Data Center, il report di Movimento Vivace e Sostenibile su consumi e impatti
L’analisi di Movimento Vivace e Sostenibile prende in esame 42 relazioni tecniche, approfondendo i consumi energetici, l’impatto ambientale, le prospettive occupazionali e le opportunità e ricadute sul territorio
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Un report approfondito, frutto dello studio di 42 relazioni tecniche. A stilare il documento, grazie anche al confronto e al supporto di esperti in impianti elettrici di potenza e urbanistica, è Movimento Vivace e Sostenibile, formazione politica di minoranza rappresentata in sala consiliare da Annamaria Piccinelli.
La relazione, redatta per rispondere a diversi quesiti che si pone la cittadinanza sul Data Center, passa in rassegna i principali aspetti del progetto, soffermandosi sulle criticità rilevate, sui possibili effetti sul territorio e sulle ricadute occupazionali, oltre ad avanzare proposte di miglioramento. Una serie di osservazioni che saranno portate all’attenzione del Consiglio comunale “Cercheremo di rispondere alle tante e legittime domande dei cittadini. Ringraziamo gli esperti che ci hanno aiutato nello studio delle 42 relazioni tecniche e della convenzione tra Comune e azienda”, afferma Piccinelli.
IMPIANTO FOTOVOLTAICO
“L’impianto fotovoltaico – dichiara la rappresentante d’opposizione – è di circa 7,5 megawatt (MW) di potenza e altrettanto circa è il Data Center (Dc). Tuttavia il Dc funziona in continuazione, invece il fotovoltaico non produce di notte, poco d’inverno e quando ci sono brutte giornate. Dai nostri calcoli, in base ai dati forniti, il fotovoltaico coprirà il 16% della potenza di connessione richiesta, l’84% restante sarà preso dalla rete”.
POTENZA DEL DATA CENTER
“Il nuovo Dc occupa circa un ettaro e sui documenti si legge che avrà una potenza tra i 5 MW e i 10 MW. Il cavo che collega il Dc alla cabina primaria di Martignana di Po non porta più di 9 MW. Poiché i cavi hanno sempre una capacità di trasmissione di potenza maggiore della richiesta, è verosimile – prosegue – che il Dc sia di circa 7 MW di potenza (da cui si può stimare un consumo annuo di circa 49 GWh)”. L’analisi di Movimento Vivace e Sostenibile prosegue con alcuni confronti per contestualizzare il progetto: “Il Dc di Casalmaggiore è 30 volte più piccolo di quello di Pozzaglio, come energia richiesta e almeno 20 volte più piccolo, come estensione edilizia. La fornace, attiva fino a pochi anni fa, consumava all’anno diversi milioni di metri cubi di metano, combustibile fossile, equivalenti a 70 gigawattora (GWh)”.
CONSUMO DI SUOLO
Nell’analisi si affronta anche l’aspetto del consumo di suolo: “Il Dc di Casalmaggiore insiste interamente su un’area di rigenerazione urbana che, come tale, è corredata da bonifica. Nel decreto della Provincia di Cremona del 2 dicembre 2024 si legge: ‘L’indagine condotta è risultata esaustiva al fine di valutare lo stato qualitativo delle matrici suolo insaturo e acque sotterranee per l’insediamento dismesso e che gli esiti analitici hanno indicato la loro conformità ai limiti normativi in relazione alla destinazione dell’area (commerciale/industriale)’. Essendo area di rigenerazione, il Dc non occupa terreni agricoli”.
SISTEMA DI RAFFREDDAMENTO
L’approfondimento prende in esame anche il sistema di raffreddamento: “La Convenzione tra Comune e azienda, in linea con la legge regionale, dà la possibilità di utilizzare risorse idriche non qualificate. Del resto, diversi pozzi sono presenti nell’area in quanto ampiamente usati dalla fornace. Tuttavia – continua Piccinelli – l’azienda, nella valutazione previsionale di impatto acustico, e il sindaco, a mezzo stampa, hanno parlato di raffreddamento ad aria.
Di fatto, né nella Convenzione né nelle 42 relazioni ci vengono fornite indicazioni sul sistema di raffreddamento perché, tecnicamente, è un aspetto che non riguarda questa fase urbanistica, bensì una fase successiva. Viene naturale chiedersi di quanto sarà l’innalzamento della temperatura nelle vicinanze del Data center. Se il raffreddamento sarà verosimilmente ad aria, facendo un confronto calcolato con la fornace, che disperdeva meno calore e assorbiva potenza in buona parte nel suo lavoro, possiamo ipotizzare che il Dc produrrà, nelle immediate vicinanze dell’edificio, un rilascio termico in atmosfera tre volte maggiore di quello che produceva la fornace”.
