Ponte chiuso e burocrazia: lo strano caso dell'Oasi Le Bine
A raccontare la situazione è Francesco Cecere, gestore del parco, che si definisce «l’unico abitante di Acquanegra dal lato sbagliato del ponte»
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Tra le tante situazioni messe a dura prova da tre anni di chiusura lungo l’asse tra Calvatone e Acquanegra sul Chiese, a causa dello stop al traffico sul ponte sull’Oglio, c’è anche quella del Parco Le Bine: una vera e propria oasi naturalistica che, come ogni realtà, deve fare i conti anche con obblighi e procedure burocratiche.
A raccontare la situazione è Francesco Cecere, gestore del parco, che si definisce «l’unico abitante di Acquanegra dal lato sbagliato del ponte».
«L’oasi si trova in buona parte nel territorio di Acquanegra – spiega – ma per tutte le pratiche burocratiche, dalla posta alla gestione dei rifiuti fino ai rapporti con il Comune, devo percorrere circa 20 chilometri. Un disagio non indifferente».
Unico aspetto positivo, almeno in parte, è legato alle scuole: «Molte arrivano da Calvatone e, non potendo comunque attraversare il ponte, per loro il tragitto non cambia. Ma è davvero l’unico elemento favorevole in questa situazione».
Il grido d’allarme è lo stesso lanciato dai commercianti di Calvatone, che da tempo denunciano i costi economici e di tempo imposti dalla chiusura del ponte, oltre al disagio causato dall’incertezza sui tempi di riapertura. Una condizione che continua a pesare su cittadini e attività di un territorio così vicino geograficamente, ma oggi diviso nei fatti.