebbe stato coinvolto in una semplice irregolarità, ma sarebbe stato sospettato di rapina.
Per evitare il suo arresto, alla 55enne era stato chiesto di raccogliere tutti i gioielli e l’oro presenti nell’abitazione e di consegnarli a una presunta collega in borghese, che sarebbe passata a ritirarli.
La donna, impaurita dalla situazione, aveva raccolto i preziosi in una busta. Poco dopo, alla porta si era presentata una donna, qualificandosi come appartenente all’Arma dei Carabinieri. La 55enne aveva inizialmente manifestato alcuni dubbi, sospettando di trovarsi di fronte a una truffa. Il finto maresciallo, ancora al telefono, l’aveva però accusata di intralciare la giustizia, ribadendo il presunto pericolo corso dal marito.
Sottoposta a una forte pressione psicologica, la donna aveva infine consegnato i gioielli. Solo successivamente è emerso che il marito non si trovava in alcuna situazione di pericolo. Il suo allontanamento dall’abitazione e la richiesta di recarsi a Parma avevano costituito, secondo la ricostruzione dei Carabinieri, un diversivo finalizzato a separare i coniugi e lasciare la donna sola in casa.
L’IMPRONTA DIGITALE E LA SVOLTA NELLE INDAGINI
Avvisati dai colleghi di Parma, i Carabinieri di Colorno si erano recati immediatamente presso l’abitazione per effettuare il sopralluogo. Durante gli accertamenti, i militari avevano individuato un foglietto di carta che la donna presentatasi per il ritiro dei gioielli avrebbe maneggiato a mani nude per scrivervi alcuni presunti codici, consegnati alla vittima con la promessa di una futura restituzione dell’oro.
Da quel foglietto erano state repertate alcune impronte digitali. Parallelamente, gli investigatori avevano analizzato i tabulati telefonici e i dati relativi alle celle telefoniche, individuando la presenza di un’utenza ritenuta sospetta nella zona nell’orario in cui si sarebbe verificata la truffa.
Le successive verifiche sulle immagini degli impianti di videosorveglianza e dei varchi OCR del Comune avevano inoltre consentito di individuare un veicolo e il volto di una donna ritenuta compatibile con la descrizione fornita dalla vittima.
La svolta nelle indagini era arrivata poche settimane fa, con gli esiti degli accertamenti dattiloscopici sulle impronte repertate sul foglietto. Secondo quanto riferito dai Carabinieri, gli accertamenti avevano consentito di identificare la 36enne, già presente nella banca dati per precedenti segnalazioni. La donna era stata quindi denunciata all’Autorità giudiziaria, in quanto ritenuta, nell’ipotesi accusatoria, la presunta responsabile del reato di truffa.