VALORIZZAZIONE DEI CASCAMI TERMICI
Dalla formazione d’opposizione vengono forniti ulteriori spunti di riflessione: “Considerando gli enormi vantaggi che deriverebbero dalla valorizzazione dei cascami termici del Dc (beneficio di calore a prezzo ridotto per i cittadini, notevole riduzione dell’impatto ambientale), si sono considerate adeguatamente tutte le possibilità di un utilizzo a favore della comunità? L’impianto dista al massimo 3 km da importanti impianti comunali e meno dalle case private.
Aziende come Tea Energia e molte altre – osserva Piccinelli – si occupano anche di teleriscaldamento, tecnica già molto utilizzata nel Centro-Nord con centinaia di reti. Anche Casalasca Servizi, partecipata del Comune, potrebbe intercettare questo interessante settore economico, tra l’altro già previsto nel suo statuto all’articolo 5, lettera c). Sono operazioni di una certa portata (noi abbiamo ipotizzato un costo di circa 4 milioni di euro per impiantare scambiatori e rete), ma in grande espansione”.
GENERATORI DI SOCCORSO (GRUPPI ELETTROGENI)
Analogamente al sistema di raffreddamento, anche dei generatori di soccorso non si parla nel piano attuativo urbanistico, salvo che nella relazione di impatto acustico. “Si tratta – prosegue Piccinelli – di generatori da usare in caso d’emergenza (blackout), che funzionano a combustibile fossile e producono emissioni e rumore. Nella relazione di impatto acustico, infatti, eventuali momenti di emergenza porterebbero a un superamento del limite acustico. Si tratta di un impianto al di sotto dei 50 MW e dunque segue un iter autorizzativo più semplice, che sarà successivo alla procedura urbanistica; pertanto non riusciamo ad aggiungere altre informazioni”.
IMPATTO ACUSTICO
Un altro spunto di riflessione è legato all’impatto acustico: “Prendendo come riferimento le parti anteriori e laterali dell’edificio, quindi nelle vicinanze della strada Asolana, che sono le più rumorose, riportiamo quanto si prevede:
50 decibel dB(A) durante il normale esercizio (limite rispettato);
55 dB(A) durante i test (limite pressoché sempre rispettato);
65 dB(A) durante le emergenze e quindi in caso di accensione dei gruppi elettrogeni (limite NON rispettato).
Esemplificazioni prese dall’IA:
50 dB(A): una pioggia leggera o il fruscio di un frigorifero in funzione.
65 dB(A): un grande magazzino o il condizionatore di casa”.
LA DESTINAZIONE DEI 15 ETTARI RESIDUI
Tra le questioni poste nel documento vi è anche quella relativa al resto dell’area: “Nella relazione tecnico-illustrativa si dichiara che l’impianto fotovoltaico occuperà 3,3 ettari (pari a 33.000 m²) del comparto 02, il quale complessivamente è di 182.304 m². Perché il comparto 02 non viene interamente utilizzato a parco fotovoltaico? Per l’area residua, pari a 149.304 m² (15 ettari circa), quali scenari di utilizzo potrebbero aprirsi, nel rispetto del Pgt vigente? Anche un futuro ampliamento del Data center?”.
L’ABBATTIMENTO DEGLI ALBERI E IL PROGETTO DI PIANTUMAZIONE DEL VERDE
“Si prevede l’abbattimento di 197 alberi, 18 anche di pregio (tutti dichiarati di buone dimensioni e stato di salute). La motivazione è che sono incompatibili con i lavori e con la realizzazione delle strutture. Il progetto prevede al contempo la piantumazione di oltre 200 alberi autoctoni di discreto diametro e già con zolla, 800 arbusti autoctoni e oltre 26.000 cespugli. Si tiene conto anche della loro fragilità e mortalità nei primi 4 anni e della necessità, quindi, di irrigazione e nuove piantumazioni”.
ASPETTI OCCUPAZIONALI
Dalla relazione di analisi viabilistica risulta che i dipendenti previsti sono 18.
VIABILITÀ
L’ingresso utilizzato sarà quello su strada delle Fornaci. Nell’arco delle 24 ore si prevedono 4 veicoli pesanti, 8 veicoli commerciali, 36 veicoli dei dipendenti e 10 veicoli dei visitatori.