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Sikh, mano tesa
sul caso Marò: “Serve
corte internazionale”

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Odore di spezie tipico, per piazzare subito il visitatore in medias res, a partire dall’olfatto. Barbe lunghe e turbanti, pezze coloratissime e tuniche variopinte. No, non è un film né un luogo comune. Un ampio spiazzo che dall’esterno potrebbe sembrare una sorta di cascinale moderno e dentro, invece, rivela tutta la magia di un mondo a Oriente.

Da qui, da Martignana di Po, oggi alle 13.30 partirà la carovana che porterà a Casalmaggiore migliaia di Sikh a sfilare dalla Baslenga a piazza Garibaldi. Una manifestazione che, in sé, ricorda il martirio di questa minoranza religiosa (20mila morti) durante la distruzione del Tempio d’oro del 1984 da parte del governo indiano. E a proposito di governo, è impossibile non entrare nella più stringente attualità, pensando alla situazione dei Marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, ancora in India in attesa di regolare processo. La religione Sikh nasce nel 1469, ma solo con l’istituzione del battesimo da parte del decimo Guru (nel 1699) acquisisce una sorta di forma ufficiale. Dieci i Guru venerati fino al 1708, anno della morte dell’ultimo, dopo la quale i Sikh venerano il Libro Sacro. A Casalmaggiore, nella fattispecie sarà ricordato, poiché questo prevede il calendario Sikh, il Guru Arjun Dev Ji, il quinto della serie. Già, ma l’attualità? L’accoglienza è ottimale, i Sikh presenti ci chiedono solo, per entrare nella stanza del Libro Sacro, di togliere le scarpe e indossare una bandana per coprire la testa. “E’ una forma di rispetto, noi siamo una religione aperta a tutti: il nostro Tempio d’oro in Punjab ha quattro porte, perché accogliamo più di una religione. Noi accogliamo tutti”.

Un po’ si esagera, crediamo: “Oggi arriveranno 10mila persone, l’anno scorso erano 4mila, ma stavolta arriveranno da Parma, Mantova e Cremona”. Difficile credere a questi numeri, ma di sicuro i Sikh a sfilare pochi non saranno. E sarà una festa di colori e suoni, si spera anche di integrazione. Marò permettendo. “Cosa pensiamo dei Marò?” si chiedono i nostri interlocutori, a precisa domanda “. Beh, premettiamo che il Kerala, regione dove il fatto è accaduto, dista 1400 km dal Punjab: è un altro mondo. Detto questo, siamo dell’idea che debba esserci un regolare processo da parte però di una corte internazionale. La giustizia inidiana è troppo distante dalla giustizia europea, davvero troppo: c’è un abisso”.

Quindi se, come sembra, vi verrà chiesto di lanciare un messaggio al vostro governo lo farete? “Il nostro primo ministro Manmohan Singh è un Sikh, ma non credo che, da qui, possiamo fare molto. Siamo dalla vostra parte, dalla parte della giustizia, questo sì. Detto questo, per noi oggi vuole essere solo una festa, non un motivo per fare polemica”.

Le donne preparano le verdure per il pasto di stasera, altre stirano vestiti per essere completamente in ordine al passaggio del Libro Sacro. “Oggi festeggiamo anche dieci anni esatti nel casalasco.  Il 29 giugno 2003 abbiamo firmato il rogito per acquistare questo spazio”. “Anche se io” precisa uno degli interlocutori, il più anziano “mi sento un po’ italiano da sempre: da quando mio padre, dal 1939 al 1945 in Italia, combatté con gli alleati per la Liberazione della vostra patria”.

Giovanni Gardani


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