Cronaca

Regni e l’inchiesta David Rossi: “Ecco perché ho accettato questo incarico”

David Rossi, nato a Siena nel 1961, era il capo della comunicazione della Banca Monte dei Paschi di Siena quando il 6 marzo 2013, fu trovato morto sulla strada sulla quale si affacciava il suo ufficio presso Rocca Salimbeni, il palazzo nell’omonima piazza che è la sede centrale storica della banca

In foto Luigi Regni

Il colonnello dei Carabinieri Luigi Regni è stato per quasi un decennio comandante della Compagnia di Casalmaggiore, prima di trasferirsi nella vicina Guastalla per ricoprire lo stesso incarico.

Sin dall’inizio della sua attività investigativa è stato impegnato in casi che hanno creato clamore nel nostro Paese, a partire da quello sul mostro di Firenze fino all’omicidio della giovane pakistana Saman Abbas da parte della famiglia a Novellara.

In questi giorni il colonnello Regni, nonostante sia ormai in congedo, ha ricevuto un nuovo prestigioso incarico, che riguarda un altro dei casi che più hanno fatto discutere nel nuovo secolo: quello della morte dell’ex capo della comunicazione di Banca Monte dei Paschi di Siena David Rossi.

Al colonnello chiediamo come sia nata la collaborazione.
«Due mesi e mezzo fa ho incontrato l’onorevole Gianluca Vinci, che presiede la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Rossi. È un avvocato penalista di Reggio Emilia, e tramite un amico comune ci siamo trovati a chiacchierare. Abbiamo parlato anche della vicenda Rossi, e lui ha notato quanto io fossi aggiornato, sia pure attraverso le notizie pubblicate dai media. Mi ha chiesto così di entrare a far parte della Commissione».

In cosa consiste l’incarico affidatole? «Si sta cercando di ricostruire la vicenda attraverso una serie di audizioni, alle quali possono partecipare i soli parlamentari. Devo dire che il colonnello dei Ris di Roma, nelle vesti di consulente tecnico, sta facendo cose egregie con il team di periti e collaboratori di cui si avvale. Vinci mi ha chiesto di collaborare direttamente con lui, e così un mese e mezzo fa mi sono trovato a Montecitorio, dove mi è stato consegnato il tesserino che mi consente di entrare liberamente alla Camera. Il mio impegno consiste nel rivedere tutte le audizioni svolte negli ultimi due anni, che sono tantissime e tutte lunghe più di un’ora, cercando di scoprire se ci siano aspetti da approfondire. Mi sto rendendo conto che si tratta di una situazione molto intricata. Devo dire però che si sta facendo un lavoro egregio: raramente ho visto un tale livello di professionalità, a partire dal presidente Vinci che è un ottimo organizzatore».

Lei di andare veramente in pensione non ci pensa neppure.
«Sono in pensione da 4 anni ma questo incarico mi gratifica. Non è retribuito, ma posso svolgerlo a casa, spostandomi solo in occasioni particolari. Tra le prossime audizioni ce ne sono alcune legate alla criminalità organizzata. Ad esempio dovranno sentire in carcere Nicolino Grande Aracri (uno spietato boss della ‘ndrangheta attivo nella nostra zona, ndr). Io sentirò poi la sua audizione. Potrò anche sentirla in diretta con l’eccezione delle parti secretate».

Gli uffici della Commissione parlamentare d’inchiesta si trovano a Palazzo San Macuto, nei pressi della Camera dei deputati, e Luigi Regni è un collaboratore diretto del presidente Vinci. Ovviamente non possiamo chiedergli di entrare troppo nei dettagli.

«Non posso farlo anche per rispetto della figura del presidente, che è l’unico che può parlare dell’inchiesta. Non parlo nemmeno con i commissari, che sono onorevoli, ma solo con lui. Posso dire che la situazione è contorta, quel che sta emergendo è che all’epoca effettivamente la morte fu liquidata in fretta come un caso di suicidio, mentre le cose sembrano essere andate diversamente. Emergono intrecci, intrighi che fanno pensare a grossi interessi, ma tante informazioni si sono perse nel tempo».

Ricordiamo che già all’epoca dei fatti i dubbi furono molti anche su come vennero condotte le indagini.
«Tre magistrati della Procura di Siena furono indagati e poi assolti. Ci furono errori anche da parte delle forze dell’ordine, e omertà nel mondo della finanza e della politica. In un’audizione si afferma che un comandante provinciale di Siena sia stato tra i primi ad entrare nella stanza da cui cadde il corpo di Rossi, assieme ai pm, poi qualcuno affermò che poco dopo gli oggetti furono trovati disposti in maniera diversa, nonostante sappiamo bene tutti che le scene del crimine non vanno inquinate. Si disse persino che in un cestino si trovassero fazzoletti intrisi di sangue che poi scomparvero. Se aggiungiamo che all’epoca non furono fatte le analisi delle celle telefoniche, nonostante ci fosse una persona che, come si vede nel video della caduta di Rossi, stava parlando e si era fermato a osservare il corpo prima di allontanarsi, fa capire il livello di approssimazione. Ora le indagini si approfondiscono coinvolgendo anche la criminalità organizzata. Sul telefonino di David Rossi è stato trovato un codice che ricondurrebbe a una cassetta di sicurezza in una banca di Viadana, e tra i sentiti figura anche Angelo Salvatore Cortese, già figura della ‘ndrangheta e autore di 8 omicidi, oggi collaboratore di giustizia, che arrestammo a Casalmaggiore fingendo un posto di blocco».

