Politica

Viadana, disagio giovanile: Sinistra Italiana propone un confronto a 360°

Scuola, servizi, associazioni e istituzioni devono lavorare insieme contro il disagio giovanile, secondo Daniela Mantovanelli (Sinistra Italiana). “Nessuno, da solo, può affrontare una questione così complessa”

Un'immagine del centro di Viadana
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Prevenzione, ascolto e una comunità capace di fare rete: sono gli elementi da cui ripartire, secondo Daniela Mantovanelli di Sinistra Italiana Mantova, per affrontare il disagio giovanile. L’intervento arriva dopo l’aggressione a un 16enne avvenuta sabato nel parcheggio della Coop di Viadana ad opera di altri minori. Un episodio, l’ennesimo, che ha scosso la comunità e che arriva a stretto giro rispetto ad alte notizie di cronaca accomunate da violenza tra giovani.

Per l’esponente progressista si rende necessaria una riflessione profonda. “Gli episodi di violenza, le risse, il bullismo, l’abuso di alcol, il disagio che emerge tra gli adolescenti e i giovani non possono essere considerati semplicemente fatti di cronaca, né affrontati soltanto quando diventano emergenze, come accaduto nel 2024 con la morte di Maria Campai”, afferma Mantovanelli. “Sono segnali che ci chiedono di guardare più in profondità”.

La rappresentante di Sinistra Italiana invita a riconsiderare il concetto di sicurezza a 360°: “La sicurezza è importante, ma la sicurezza non può essere soltanto controllo del territorio. È anche avere una scuola capace di ascoltare, servizi sociali presenti, consultori accessibili, luoghi di aggregazione neutri, opportunità culturali e sportive, spazi nei quali ragazze e ragazzi possano incontrarsi, esprimersi e sentirsi parte della comunità”.

Per Mantovanelli le risorse destinate alle politiche sociali e giovanili raccontano quale idea di comunità si voglia costruire. “Investire sui giovani non significa soltanto organizzare eventi o iniziative ricreative. Significa costruire percorsi educativi, sostenere le famiglie, rafforzare i servizi, prevenire la dispersione scolastica, offrire ascolto e accompagnamento a chi è in difficoltà. E significa anche non lasciare sole le famiglie”.

Leggere anzitempo situazioni di malessere come elemento fondamentale per intervenire tempestivamente. Un compito che deve essere distribuito, grazie a un lavoro condiviso, tra scuola, realtà aggregative, associazioni e istituzioni. “Spesso dietro un ragazzo che manifesta rabbia, isolamento, comportamenti aggressivi o difficoltà scolastiche c’è una situazione che chiede di essere ascoltata prima che diventi emergenza. Per questo scuola, servizi sociali, consultori, associazioni, oratori, società sportive e istituzioni devono poter lavorare insieme. Nessuno, da solo, può affrontare una questione così complessa”.

Un ruolo importante spetta anche agli spazi pubblici: “I giovani hanno bisogno di luoghi nei quali incontrarsi senza essere considerati un problema da allontanare, ma una risorsa da coinvolgere”, sottolinea. Un’argomentazione in cui trova spazio anche una richiesta alle istituzioni cittadine. “In un Comune amministrato da forze di destra è legittimo e necessario chiedere quali siano le politiche messe in campo per affrontare il disagio giovanile”, dichiara Mantovanelli, precisando che l’intento non è polemico: “Non per alimentare uno scontro politico, ma perché le scelte amministrative hanno conseguenze concrete sulla vita delle persone”.

Resta la consapevolezza della difficoltà di questa partita: “Non credo nelle ricette miracolose e nemmeno nella contrapposizione tra sicurezza e inclusione”, sostiene, convinta che una comunità sia più sicura quando previene l’esclusione e intercetta il disagio prima che diventi violenza. Da qui la proposta di un confronto “serio e concreto”, per conoscere ciò che esiste già, capire cosa funziona, individuare ciò che manca e ascoltare direttamente giovani, famiglie, insegnanti e operatori.

Alla base c’è un cambio di prospettiva: considerare la prevenzione sociale un investimento e non una spesa, e riconoscere in scuola e servizi pubblici presìdi fondamentali della comunità. “Perché prendersi cura dei giovani significa, in fondo, prendersi cura del futuro del nostro Comune”.

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