Ciao Emanuele, l'Oglio Po
ha perso il suo guerriero
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Si è spento un guerriero. Si dice così no? Come se la lotta alla malattia fosse solamente questione di forza e volontà e non anche – in buona parte – di fortuna/sfortuna. Ma nel caso di Emanuele Gualerzi, che lascia Sabbioneta e tutto il comprensorio all’età di 43 anni, il termine guerriero è davvero appropriato. Così come è una sintesi perfetta il titolo del libro, uscito nel 2020 con Sometti Editore, che è stata la sua biografia e oggi il suo testamento: “Una vita una sfida”.
Emanuele diventa cieco all’età di 5 anni per una brutta malattia, probabilmente legata – come lui stesso ipotizzava – anche al disastro di Chernobyl, avvenuto sì a migliaia di chilometri di distanza ma capace, come sappiamo, di creare problemi serissimi alla salute, a medio-lungo termine, anche di chi viveva lontano.
Ed è lì che inizia la sua sfida: una sfida passata, all’età di 5 anni appunto, da una decina di operazioni per combattere un tumore che lo ha reso cieco. Poi per costruirsi una vita normale. Componente costante, la fede, come Emanuele ha sempre raccontato: una fede incrollabile e una voglia di mettersi in gioco ogni volta. Nello sport, prima in bici nel tandem, poi da solo nel karate, primo cieco totale in Italia a diventare cintura nera grazie a una crescita costante col maestro Giancarlo Bottoli, la sua guida. E nel volontariato, dando una mano in biblioteca a Sabbioneta. E ancora un altro libro “Le false verità”, una riflessione su Dio e sul Male.
La sua autobiografia finì anche tra le mani di Papa Francesco, che lo ringraziò con una lettera in risposta. Un libro che Emanuele così descriveva nelle sue finalità: “Volevo raccontare la storia di noi persone invisibili, noi che per raggiungere un obiettivo o anche solo essere presi in considerazione dobbiamo lavorare molto più degli altri. Non siamo supereroi, o se lo siamo è perché anche i supereroi, essendo diversi, sono in fondo diversamente abili”.
Emanuele lascia il papà Massimo, colonna del volontariato nel comprensorio, della Padana Soccorso e non solo, la mamma Marisa, la sorella Valentina con Davide, le adorate nipotine Rebecca e Ginevra, i nonni Nullo e Licia, la zia Federica con i cugini Maria Vittoria e Carlo Maria e tutti i parenti. I funerali, curati dalle onoranze funebri Roffia, si celebreranno a Sabbioneta giovedì alle ore 10. La famiglia ha voluto pubblicamente ringraziare il neurochirurgo Gianpaolo Paini e il neuropsichiatra Carlo Capone che per 38 anni hanno seguito Emanuele con costanza, oltre al dottor Galeazzi Bocchi, suo medico curante.
Giovanni Gardani