Cultura e spettacoli

L’epopea dei “paninari”: un nuovo libro di Demis Denti la racconta

Nata a Milano nei primi anni Ottanta e poi diffusasi rapidamente in tutta Italia, la cultura paninara ha lasciato un segno profondo nell’immaginario di quella generazione, tra abbigliamento, musica, luoghi di ritrovo e uno stile di vita ben preciso

In foto Demis Denti col suo nuovo libro (video Alessandro Osti)

L’epopea dei paninari, una delle sottoculture più riconoscibili e particolari dell’Italia degli anni Ottanta, rivive oggi nelle pagine di un libro scritto da Demis Denti, originario di San Giovanni in Croce e residente a Rivarolo Mantovano. Una storia di costume che Denti ha sempre difeso e raccontato e che ora ha deciso di raccogliere in un volume, disponibile su Amazon.

Nata a Milano nei primi anni Ottanta e poi diffusasi rapidamente in tutta Italia, la cultura paninara ha lasciato un segno profondo nell’immaginario di quella generazione, tra abbigliamento, musica, luoghi di ritrovo e uno stile di vita ben preciso.

«Le giovani generazioni, quando mi incontrano, mi fanno sempre un sacco di domande – racconta Denti –. Vogliono sapere chi erano i paninari, che cosa rappresentavano, quale fosse la loro corrente di pensiero, come si vestivano e quale fosse il loro modo di vivere. Così ho pensato di raccogliere tutte queste informazioni e scriverle in un libro».

Un volume pensato dunque non soltanto per chi quella stagione l’ha vissuta direttamente, ma anche per chi oggi, incuriosito, vuole conoscerla. «L’ho fatto per le nuove generazioni, ma anche per chi ha vissuto quell’epoca e magari vuole ritrovare una parte della propria storia».

L’interesse per il mondo dei paninari, del resto, non si è mai completamente spento. Una nuova fase è iniziata circa dodici o tredici anni fa, grazie soprattutto ai social network. Su Facebook sono nati diversi gruppi dedicati a quella sottocultura e da lì sono tornati a incontrarsi anche coloro che avevano vissuto gli anni d’oro del movimento.

«I ragazzi di Milano si sono messi in moto per organizzare dei ritrovi coinvolgendo persone della mia età, più o meno. Sono nati dei raduni, generalmente due all’anno, uno in primavera e uno nel periodo autunnale o invernale».

E proprio il termine “paninaro” nasconde una curiosità che spesso viene interpretata in modo errato. Non deriva semplicemente dalla passione per i fast food e per i panini, come molti pensano, ma da un luogo preciso di Milano.

«La maggior parte delle persone si chiede da dove derivi la denominazione paninaro e tutti pensano che sia dovuta al fatto che questi ragazzi si ritrovassero nei fast food e fossero quindi mangiatori di panini. In realtà l’etimologia nasce da un bar di Milano, in piazza Liberty, che si chiamava Bar al Panino e che ancora oggi esiste. È lì che si ritrovavano i primi esponenti di questa sottocultura».

Da quei luoghi e da quegli incontri prese forma un fenomeno che sarebbe diventato molto più grande della semplice frequentazione di un bar, trasformandosi in uno stile riconoscibile e in una vera identità generazionale. Una storia che Denti, oggi, ha scelto di mettere nero su bianco perché non venga dimenticata.

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