Luigi Regni, 64 anni tra pochi giorni, è il coordinatore di una rete di controllo del vicinato a Colorno, dove risiede: un’iniziativa promossa dal Comune parmense, e gli è capitato più volte di sventare qualche truffa tentata ai suoi danni. Ne ha parlato anche alcuni giorni fa davanti alle telecamere della Rai nel programma “La vita in diretta”. Spesso poi tiene conferenze su varie tematiche (tra i temi che spesso lo vedono in prima linea c’è la violenza sulle donne) e dispensa consigli soprattutto agli anziani come far fronte ai tanti raggiri tentati dai truffatori.

«Mi rendo anche disponibile a trasmettere la mia esperienza sia come ex appartenente all’Arma sia come coordinatore di controllo di vicinato, tanto che tra qualche giorno parteciperò a un convegno regionale a Parma proprio su questo tema. So che ci sono diversi gruppi di whatsapp, con referenti anche a Casalmaggiore: io sono a disposizione per dare il mio contributo così come sono pronto ad accogliere anche suggerimenti».

È proprio vero che un carabiniere non va mai davvero in pensione.
«La verità è che spero di dare il mio contributo. Proprio ieri sera ho sentito il presidente Vinci, presto ci vedremo e gli farò presente i primi spunti che ho tratto dall’ascolto delle audizioni. L’incarico come ho detto mi gratifica, il fatto è che non riesco ad andare veramente in pensione, ma trovare nuovi stimoli è una cosa positiva perché ti tiene vivo e impegna la mente. Sono carico e volenteroso di fare quel poco che posso. Intanto mi studio per bene tutta la vicenda di David Rossi».

IL FATTO – David Rossi, nato a Siena nel 1961, era il capo della comunicazione della Banca Monte dei Paschi di Siena quando il 6 marzo 2013, fu trovato morto sulla strada sulla quale si affacciava il suo ufficio presso Rocca Salimbeni, il palazzo nell’omonima piazza che è la sede centrale storica della banca.

Solo un paio di settimane prima la Guardia di Finanza aveva perquisito il suo ufficio e la sua abitazione, oltre a quelle di altri dirigenti di MontePaschi. Le indagini vertevano sull’acquisizione della Banca Antonveneta, ma Rossi non risultava tra gli indagati.

Il 6 marzo come detto Rossi precipitò da una finestra del suo ufficio. Le prime indagini non sollevarono dubbi: un caso certo di suicidio, nonostante le tante perplessità espresse anche sugli organi di informazione. Si pensi che solo le immagini di una telecamera (delle 12 presenti sul posto) furono prese in considerazione. Solo l’11 marzo 2021 la Camera dei deputati istituì una Commissione parlamentare chiamata a ricostruire i fatti ed eventuali responsabilità di terzi, e un’altra fu costituita il 22 marzo 2023, presieduta da Gianluca Vinci, Fratelli d’Italia con un trascorso nella Lega. Il 3 marzo 2026 tale commissione ha escluso in modo definitivo l’ipotesi del suicidio: secondo le perizie del Ris e l’esito degli esami medico-legali e istologici svolti tra la fine del 2025 e i primi mesi del 2026, furono evidenziati alcuni elementi fondamentali. In primis le lesioni erano incompatibili con la sola caduta: sulla testa e sul volto di Rossi sono stati riscontrati segni di percosse subite in posizione inginocchiata prima della caduta. Quanto alla dinamica, secondo i consulenti il manager sarebbe stato trattenuto per i polsi fuori dalla finestra da una o due persone e poi lasciato cadere nel vicolo sottostante.

Infine dall’esame istologico dei polmoni è emerso che Rossi non morì all’impatto ma rimase in vita per circa 30-40 minuti, durante i quali avrebbe avuto concrete possibilità di salvezza se fossero stati tempestivamente allertati i soccorsi.

Alla luce di tali riscontri, la Procura della Repubblica di Siena ha riaperto le indagini sulla morte del manager. Gli approfondimenti degli inquirenti e le perizie tecniche in corso sono volti ad analizzare la dinamica esatta e l’altezza di un’eventuale persona presente nel vicolo o nella stanza, ed eseguire nuove audizioni di testimoni e accertamenti sulle lacune investigative riscontrate nella prima fase delle indagini. È qui che si concentra il lavoro della Commissione presieduta da Gianluca Vinci

V.R. 

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