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Spagna-Argentina, la finale del Mondiale nel gioco di due coppie cremonese e casalasca

Da un lato Stefano Miglioli di Cremona con la moglie spagnola Maria Del Val, da dodici anni in città; dall’altro Gianpaolo Fattori di San Martino del Lago con la consorte argentina Jo Casajus. Che vigilia è per loro?

Il servizio di CR1

Non è solo la seconda finale ispanofona della storia dei Mondiali, dopo Uruguay-Argentina del 1930. Spagna-Argentina di stasera sarà Yamal contro Messi, scontro generazionale per il trono globale e pure per il Pallone d’Oro. E pure, sul nostro orizzonte, un gioco delle coppie. Da un lato Stefano Miglioli di Cremona con la moglie spagnola Maria Del Val, da dodici anni in città; dall’altro Gianpaolo Fattori di San Martino del Lago con la consorte argentina Jo Casajus. Che vigilia è per loro?

L’attesa di una finale mondiale è sempre speciale. Anche per chi, da italiano, guarda la partita senza una squadra azzurra da sostenere. Nelle due famiglie, però, il tifo ha inevitabilmente un colore preciso. Anzi, due. Rosso e giallo da una parte, albiceleste dall’altra.

“Per me era la finale che volevo – sorride Maria – con l’Argentina c’è sempre un legame particolare: se vinciamo noi benissimo, ma se dovesse vincere l’Argentina sarei comunque contento, perché in fondo siamo un po’ fratelli. Ovviamente spero vinca la Spagna. Però in casa c’è sempre anche un affetto particolare per l’Argentina”.

Più deciso invece Stefano. “Mia mamma è spagnola, quindi io mi sento molto spagnolo. A questo punto – scherza l’uomo – forse anche più di mia moglie. Forza Spagna“.

Dall’altra parte del derby familiare, Gianpaolo Fattori ride: “Forza Albiceleste! Con mia moglie di fianco non ho alternative…”.

Jo Casajus, argentina di Rosario, conferma sorridendo: “Stamattina ho aperto il browser, ho visto il Doodle dedicato all’Argentina e mi sono emozionata. Fino a quel momento sembrava tutto normale, poi è arrivata l’ansia. Credo che in certi momenti della partita dovrò addirittura allontanarmi dalla televisione: non so se riuscirò a reggere la tensione”.

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Per chi è nato in Argentina, una finale mondiale è qualcosa che va oltre il calcio. “Ricordo ancora la partita con l’Inghilterra – racconta Jo –. In Argentina il Paese si era praticamente fermato: appuntamenti cancellati, uffici deserti, tutti davanti alla televisione. È una delle cose che un po’ mi manca vivendo qui. Se l’Argentina dovesse vincere, sarebbe bello poter uscire in strada a festeggiare come succede laggiù”.

Rosario, del resto, non è una città qualsiasi. “Sono rosarina – dice con orgoglio –. Tutta la mia famiglia è tifosissima del Newell’s Old Boys. Quando ero piccola uscivo sul balcone con la maglia rossonera. È la squadra dove è cresciuto Messi: un pezzetto di cuore resta sempre lì”.

Il Mondiale, invece, lo hanno seguito in modo diverso. “Confesso che, a parte qualche partita, non mi ha entusiasmato tantissimo – osserva Gianpaolo –. Ho trovato poca qualità. Però mi sono divertito a fare pronostici e spesso ci ho preso”.

Jo sorride: “Io invece all’inizio sembravo tranquilla. Poi, man mano che scorrevano i minuti, finivo praticamente incollata alla televisione. È impossibile non farsi trascinare. Quando senti l’inno argentino ti emozioni per forza”.

In casa Fattori le spiegazioni tattiche hanno un professore e un’allieva. “Lui mi spiega sempre tutto dal punto di vista tecnico – racconta Jo –. Io seguo con interesse, ma senza capire troppo di schemi e tattica”.

“Devo dire – ribatte Gianpaolo – che però la signora è tosta. Esce sempre alla distanza, proprio come l’Argentina”.

Se c’è una cosa su cui entrambi i fronti concordano è il valore delle due finaliste. “Abbiamo fiducia – dice Maria – perché questa Spagna mi ricorda quella che vinse il Mondiale in Sudafrica: partita piano, col pareggio contro Capo Verde, ha poi ingranato e, proprio come nel 2010, ha preso pochissimo gol. Ha fatto un percorso simile, è una squadra giovane, mentre l’Argentina ha tanti giocatori esperti. Credo che la Spagna abbia qualcosa in più”.

Stefano guarda oltre il risultato di stasera: “Questa Spagna mi piace perché nasce dal lavoro fatto con le Under. È un gruppo cresciuto insieme e mi auguro che anche l’Italia riesca a seguire quella strada, per tornare grande. Mi fa sorridere pensare che fino al 2008, anno dell’Europeo della Spagna che ha dato il via ai trionfi della Roja, quando c’era il derby Italia-Spagna tifavo la seconda perché aveva vinto meno. Ora sarebbe l’esatto contrario”.

E il Pallone d’Oro? Meglio il presente di Messi o il futuro di Yamal? Per Maria non ci sono dubbi: “Yamal è straordinario, ma è ancora giovanissimo. Messi, per quello che ha fatto e per la carriera che ha costruito, meriterebbe di chiudere vincendo ancora una volta”.

Infine il momento più delicato: il pronostico. Gianpaolo vede favorita la Roja: “Dico Spagna. Mi auguro faccia valere la sua qualità, a meno che non si faccia bloccare dalla tensione”.

Maria rilancia: “Uno a zero per la Spagna”. Anche dall’altra parte, nessuna scaramanzia. “Io dico Argentina, per forza”, sorride Jo.

Il più cauto di tutto è Stefano: “Per scaramanzia preferisco non dire niente. Mi limito a sperare”.

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