Giornata delle vittime sul lavoro: in 7 mesi 2.717 denunce di infortunio in provincia
Alla sede Inail di Cremona una mattinata di riflessione su quanto si è fatto e quanto resta da fare sul fronte della prevenzione e della responsabilizzazione di imprese e lavoratori
2.717 infortuni sul lavoro denunciati nei primi sette mesi del 2026 con un aumento del 4% rispetto allo stesso periodo del 2025, 4 infortuni mortali, 177 malattie professionali denunciate, il 24% in più dell’anno precedente. Sono i numeri diffusi oggi dalla sede cremonese dell’ANMIL, l’associazione fra lavoratori, mutilati e invalidi del lavoro, nella 76esima Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro. Quest’anno la manifestazione nazionale si tiene a Longarone, ma a Cremona è stata la sede Inail di via dei Comizi Agraria ad ospitare l’evento al quale hanno preso parte diversi famigliari e persone che hanno riportato infortuni sul lavoro.
Una mattinata di riflessione su quanto si è fatto e quanto resta da fare sul fronte della prevenzione e della responsabilizzazione di imprese e lavoratori. Ad aprire i lavori, il presidente Territoriale Anmil Mario Calci e la responsabile Sede Inail Cremona Monica Livella, con interventi di Silvana Comaroli, Matteo Piloni, Marcello Ventura, Marco Cavicchiolo di Ats Valpadana, Armando Generali, per la Cgil e Pamela Borella per il Co.Co.Pro Inail (comitato consultivo).
Durante la Cerimonia sono stati consegnati i Brevetti e i Distintivi d’Onore agli Invalidi del lavoro da parte della Direzione INAIL.
“Ogni anno ci ritroviamo la seconda domenica di ottobre ad affrontare un’analisi dell’esistente, tra quanto è stato fatto e quanto ancora è al centro delle nostre battaglie, che poi sono la battaglia di civiltà di un intero Paese”, ha dichiarato il presidente Calci.
“Alla luce del bilancio infortunistico del 2025, illustrato nella recente Relazione annuale dell’INAIL, i numeri dei primi sette mesi del 2026 non restituiscono la dignità che da 83 anni la nostra Associazione chiede per tutti i lavoratori del Paese e i loro familiari, con purtroppo 2717 infortuni denunciati, 4 infortuni mortali e 177 malattie professionali denunciate”.
“Sentiamo con forza in questa ricorrenza di rimettere in stretta correlazione la stabilità del sistema lavoro con la sua sicurezza – continua Calci – nella convinzione che la precarietà, lo stagnamento dei salari a fronte di una sempre più rapida crescita del costo della vita imposto alle famiglie, il proliferare di nuove tipologie di lavoro sulle quali continua a incombere una normativa sfuggente, i cambiamenti climatici e l’incertezza dello scenario geopolitico, debbano essere affrontati in maniera strutturale anche nell’ottica della disperata urgenza di porre un freno al fenomeno quotidiano degli infortuni in ambito lavorativo che, non smetteremo mai di ricordare, nasconde nel lavoro irregolare cifre ben più elevate di quelle riportate mensilmente da INAIL”.
“Le testimonianze di vittime e superstiti dell’insicurezza del lavoro, che ANMIL da anni porta nelle scuole, nelle aziende, nei cantieri e nei dibattiti legati al tema, raccontano oggi non solo la prevenzione e il post-infortunio, ma anche il prezzo che quotidianamente chi ha vissuto un incidente o una malattia professionale paga spesso senza un concreto supporto da parte dello Stato”, ha aggiunto il Presidente ANMIL, “e rappresentano anche la deriva sociale verso la quale il nostro Paese si sta scontrando, con sempre più persone costrette ad accettare patti di scorrettezza lavorativa che non solo aumentano il rischio infortunistico, ma che le tagliano automaticamente fuori dalle forme di tutela vigenti”.
“Quest’anno la sala è affollata e partecipata”, ha commentato la responsabile provinciale Lavella. “Da una parte ci ha fatto piacere perché significa che c’è sensibilità nei confronti di questo fenomeno, dall’altra evidentemente coloro che sono presenti oggi sono persone che hanno subito un grave danno a causa di un infortunio sul lavoro o di una malattia professionale.
“Ogni evento infortunistico, ogni malattia professionale ha un impatto non solo sulla persona ma sulla famiglia e poi sulla società intera. I numeri ci raccontano una situazione drammatica ma sono chiaramente anonimi, sono utili perché ci aiutano a posizionare la prevenzione, a orientare le attività che l’INAIL mette in campo, ma in una giornata come quella di oggi quello che si vuole fare è dare un volto a questo fenomeno”.
“Si deve passare dalla prevenzione come cultura alla prevenzione come valore nella società, è importante ricordare il fenomeno anche attraverso le persone che lo hanno vissuto, lo hanno subito e i loro familiari”.