Bilancio: "Non siamo quelli dei tagli
del nastro". "Vi manca prospettiva"
È stato un dibattito articolato e a tratti acceso quello che ha accompagnato in Consiglio comunale l’approvazione del bilancio di previsione 2026-2028 del Comune di Casalmaggiore. Da una parte la minoranza, critica su visione e prospettive del documento contabile; dall’altra la maggioranza e il sindaco Filippo Bongiovanni, che hanno difeso le scelte dell’amministrazione rivendicando concretezza, equilibrio e attenzione ai servizi.
Ad aprire il fronte delle critiche è stata la consigliera Cinzia Soldi, che ha definito il bilancio «formalmente corretto, ma poco coraggioso». Secondo Soldi, l’amministrazione si muoverebbe in una logica di gestione ordinaria, intervenendo solo quando i problemi sono già evidenti. «Manca una visione sul miglioramento della qualità della vita e sull’attrattività della città – ha detto – e questo bilancio non intercetta i problemi reali che i cittadini ci segnalano».
Sulla stessa linea Annamaria Piccinelli, che ha parlato di una mancata “reinterpretazione sistematica” di Casalmaggiore negli ultimi anni. Dal Documento Unico di Programmazione, ha osservato, emerge il continuo calo delle attività di vicinato e la progressiva uscita dal centro storico a favore di zone di maggior passaggio. «Il commercio ha un valore sociale, non solo economico – ha sottolineato – e questa tendenza non ci piace». Tra le proposte avanzate, la creazione di spazi più vivibili per i pedoni, una riflessione sulla mobilità e una riqualificazione dell’area dell’ex Don Bosco, definita un investimento strategico più importante del nuovo palazzetto dello sport. Piccinelli ha inoltre chiesto maggiore programmazione sull’utilizzo dell’imposta di soggiorno, una “vetrina fisica” per la città nell’area della rotonda del Po e interventi concreti su verde pubblico, parchi cittadini e cimitero. Sul tavolo anche richieste di chiarimento sull’ex farmacia di Casalbellotto e sul Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche.
Toni altrettanto critici quelli del consigliere Luciano Toscani, che – riconoscendo sempre la buona volontà di chi si impegna e spende tempo per la città, al di là del pensiero politico – ha ringraziato uffici e amministratori per il lavoro svolto, pur rimarcando una differenza di visione. «Pensavo si parlasse più di futuro che di passato – ha osservato –. Oggi Casalmaggiore appare una città stanca, che non attrae più». Toscani ha collegato il tema del bilancio a un quadro più ampio: pressione fiscale in crescita, calo della produzione industriale, stagnazione demografica e progressivo indebolimento del commercio di vicinato. «Se muoiono i negozi di prossimità, muore la città», ha avvertito, chiedendo azioni concrete su mobilità, centro storico e utilizzo degli spazi recuperati come Torrione ed ex Macello: «Ad oggi non sappiamo cosa farete lì dentro». Tra le proposte, una rivisitazione di piazza Garibaldi, interventi sull’asse del Po, sull’illuminazione e sulla valorizzazione dell’Arco di Trionfo, oltre alla tutela dei proverbi dialettali come patrimonio culturale, definito «molto importante ma ad oggi snobbato dall’amministrazione».
Sul fronte della cultura è intervenuto anche Luigi Borghesi, che ha invitato a non valutare l’attività teatrale esclusivamente in base ai biglietti venduti. «Il teatro deve stimolare riflessione – ha detto – non limitarsi a riproporre format televisivi».
Più puntuale – e a titolo di esempio – l’intervento di Alessia Tascarella, che ha collegato l’aumento dei costi delle materie prime citato dall’assessore Manfredi alla vicenda dei pasti scolastici della scuola Marconi. «Era stato detto che la deroga di 400 pasti in più portati altrove non avrebbe comportato costi – ha ricordato – ma evidentemente così non è».
A difendere l’operato dell’amministrazione è intervenuto per la maggioranza Gianpietro Seghezzi, che ha parlato di un confronto fisiologico tra ruoli diversi. «È legittimo criticare – ha affermato – ma è altrettanto corretto riconoscere il lavoro fatto». Seghezzi ha rivendicato gli interventi sull’ex Macello e sul palazzetto dello sport, ricordando come Casalmaggiore si faccia conoscere anche attraverso lo sport. Sul commercio ha riconosciuto la complessità della sfida, sottolineando come il cambiamento delle abitudini di consumo sia un fenomeno nazionale e non risolvibile con slogan («è stimato che in Italia siano stati consegnati nel 2025 un miliardo di pacchi mediante corrieri di Amazon o similari»). Ha infine evidenziato l’impegno sulle politiche sociali e sulle assunzioni di personale, definite tutt’altro che scontate nel contesto attuale.
A chiudere il dibattito è stato il sindaco Filippo Bongiovanni, che ha respinto l’idea di un’amministrazione priva di visione. «Non siamo quelli che stappano bottiglie di champagne – ha detto – ma quelli del lavoro quotidiano. Abbiamo sistemato molte situazioni ereditate». Il primo cittadino ha spiegato che l’ex Macello e Casa Zani saranno dedicati ai giovani, così come il palazzetto dello sport, rivendicando un’attenzione costante alle nuove generazioni. «La qualità della vita a Casalmaggiore è alta rispetto alla media nazionale – ha aggiunto – anche se si può sempre migliorare».
Sul verde pubblico, Bongiovanni ha ricordato che è in corso un piano di gestione e ripiantumazione, chiarendo che gli olmi del tunnel in zona golenale sono malati e destinati a essere sostituiti. Per l’ex Don Bosco ha parlato di un complesso problema notarile, mentre sul Piano Eliminazione delle Barriere Architettoniche ha annunciato l’imminente affidamento di un incarico a un consulente. Piazza Garibaldi, secondo il sindaco, necessita di manutenzione ma non di stravolgimenti, mentre l’imposta di soggiorno potrà diventare uno strumento utile per finanziare interventi mirati.
Sul tema del centro storico, Bongiovanni ha richiamato anche scelte urbanistiche del passato («Sono sorti tanti quartieri in periferia e chi si è spostato lì spesso ha lasciato le case dei genitori o dei nonni in centro» e la forte presenza di edilizia residenziale pubblica nel cuore della città, elemento che ha inciso su dinamiche sociali e abitative. «Ci sono proprietari virtuosi e altri meno – ha concluso – ma il lavoro di recupero è complesso e va affrontato con realismo».
Un confronto serrato, dunque, che ha messo in evidenza due letture diverse dello stesso bilancio: per la minoranza un documento prudente ma privo di slancio, per la maggioranza uno strumento solido, orientato alla concretezza e alla tenuta dei servizi, con alcuni importanti recuperi comunque portati a termine e qualche grande opera.
Giovanni Gardani