Cronaca

Il colonnello Luigi Regni entra nella Commissione d’inchiesta sulla morte di David Rossi

«L’onorevole Vinci mi ha visto abbastanza interessato e informato, visto che avevo anche seguito diverse trasmissioni televisive dedicate a questo fatto», ha raccontato Regni

In foto Luigi Regni
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Un nuovo incarico di rilievo per il colonnello Luigi Regni, ufficiale dei Carabinieri oggi in congedo, conosciuto nel territorio per avere comandato per diversi anni la Compagnia di Casalmaggiore e successivamente quella di Guastalla. Regni è stato chiamato a collaborare con la Commissione parlamentare d’inchiesta che sta approfondendo le circostanze della morte di David Rossi, l’ex responsabile della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena precipitato nel 2013 dalla finestra del suo ufficio.

Regni è entrato nella Commissione come collaboratore diretto del presidente, l’onorevole Gianluca Vinci di Fratelli d’Italia. Il contatto tra i due è nato nel giugno scorso, quando Vinci ha avuto modo di conoscere l’interesse e la preparazione del colonnello sul caso, maturati anche attraverso l’attenzione riservata negli anni alla vicenda.

«L’onorevole Vinci mi ha visto abbastanza interessato e informato, visto che avevo anche seguito diverse trasmissioni televisive dedicate a questo fatto», ha raccontato Regni.

La collaborazione si è poi concretizzata con l’ingresso a Palazzo San Macuto, sede di numerose commissioni parlamentari. «Con grande stupore e debito di riconoscenza sono entrato nella Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi come collaboratore diretto del presidente», ha spiegato l’ufficiale in pensione.

Per Regni il lavoro è già cominciato: in queste settimane sta esaminando le precedenti audizioni, mentre la Commissione si prepara a nuovi appuntamenti considerati particolarmente importanti. Tra questi c’è l’audizione prevista a settembre di Nicolino Grande Aracri, detenuto in carcere e chiamato a riferire come persona informata sui fatti.

Il nome del boss calabrese è emerso in relazione a quella che viene definita la «pista mantovana». Al centro dell’attenzione c’è una valigetta che sarebbe riconducibile all’ambiente del clan Grande Aracri e nella quale sarebbe stato trovato un titolo di credito associato a un numero di telefono presente anche nel cellulare di David Rossi la sera della sua morte.

Un altro elemento destinato a essere approfondito è la testimonianza di Salvatore Cortese, già appartenente alla cosca Grande Aracri e arrestato nel 2007 a Casalmaggiore nell’ambito dell’operazione Danger. Successivamente Cortese è diventato collaboratore di giustizia e le sue dichiarazioni sono state acquisite dalla Commissione.

Proprio attraverso i suoi racconti, il filone investigativo si è spostato anche verso il territorio mantovano e, in particolare, verso Viadana. Cortese avrebbe indicato una filiale bancaria del centro cittadino come uno dei luoghi attraverso i quali esponenti della cosca avrebbero gestito disponibilità di denaro e operazioni finanziarie.

Nelle dichiarazioni rese ai commissari, il collaboratore di giustizia avrebbe descritto un sistema nel quale alcuni direttori di banca erano particolarmente disponibili nei confronti degli esponenti della criminalità organizzata, arrivando – secondo il suo racconto – a consentire ingenti prelievi di contante con procedure del tutto anomale. Il denaro sarebbe poi stato utilizzato anche per attività di riciclaggio e per sostenere gli interessi economici delle cosche nel Nord Italia.

Cortese avrebbe inoltre indicato i nomi di alcuni esponenti della famiglia Grande Aracri che avrebbero avuto rapporti con quella filiale, descrivendo Viadana come uno dei punti di riferimento finanziari della cosca.

È proprio qui che torna al centro della vicenda il numero 4099009, rinvenuto nel telefono di David Rossi. Secondo gli elementi portati all’attenzione della Commissione, quel codice potrebbe essere collegato a un libretto al portatore riconducibile a una filiale bancaria viadanese.

Il collegamento, se confermato, potrebbe aprire un nuovo capitolo nell’indagine sulla morte di Rossi, mettendo in relazione la vicenda senese con gli interessi economici della criminalità organizzata in Emilia e nel Mantovano.

La morte di David Rossi risale al 6 marzo 2013, nel periodo in cui Monte dei Paschi di Siena era al centro di una pesante crisi legata anche all’acquisizione di Banca Antonveneta. Le prime indagini avevano concluso per il suicidio, ma negli anni successivi sono emersi nuovi elementi che hanno alimentato dubbi sulla dinamica dei fatti.

Rilievi scientifici, simulazioni e successive valutazioni medico-legali hanno portato a rimettere in discussione alcuni aspetti della ricostruzione originaria. La Procura di Siena ha quindi riaperto il fascicolo ipotizzando il reato di omicidio, anche con riferimento a una possibile matrice mafiosa o finanziario-criminale.

Ora la Commissione parlamentare sta cercando di mettere in relazione i diversi tasselli. Da una parte la morte di Rossi e le vicende interne a Mps, dall’altra i rapporti della criminalità organizzata con il mondo finanziario del Nord Italia.

In questo lavoro si inserisce anche il contributo del colonnello Luigi Regni, chiamato a collaborare direttamente con il presidente della Commissione. Le prossime audizioni, a partire da quella di Grande Aracri, potrebbero fornire nuovi elementi per comprendere se e quanto questi diversi filoni siano effettivamente collegati.

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