Il Torrione ha riscritto la storia: presto una pubblicazione per svelare le scoperte?
La riconsegna del Torrione alla città rappresenta così non solo un punto di arrivo, ma anche un nuovo punto di partenza. A raccontare alcune delle curiosità emerse durante i lavori è l'architetto Gabriele Pezzini
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Può un bene monumentale riscrivere la storia di una città? Sì, se quel bene è il monumento più antico della città stessa, come il Torrione di Casalmaggiore, le cui origini risalgono all’anno Mille. Molto si conosceva già della sua storia – dalla funzione difensiva fino a quella di carcere, mantenuta fino al secondo dopoguerra – ma il recente restauro ha portato alla luce nuove e importanti scoperte.
La riconsegna del Torrione alla città rappresenta così non solo un punto di arrivo, ma anche un nuovo punto di partenza. A raccontare alcune delle curiosità emerse durante i lavori è l’architetto Gabriele Pezzini, che nel corso del progetto si è appassionato sempre di più alla storia della struttura.
«Abbiamo scoperto molto: come è nato il Torrione, come si è formato e come si è sviluppato nel corso dei secoli. I lavori ci hanno permesso di ricostruire una vera e propria cronologia delle trasformazioni della torre. Tra i ritrovamenti più significativi c’è la data del 1593, fondamentale perché testimonia il passaggio da un utilizzo prettamente militare a uno politico-amministrativo. Da quel momento la struttura non è più soltanto un punto di osservazione o una piazzaforte per i cannoni destinata al controllo del fiume, ma diventa un centro nevralgico del potere e della gestione della vita pubblica.
Alle spalle di questa struttura c’è una storia affascinante fatta di costruzione, ampliamenti e continue trasformazioni. Le ricerche storiche e archeologiche hanno ampliato in modo significativo le nostre conoscenze. Oggi sappiamo molto di più di quello che per lungo tempo è stato definito “Torrione Estense”, anche se estense, in realtà, non è. Questo territorio è sempre stato estremamente ambito: dopo gli Estensi arrivarono gli Sforza, quindi i Gonzaga e infine gli Spagnoli. Tutti vollero controllare questa posizione strategica, fondamentale per il dominio del territorio.»
Lo stesso Pezzini vorrebbe ora organizzare una conferenza per condividere le numerose curiosità storiche emerse nel corso dei quattro anni di restauro. E chissà che queste scoperte non possano presto trovare spazio anche in una pubblicazione.