Bulega campione del mondo, il legame con l’Oglio Po: «Lo operai nel giorno più difficile della mia vita»
Il 28 marzo 2024 Bulega fu operato a Casalmaggiore per la sindrome compartimentale cronica degli avambracci. A distanza di due anni, il primario Pedrazzini ricorda quella giornata e l'équipe dell'Oglio Po
Un legame stretto, strettissimo, con Cremona quello del nuovo campione del mondo Superbike Nicolò Bulega. Il titolo iridato, diventato matematico domenica scorsa al Cremona Circuit, si intreccia infatti con una storia iniziata due anni fa all’ospedale Oglio Po, quando un intervento chirurgico ha permesso al pilota di proseguire la propria carriera.
Era il 28 marzo 2024, una giornata molto particolare per il primario di Ortopedia Alessio Pedrazzini. Bulega, già paziente dell’Ortopedia Oglio Po da giovanissimo, nel 2019, quando gareggiava in Moto3, era tornato a Casalmaggiore per un problema agli avambracci.
«Il problema di Nicolò Bulega era la sindrome del compartimento cronica degli avambracci – spiega Pedrazzini –. È una condizione che si verifica purtroppo di frequente nei piloti, ma anche in altri sportivi sottoposti a elevate richieste funzionali. Si manifesta con dolore, indurimento degli avambracci, formicolio e una progressiva incapacità, nel caso del pilota, di governare la moto. È una condizione che rende impossibile gareggiare: o avviene l’incidente oppure il pilota deve fermarsi. Per questo va risolta chirurgicamente attraverso le fasciotomie degli avambracci».
Un intervento delicato, dunque, che ha coinvolto un’équipe dell’Oglio Po. «Ci siamo sentiti con il papà di Bulega, che mi ha ringraziato con un bellissimo messaggio di saluto e di ricordo dell’Oglio Po. Nicolò non è l’unico pilota che abbiamo seguito: c’è stato anche Alessandro Delbianco, che abbiamo operato più volte e che oggi è leader del campionato italiano. Ma non sono soltanto motociclisti di alto livello. Abbiamo seguito sportivi di tante discipline: dalla canoa alla boxe, dal rugby al football americano, dal motocross fino al freestyle. Tra medaglie d’oro, campioni del mondo e detentori di Guinness dei primati, ne abbiamo contati 19».
Il 28 marzo 2024, però, Pedrazzini dovette affrontare una giornata segnata anche da un lutto personale. «Quella mattina è morto mio padre. Mi ha chiamato mio fratello, che era già in ospedale, e sono andato a casa. Bulega mi ha scritto per farmi le condoglianze e chiedermi come comportarsi. Io ho fatto quello che avrebbe voluto mio padre. Era anche abbastanza contento del fatto che il figlio avrebbe avuto un altro paziente famoso: seguiva Bulega anche lui. Così, a metà pomeriggio, ho operato Nicolò».
Un intervento che Pedrazzini ricorda come un lavoro di squadra: «Quando si fa un intervento non c’è soltanto l’operatore. In quell’occasione c’era il dottor Nicola Bertoni, l’anestesista, il dottor Fornaro, oggi primario di Anestesia e Rianimazione, e gli infermieri: la ferrista Monica Soldi e Paola Branchi come infermiera di sala. È stata un’équipe e quella è stata la seconda volta in cui abbiamo operato Nicolò Bulega».
Infine, una curiosità che racconta quanto sia antica la passione di Pedrazzini per i motori. Nel suo studio conserva ancora una lettera ricevuta da Enzo Ferrari quando era bambino.
«Non avevo ancora compiuto nove anni quando scrissi una lettera a Enzo Ferrari, indirizzandola a Maranello. La imbucai e, quando tornai da scuola, mio padre mi fece trovare la risposta. Ferrari mi scriveva: “Caro Alessio, ti ringrazio della bella lettera e ti aspetto sabato prossimo per la tua venuta a Maranello”. È stato un grandissimo regalo. La passione per i motori, in genere, c’è sempre stata».