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Rivarolo Mn, minoranza replica a Galli: «Le nostre domande restano senza risposta»

I consiglieri difendono l'operato di Pierluigi Marcante e Teresa Mazza, ritenendo che abbiano semplicemente svolto il ruolo previsto per ogni consigliere: «Leggere gli atti, fare domande e pretendere risposte, possibilmente veritiere. Non dovrebbe essere un gesto di coraggio, ma la normalità»

In foto Teresa Mazza

Non si placa il confronto politico sul disavanzo del Comune di Rivarolo Mantovano. Dopo la replica del presidente dell’Unione Terre dei Gonzaga, Massimiliano Galli, il gruppo consiliare di minoranza “Cambiamo Insieme” torna sull’argomento sostenendo che la risposta del presidente non abbia affrontato le questioni poste dalla mozione, ma abbia preferito spostare il dibattito su aspetti procedurali.

«Più che chiarire i punti sollevati – affermano i consiglieri – la replica conferma una prassi ormai consolidata: evitare il confronto nelle sedi istituzionali per trasferirlo sulle pagine dei giornali». Secondo la minoranza, la ricostruzione fornita da Galli sarebbe «parziale» e finalizzata più a delegittimare chi ha avanzato le richieste di chiarimento che a rispondere nel merito.

I consiglieri ricordano che la mozione riguardava il disavanzo di oltre 900 mila euro del Comune di Rivarolo Mantovano, le informazioni fornite al Consiglio dell’Unione e agli organi di stampa e le richieste di chiarimento formulate nel tempo. «La replica – osservano – si concentra invece sui trasferimenti del Comune all’Unione, un tema che nessuno ha mai contestato. È un po’ come chiedere l’ora e sentirsi spiegare come funziona l’orologio».

Respingono inoltre l’accusa secondo cui la mozione sarebbe stata presentata con l’obiettivo di «trarre in inganno» la maggioranza. «Nasce invece dalla necessità di capire come si conciliassero le rassicurazioni fornite in Consiglio con la successiva emersione del pesante disavanzo».

Ampio spazio viene dedicato alla figura di Pierluigi Marcante. Per i firmatari, il consigliere conosceva perfettamente regolamenti e numeri e sapeva che la mozione non avrebbe avuto i voti necessari per essere approvata. «L’ha firmata comunque perché non era un espediente procedurale, ma un atto politico. Forse il più significativo che un consigliere possa compiere quando ritiene esaurito ogni altro tentativo di confronto».

Secondo il gruppo di minoranza, Marcante avrebbe scelto «la strada più difficile», quella del controllo sull’operato dell’amministrazione. «Oggi – sostengono – sembra quasi rivoluzionario ricordare che un consigliere non è chiamato semplicemente ad alzare la mano, ma anche a vigilare su chi governa». Una visione che, aggiungono, contrasta con un clima nel quale «chi esce dal coro viene etichettato come protagonista, mentre il merito delle questioni passa in secondo piano e le domande restano senza risposta».

La minoranza interviene anche sul caso della Commissione per il Paesaggio. Pur prendendo atto che Galli ha spiegato di aver ritirato il punto all’ordine del giorno, i consiglieri evidenziano che non è stato chiarito il motivo del mancato esame della proposta. Secondo la loro ricostruzione, la consigliera Teresa Mazza, dopo aver esaminato la documentazione, avrebbe riscontrato alcuni errori materiali, tra cui un riferimento all’Unione dei Comuni Foedus, estranea alla pratica in discussione. Errori che sarebbero stati segnalati ad alcuni consiglieri di maggioranza, i quali avrebbero poi informato il sindaco. «Dopo le lezioni di procedura impartite dal presidente – osservano – viene spontaneo chiedersi come quegli errori siano arrivati fino al Consiglio senza essere rilevati dalla Presidenza».

Per “Cambiamo Insieme” la questione supera il singolo episodio e riguarda il funzionamento delle istituzioni. «Se ogni domanda viene interpretata come un attacco personale – sostengono – il problema riguarda il modo stesso di intendere il confronto democratico».

I consiglieri difendono infine l’operato di Pierluigi Marcante e Teresa Mazza, ritenendo che abbiano semplicemente svolto il ruolo previsto per ogni consigliere: «Leggere gli atti, fare domande e pretendere risposte, possibilmente veritiere. Non dovrebbe essere un gesto di coraggio, ma la normalità».

Il gruppo conclude ribadendo la volontà di proseguire nella propria attività di controllo. «Continueremo a fare il nostro dovere senza lasciarci intimidire. È un copione già visto: chi non applaude o esercita il proprio ruolo finisce nel mirino, mentre le domande restano ancora senza risposta».

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