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Autostrade, iter
accelerato. Comitati:
manovra politica

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Le dichiarazioni dell’assessore regionale Maurizio Del Tenno, da noi anticipate il 13 aprile scorso, sulla partenza dei lavori per la realizzazione dell’autostrada Cremona-Mantova entro il 2014, e le rassicurazioni del membro del Cda di Autocisa Massimo Araldi sui tempi ridotti della realizzazione della Tirreno-Brennero, prossima all’apertura del cantiere per il primo lotto dopo l’assegnazione dei lavori alla ditta Pizzarotti di Parma, hanno scatenato la reazione dei comitati contro le autostrade Cr-Mn e Ti-Bre, che ha come referente Cesare Vacchelli.

“Agli annunci siamo ormai abituati”: attacca un documento del comitato. “Quelli riguardanti il Ti-Bre, innumerevoli, hanno origine dagli anni ’80. La Cr-Mn nata nel 2002 era data per conclusa nel 2007 per togliere dall’isolamento (quale?) questo territorio. Poi da realizzare in tre fasi costruttive in oltre 30 anni e di cui il primo lotto di circa 30/40 Km. Ora il grande annuncio: lavori subito ma per soli 14 Km”.

“La nostra convinzione – prosegue il comunicato – è che si voglia concludere l’iter amministrativo del progetto, in particolare la CDS, prima delle prossime elezioni amministrative della primavera 2014, per paura del nuovo clima politico e di una possibile bocciatura dell’intero progetto”.

Riportiamo quindi il prosieguo della nota diramata dal coordinamento dei comitati contro le autostrade Cr-Mn e Ti-Bre, che parteciperà alla manifestazione nazionale per la Mobilità Nuova in programma a Milano sabato 4 maggio.

La vera ragione di questa improvvisa ed inaspettata accelerazione nell’iter della Cr-Mn ha un solo nome: si chiama art.33  del D.L.179/2012, quello che prevede il credito d’imposta per i costruttori di infrastrutture. Lo ha ammesso lo stesso assessore regionale Del Tenno. Ora i giochi non possono più essere tenuti nascosti e, dal momento che i problemi finanziari per il Ti-Bre sembrerebbero risolti attraverso il contributo statale in conto credito d’imposta di 1,8 MLD di euro, Stradivaria ha dovuto scoprire le carte. O abbandonare ogni velleità, cosa che tutti si aspettavano, o continuare ad azzardare ma senza rischiare del proprio: cioè spendendo, meglio sperperando, i soldi pubblici del contributo regionale. Ma con quelli non si arriva a Piadena, come previsto in precedenza, ma ci si ferma molto prima a Pieve San Giacomo dopo soli 9,5 Km”.

Quanto alle risorse segnaliamo come nel bilancio 2013 della Regionale Lombardia si preveda il contributo per la Cr-Mn in una tabella allegata alla legge di bilancio dal titolo: “Elenco degli importi da iscrivere a bilancio in relazione alle spese pluriennali che travalicano il triennio – ALLEGATO 12”.

Qui la cifra complessiva di 89 MLN risulta spalmata sugli anni 2016-2017-2018-2019.

1^ annotazione: non c’è coerenza tra i tempi di erogazione del contributo e quelli di realizzazione 2014/2016 sbandierati sulla stampa in questi giorni. Ricordiamo infatti che il contributo verrebbe erogato sulla base degli SAL (stati avanzamento lavori) dell’opera;

2^ annotazione: nei bilanci pubblici ciò che veramente contano sono gli stanziamenti previsti nell’anno di competenza ( cioè 2013).

Nella l.r. 19/12/2012 n. 19, la legge di bilancio regionale per il 2013/2015 si legge inoltre che: “nelle more dell’adozione della legge nazionale richiamata dalla sopra richiamata l.costituzionale 1/2012, ai fini del rispetto del vincolo del pareggio del bilancio e del conseguente divieto di indebitamento, l’articolato al pdl bilancio prevede in via prudenziale che gli stanziamenti riferiti agli esercizi 2014 e 2015 relativi a eventuale spesa per investimenti, da finanziarsi con debito, non sono di natura autorizzatoria.”

Ci chiediamo, quale valenza e cogenza possano avere le cifre del contributo al progetto della Cr-Mn previste per il periodo 2016/2019.

A questo aggiungiamo il fatto che la Regione Lombardia si indebiterà quest’anno per oltre 2 miliardi e 450 milioni di euro.

Questo l’importo del mutuo che verrà acceso a copertura di tutti gli investimenti pregressi il cui finanziamento è stato fino ad oggi garantito dalla gestione dei flussi di cassa.

La sintesi del nostro giudizio è che ci troviamo di fronte alla scelta, secondo noi molto grave, di perseverare nella volontà di  realizzare un progetto privo di qualsiasi sostenibilità, men che meno economica. E questo per tentare di salvare una società come Centropadane (e quindi Stradivaria) la cui missione è ormai anacronistica e le cui potenzialità andrebbero riconvertite e messe a disposizione,  ad esempio, per la realizzazione di opere di messa in sicurezza del territorio ed in altre attività utili alla collettività.

Ma a scapito di quali altri possibili utilizzi la Regione Lombardia concederà il proprio contributo? La sanità, il sociale, il trasporto pubblico, le politiche per il risanamento della qualità dell’aria?

Le famiglie e le imprese non riescono ad accedere al credito con le conseguenze drammatiche che ben conosciamo e qui si regalano i soldi pubblici per un’opera semplicemente inutile e per la quale, inoltre, non esiste alcuna garanzia circa il suo completamento.

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