Torre d’Oglio, cento anni sul ponte di barche: una giornata per celebrare la storia
La giornata si è conclusa idealmente affidando il futuro del ponte alle nuove generazioni. Protagonisti anche molti bambini delle scuole, ai quali è stato simbolicamente consegnato il ponte di barche
Il ponte di barche di Torre d’Oglio è rimasto chiuso per tutta la giornata di sabato. Ma stavolta non c’entrano le piene o le secche che periodicamente interessano il fiume Oglio, provocando la stizza degli automobilisti costretti a lunghe deviazioni. La chiusura è stata voluta per celebrare un compleanno speciale: i primi cento anni di vita di una struttura che dal 1926 collega le due sponde del fiume tra San Matteo e Cesole.
Alla giornata celebrativa hanno partecipato le principali autorità militari e numerosi rappresentanti delle istituzioni civili, dal presidente della Provincia di Mantova Carlo Bottani ai sindaci di Viadana Cavatorta, di Dosolo Bortolotti e al vicesindaco di Marcaria Anghinoni. Proprio i tre Comuni che, secondo le ricerche storiche, si impegnarono un secolo fa per la realizzazione dell’opera.
A raccontare la storia del ponte è stato anche un prezioso volume, distribuito purtroppo in poche copie, scritto dall’ingegnere e geologo Giuliano Rossi e intitolato Torre d’Oglio. Vicende e storia del ponte e del suo territorio. Un lavoro che ripercorre le origini del ponte e quelle del toponimo Torre d’Oglio, attribuito alla presenza di una torre legata a un monastero che, però, non è mai stata rinvenuta.
Prima ancora dell’Unità d’Italia, l’area rappresentava un punto di passaggio strategico sia per il traffico delle merci sia sotto il profilo militare. Il fiume Oglio costituiva infatti una linea di confine naturale e, nel XVI secolo, anche il confine amministrativo tra il Marchesato di Mantova e il distretto cremonese.
A guidare gli interventi, con una conduzione fluida e coinvolgente, è stato il consigliere provinciale Enrico Lungarotti, tanto che al termine Carlo Bottani gli ha scherzosamente proposto di condurre la prossima Fiera delle Grazie. Nel corso della mattinata sono stati ripercorsi i tanti capitoli della storia del ponte, dalle piene ai disagi provocati dalle deviazioni, fino al progetto di una soluzione alternativa, poi bocciato da un apposito comitato per la salvaguardia ambientale e storica del territorio.
Nel 2024 le vecchie barche in cemento sono state sostituite, garantendo una maggiore transitabilità tra le due sponde, pur mantenendo l’impossibilità di navigazione sotto la struttura.
Nel pomeriggio le celebrazioni si sono spostate a San Matteo, con un appuntamento organizzato dall’Ecomuseo Terre d’Acqua e coordinato da Elisa Montanari. Tra gli intervenuti anche il prefetto Bolognesi, Alessandro Beduschi, Andrea Dara, Antonella Forattini, Alessandra Cappellari e Paola Bulbarelli, oltre a numerosi sindaci del territorio con le rispettive fasce tricolori.
Non sono mancati i riferimenti alle altre infrastrutture del territorio che attendono interventi, dai ponti di San Benedetto Po e Ostiglia ad altre strutture che da anni necessitano di manutenzione. Qualcuno ha però fatto notare l’assenza, tra i ponti ricordati, di quello di Calvatone, chiuso ormai da anni e causa di disagi e ripercussioni economiche per i cittadini delle due sponde, con Calvatone rimasta isolata da Acquanegra sul Chiese.
La giornata si è conclusa idealmente affidando il futuro del ponte alle nuove generazioni. Protagonisti anche molti bambini delle scuole, ai quali è stato simbolicamente consegnato il ponte di barche, con l’auspicio che possa continuare a essere utilizzato e vissuto per molti altri anni.
Ros Pis