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Dalla Bassa a Milano
per far cambiare
strada all’Italia

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Nella foto, alcuni rappresentanti dei comitati ambientalisti cremonesi ieri a Milano

C’era anche una rappresentanza del Coordinamento Comitati contro le Autostrade Cr-Mn e Ti-Bre, di Salviamo il paesaggio Cremonese, Cremasco e Casalasco e del Coordinamento Comitati Ambientalisti Lombardia, alla manifestazione nazionale “L’Italia cambia strada”, organizzata ieri a Milano per “dire basta allo smog, all’economia del petrolio e a quella delle grandi infrastrutture stradali” e sostenere una “mobilità nuova”.

Questi i messaggi dei partecipanti, migliaia, al corteo per le strade del centro del capoluogo regionale: da piazzale della stazione a piazza del Duomo, una fiumana di persone ha chiesto che il paese “cambi veramente strada in tema di mobilità”.

“Il corteo si snodava festoso e, incredibile ma vero, le persone riuscivano finalmente a parlarsi, al posto dello smog il profumo degli ippocastani in piena fioritura, niente caos ma il sottofondo degli scampanellii delle biciclette”: racconta l’ambientalista Cesare Vacchelli. “Verso le 16,30 l’arrivo in Piazza Duomo dove abbiamo ascoltato i bellissimi interventi conclusivi tra cui quelli degli esponenti della Rete per la #MobilitàNuova, gli organizzatori, a cui va tutto il nostro ringraziamento per quello che hanno saputo fare. Tutti eravamo ormai confluiti in piazza occupandola in ogni sua parte. Ai piedi del sagrato del Duomo l’enorme striscione giallo di Legambiente con la scritta ‘No allo smog’. Quasi una specie di preghiera laica, una supplica, affidata alla maestosità del Duomo e delle sue guglie protese verso il cielo”.

“Comitati e associazioni, pedoni, ciclisti, pendolari e automobilisti loro malgrado, tutti insieme per dire basta allo smog, all’economia del petrolio e a quella delle grandi infrastrutture stradali”: fanno sapere dal Coordinamento dei Comitati contro le Autostrade Cr-Mn e Ti-Bre, grandi opere che riguardano direttamente il territorio casalasco e che nell’ultimo periodo sono state oggetto di dichiarazioni tese a sottolineare un’accelerata nei tempi di realizzo, come riportato negli articoli correlati.

“Per soddisfare la domanda di mobilità del 2,8% delle persone e delle merci – denunciano gli ambientalisti – si impegna il 75% dei fondi pubblici destinati alle infrastrutture del settore, mentre all’insieme degli interventi per le aree urbane e per il pendolarismo (dove si muove il 97,2% della popolazione) lo Stato destina solo il 25% delle risorse”.

“Non si può continuare così”: avvertono dai comitati. “Per questo è partita la raccolta di firme (obiettivo un milione di adesioni) per una proposta di legge di iniziativa popolare che vincoli almeno i tre quarti delle risorse statali e locali disponibili per il settore trasporti a opere pubbliche che favoriscono lo sviluppo del trasporto collettivo e di quello individuale non motorizzato”.

Questo il leitmotiv degli ambientalisti: “La mobilità nuova sposta i soldi per muovere le persone. La mobilità vecchia sposta le persone per muovere i soldi”.

“Ieri – chiosa Cesare Vacchelli – abbiamo contribuito a dare una spallata alle vecchie idee, alle consunte politiche nazionali e regionali che espongono la nostra collettività a gravi rischi per la salute e ad enormi spese per costruire le infrastrutture del passato, quando invece c’è un gran bisogno di futuro”.

Simone Arrighi

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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