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Il pasticcio del ponte in consiglio: “Incontro pubblico o non ci fidiamo più”

A cambiare il quadro è stata però la comunicazione del 25 settembre 2026, quando la Provincia di Parma ha dichiarato di non riuscire ad affidare l'incarico secondo le procedure previste dal nuovo Codice degli appalti

In foto il consiglio comunale dell'8 ottobre a Casalmaggiore (video Alessandro Osti)
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Il futuro del ponte di Casalmaggiore torna al centro del dibattito in Consiglio comunale, con nuove incertezze sull’iter progettuale e un confronto sempre più acceso con la Provincia di Parma. A chiedere aggiornamenti è stata Annamaria Piccinelli, consigliere del Movimento Vivace e Sostenibile. Il sindaco Filippo Bongiovanni ha ripercorso le ultime tappe della vicenda, manifestando tutta la propria perplessità per le comunicazioni arrivate dall’ente parmigiano.

«Sono dispiaciuto, perché la Provincia di Parma la mette sul piano politico, ma qui la politica non c’entra nulla. Noi ci battiamo per il ponte», ha esordito Bongiovanni, criticando in particolare l’ultima presa di posizione del presidente Fadda.

Il sindaco ha ricordato che nel settembre 2025 la Provincia aveva comunicato che il progetto era stato consegnato ad Anas. In quella fase, ha spiegato, lo stesso primo cittadino aveva già sottolineato come lo studio di fattibilità fosse stato realizzato secondo i criteri previsti dal precedente Codice degli appalti, superato nel 2023. Alle sue osservazioni era stato risposto che erano già state svolte le indagini supplementari necessarie e, in concreto, il progetto diveniva a tutti gli effetti assimilabile a un livello di approfondimento più avanzato richiesto dal nuovo Codice degli appalti. Tutto in regola, insomma.

Dopo che Anas aveva chiesto ulteriori verifiche, nell’aprile 2026 si era svolto un confronto tra la stessa Anas e la Provincia di Parma, seguito dall’invio della documentazione al Consiglio superiore dei Lavori pubblici. «Tre settimane fa la stessa Anas, durante un incontro a Cremona, ci ha detto che il progetto stava procedendo bene e che sarebbe stato pronto entro la fine dell’anno. Era presente e può testimoniarlo anche il vicepresidente della Provincia Luciano Toscani», ha riferito il sindaco.

A cambiare il quadro è stata però la comunicazione del 25 settembre 2026, quando la Provincia di Parma ha dichiarato di non riuscire ad affidare l’incarico secondo le procedure previste dal nuovo Codice degli appalti.

«Dal 24 luglio, giorno di stanziamento dei fondi, al 30 settembre, giorno della scadenza, non riescono ad assegnare l’incarico per l’aggiornamento progettuale. Allora mi chiedo: il famoso progetto del settembre 2025 non serve più a nulla? Bisogna riappaltare tutto con 3,8 milioni di euro e rifare il progetto da capo?», ha domandato Bongiovanni, senza nascondere la propria incredulità. Il sindaco ha ammesso che qualche revisione potrebbe anche essere necessaria, ma si si trattasse di passaggi minimali le tempistiche sarebbero molto contenute. Piuttosto il timore è che la situazione comporti di fatto la ripartenza dell’intero percorso progettuale.

Nel mirino anche la mancata disponibilità della Provincia a organizzare incontri pubblici per aggiornare cittadini e amministrazioni sullo stato dell’opera. Bongiovanni ha ricostruito una storia fatta di passaggi amministrativi e ritardi: i primi fondi per la progettazione risalgono al 2020, ma nel 2022 l’incarico non era ancora stato assegnato. Nel marzo dello stesso anno era stato presentato uno studio di prefattibilità, mentre la gara era stata avviata dopo lo sblocco delle risorse nel 2023, con successive difficoltà legate ai finanziamenti e alle proroghe.

«Nel settembre 2025 ci viene detto che c’è il progetto, a luglio 2026 ci sono i soldi e adesso non si riesce ad assegnare l’incarico. Non riesco a capire e non mi capacito, sembrano persino mancare dei passaggi», ha aggiunto il sindaco.

La consigliere di Movimento Vivace e Sostenibile Piccinelli ha osservato come il passaggio dal vecchio al nuovo Codice degli appalti abbia modificato le fasi della progettazione, in realtà snellendo l’iter. In precedenza si procedeva attraverso studio di fattibilità, progetto definitivo e poi esecutivo; oggi il percorso è articolato in due livelli, anziché tre. Resta però un interrogativo: «Nei documenti della Provincia si parlava di progetto di fattibilità tecnico-economica. In teoria, quindi, lo step in più doveva essere già stato fatto» ha evidenziato Piccinelli.

Bongiovanni ha inoltre richiamato il tema delle risorse statali destinate agli interventi sui ponti provinciali, chiedendosi come mai altre Province non abbiano avuto gli stessi problemi di Parma, segno che le tempistiche erano abbastanza chiare da subito. Il sindaco inoltre ha ricordato anche che le Province di Parma e Cremona hanno chiesto complessivamente 300 milioni di euro per realizzare il ponte, precisando tuttavia che si tratta di un discorso distinto rispetto all’attuale nodo progettuale, assai meno oneroso, come visto.

A intervenire è stato anche Luciano Toscani, consigliere di Casalmaggiore la Tua Città e appunto vicepresidente della Provincia di Cremona, che si è detto sorpreso dallo sviluppo della vicenda, con un rimpallo di colpe e al contempo una sorta di incomunicabilità palesata tra gli enti: lo stesso ha chiesto quali prospettive concrete sia possibile offrire oggi, allo stato dell’arte, ai cittadini. Per Toscani è necessario tornare a confrontarsi con il presidente della Provincia di Parma e ottenere risposte chiare.

Bongiovanni ha confermato di volere un confronto, ma non nelle forme di un colloquio riservato. «Io voglio un incontro pubblico, non a quattro occhi. Sono stato il primo a lodare Fadda, perché ha accelerato e collaborato rispetto ai suoi predecessori che sul ponte spesso nicchiavano, ma questa novità mi ha spiazzato. Voglio un incontro pubblico e verbalizzato, perché non mi fido più».

La richiesta dell’amministrazione è dunque quella di chiarire quale sia lo stato effettivo della progettazione, quali passaggi manchino per arrivare all’affidamento e se le risorse disponibili consentano di proseguire senza ulteriori ripartenze. Sul ponte, atteso da anni, grava così la solita, enorme, incognita dei tempi e della burocrazia.

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