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Don Primo Mazzolari,
l’anteprima del testo
“Della Tolleranza”

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Nella foto, don Primo Mazzolari

L’ultimo appuntamento del percorso su «Fede e etica», organizzato dalla Fondazione Mazzolari, dalla libreria Cremonabooks e dalle Acli con il patrocinio del Comune di Cremona, e dedicato alla presentazione di testi di don Primo nella sua città natale, si terrà lunedì 22 aprile. Alle ore 21 presso la nuova Sede provinciale delle Acli, in via cardinal Massaia 22, sarà proposta in anteprima l’edizione critica del testo Della tolleranza, in uscita proprio in questi giorni con le Dehoniane e curata da don Bruno Bignami, presidente della Fondazione di Bozzolo.

Il testo è stato scritto nel marzo 1945 in piena clandestinità, mentre don Mazzolari era ricercato dai nazi-fascisti perché accusato di essere organizzatore della resistenza nel basso mantovano. È una meditazione sul tema della libertà e del valore dell’altro. Le riflessioni sulla tolleranza apparvero così provocatorie che don Primo non riuscì a pubblicarle in vita. Trovarono diffusione solo un anno dopo la morte, nel 1960, ma in forma molto rimaneggiata. Ora raggiunge le librerie nella sua versione integrale e originale.

Il testo Della tolleranza è stato definito dall’autore stesso «uno studio sulla tolleranza». In una lettera del 20 febbraio 1945 all’amico don Guido Astori, il parroco di Bozzolo rivelò: «Quando viene la sera, la testa non ne può più. Ma per resistere alla solitudine, questo (lo scrivere) è un aiuto provvidenziale». Don Primo scrisse per resistere alla solitudine e scrisse di speranza e di tolleranza. La confessione all’amico sacerdote rivelò l’animo ma anche il senso dell’opera: tornava nel libro, infatti, la considerazione che l’intollerante era un uomo solo. Scrivere e riflettere sulla tolleranza fu gesto di resistenza alla solitudine umana. Per Mazzolari era questione di sopravvivenza personale, di respiro interiore, prima ancora che condivisione di idee con altri. Il libro nacque come esercizio ascetico. Questo semplice fatto induce ad accostarlo oggi con atteggiamento meditativo: cosa è tollerabile della propria umana solitudine? Come resistere a ciò che non è sopportabile? Cosa possiamo portare con noi e su di noi delle vicende storiche in cui ci troviamo?

La serata di presentazione vedrà la presenza oltre che del curatore, don Bruno Bignami, anche di alcuni giovani di Rondine, cittadella della Pace, accompagnati dal loro presidente Franco Vaccari. Rondine è uno studentato universitario situato a pochi chilometri da Arezzo, dove giovani provenienti da Paesi in guerra, delle due parti in conflitto, imparano la pacifica convivenza. Rondine ha saputo trasformare la tolleranza in profezia: mostra che è possibile spezzare spade per farne aratri (Is 2,4). La testimonianza di questi giovani aiuterà a meglio comprendere che la tolleranza non è sopportazione o indifferenza rispetto all’altro, ma un prendersi carico della presenza del fratello fino ad abitare la divisione e la conflittualità. Come scrisse Mazzolari: «Non si è soli al mondo».

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