Salute

Buona sanità: il caso (e il
grazie) di Diana all'Oglio Po

Le parole di Diana, il suo racconto sono un ulteriore indicatore dell’importanza che ha avere l’ospedale in un territorio come il nostro, un ospedale che nonostante mutilato e reso fragile da interessi e speculazioni, continua nel suo impegno

Era il 9 gennaio quando DIANA (nome di fantasia), donna di mezza età, si reca a fare la mammografia a cui quattro giorni dopo segue una telefonata del Dottor Passamonti che richiede una risonanza urgente: il quadro non gli è chiaro, deve riguardare meglio. Diana, con ovvia agitazione, si reca a fare l’esame ma non riesce a concluderlo, ha una spalla molto dolente per altri problemi, e la posizione prona con braccio sopra la testa non riesce a tenerla, dispongono allora la biopsia a Cremona che purtroppo non ha l’esito sperato, i dubbi mossi dalla mammografia vengono confermati.

Il testimone di gentilezza e premura, già del senologo Dottor Passamonti, viene passato al chirurgo Dottor Sabag che si occuperà di effettuare una quadrectomia. L’ansia e la preoccupazione, che nel frattempo sono aumentate, vengono placate dalle parole del Dottor Sabag che non solo la tranquillizza ma le spiega tutto nei minimi dettagli con parole chiare e comprensibili.

Colpisce la pazienza, la gentilezza, l’umanità del medico nel rendere comprensibile a Diana in cosa consiste esattamente il suo problema e farla partecipe di tutto ciò che dovrà affrontare smorzando il più possibile la legittima paura. Segue una serie di altre mammografie mirate per individuare con precisione il punto esatto su cui si dovrà intervenire.

Diana, che già aveva notato la profonda professionalità, viene ricoverata per l’intervento e conseguentemente entra in contatto con tutto il personale medico, infermieristico e paramedico del nostro ospedale Ogliopo. A questo punto il racconto di Diana viene un paio di volte interrotto dalla commozione che prova nel raccontare l’umanità che ha incontrato: gentilezza, empatia, una parola di conforto, una chiacchiera del più e del meno, parole che hanno la potenza e la forza di trasmettere tranquillità, qualcuno che ti tiene la di mano, il rivolgersi con garbo, un ambiente amorevole, caldo e avvolgente tutti piccoli particolari che servono a ad allentare la tensione di chi in quel momento ne ha tanto bisogno.

“Ero in stanza con una donna più o meno della mia età e con altre due signore più anziane: infermiere, OSS, e ASA, tutto il personale indistintamente, senza tralasciarne una/o, erano come figlie o sorelle tanto il rapporto che sanno creare è carico di umanità. Ho visto passione, amore, volontà di farti stare bene, attenzione alle nostre esigenze, non solo fisiche ma anche e soprattutto psicologiche. Può sembrare assurdo sentire dire da una persona che è appena stata operata al seno, SONO STATA BENE, ma è così, data la situazione non avrei potuto sentirmi meglio. Non tralascio il personale della sala operatoria, i medici, gli infermieri e l’anestesista, donna meravigliosa di cui non ricordo il nome, tutti mi hanno accompagnato al sonno nella maniera più morbida e tranquillizzante che avrei potuto sperare. Quando attraversi certi momenti e ti trovi improvvisamente malato si prova ansia, paura, preoccupazione, ci si sente smarriti, fragili, disorientati. In questi momenti avere chiaro il quadro perché te lo hanno spiegato con pazienza e con parole che puoi capire, ed entrare in un ambiente di professionisti speciali che si occupano del tuo corpo e della tua anima con profondo amore e rispetto è già una mezza guarigione. Voglio per questo non solo elogiare ma ringraziare dal profondo tutte le persone meravigliose del reparto di chirurgia, della sala operatoria e del nostro nosocomio in generale, che han fatto sì che affrontassi questo mio momento difficile con coraggio, fiducia e tranquillità”

Le parole di Diana, il suo racconto sono un ulteriore indicatore dell’importanza che ha avere l’ospedale in un territorio come il nostro, un ospedale che nonostante mutilato e reso fragile da interessi e speculazioni, continua nel suo impegno grazie a chi ci lavora e ancora ci crede. Lo rivogliamo questo nostro ospedale e rivogliamo indietro i reparti che ci hanno tolto, rivogliamo che i medici tornino a fare a gara per lavorarvici perché tutti speriamo, in caso di malattia, di ricevere le cure che ha ricevuto Diana.

Giovanna Anversa

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