Scuola e Università

Increscendo, di fede e resistenza: l'undicesimo anno è realtà

Generazioni di ragazzi si sono succedute, passandosi il testimone in un autentico esercizio di democrazia

Un momento della conferenza di presentazione (video Alessandro Osti)
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Undici candeline per il magazine della scuola Istituto Gonzaga di Bozzolo: undici anni di Increscendo. Un progetto nato con un obiettivo preciso e cresciuto, anno dopo anno, fino a diventare qualcosa di molto più grande.

Increscendo è nato per aiutare a colmare le difficoltà linguistiche degli studenti, offrendo un percorso di scrittura che fosse insieme esercizio di linguaggio e spazio di creatività. Con il tempo, però, si è trasformato in una vera e propria “città delle parole”: un laboratorio permanente di idee, confronto e partecipazione.

Generazioni di ragazzi si sono succedute, passandosi il testimone in un autentico esercizio di democrazia. Un’esperienza che ha affidato responsabilità – una responsabilità vissuta con entusiasmo – a centinaia di studenti che, in questi anni, hanno scelto volontariamente di dedicare il loro venerdì pomeriggio alla scrittura e al dibattito. Un impegno per raccontare la realtà, analizzarla e confrontarsi anche su tematiche complesse e attuali.

Quest’anno la direzione del magazine, sotto la supervisione di Elide Bergamaschi (l’insegnante che ha fatto partire il progetto), è affidata a Marco Saccenti e Leonardo Pietralunga, che hanno raccolto il testimone da Alessandro Micheloni e Ginevra Ravagna. Un passaggio di consegne che conferma la continuità e la vitalità del progetto.

«Ci dicono spesso che siamo troppo piccoli per criticare il mondo esterno, troppo immaturi o inesperti. In realtà, grazie a questo magazine, ogni giorno riusciamo ad accogliere e comprendere una parte di quel mondo dentro di noi. Increscendo è la nostra palestra: una palestra per la mente.»

Il titolo dell’undicesimo numero, “Di fede e resistenza”, racchiude l’ideale che anima il progetto: uno spazio in cui tutti possano esprimersi, offrire la propria prospettiva e lasciare un segno. Anche attraverso le parole si può protestare: non con slogan gridati, ma con riflessioni meditate, responsabili e potenti.

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