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Casa Zani è del comune
di Casalmaggiore. Ferroni
rompe con le minoranze

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Alla fine è durata 40 minuti, dibattito e votazione comprese. Una chiusura lampo di una vicenda, quella su Casa Zani, aperta tre mesi fa e che lunedì sera in consiglio comunale doveva necessariamente trovare una soluzione. O si accettava la donazione dell’immobile da parte del noto Maestro di musica, oppure la si rifiutava: tramite un no o un rinvio della discussione, faceva poca differenza.

Casa Zani passa dunque al comune di Casalmaggiore, con i voti favorevoli di tutto il consiglio eccetto il voto contrario di Orlando Ferroni, il consigliere che per primo fece saltare l’accordo in quella seduta infuocata e che per il concesso di lunedì aveva promesso sorprese. Sorprese che non sono mancate. Ferroni in primis ha presentato un’interrogazione urgente dove il consigliere di minoranza ha richiesto le scuse del sindaco Claudio Silla e del presidente del consiglio Calogero Tascarella in merito alle offese ricevute nel consiglio caldo sopra citato. Silla e Tascarella hanno detto di essere anche disposti a scusarsi a patto di vedere da parte del consigliere un avvicinamento e un’apertura. Che non si è però vista. “A questo punto anche noi possiamo ritenerci offesi dal suo comportamento” ha spiegato Silla, mentre Carlo Gardani del Listone ha prima difeso Ferroni, spiegando che in realtà non aveva offeso nessuno, poi ha cercato di fare da mediatore: “Auspico la condivisione della scelta finale. E auspico anche che le opposizioni, sin dalle prossime decisioni, vengano coinvolte maggiormente in ogni decisione. Solo così eviteremo altro caos. Su Casa Zani si può rivedere il piano d’azione su quella casa, ma non possiamo rinviare la votazione”.

L’interrogazione di Ferroni ha se non altro fatto slittare in apertura di consiglio la discussione su Casa Zani, prevista inizialmente come punto 4. Ferroni ha peraltro criticato il comportamento delle minoranze, evidentemente presentendo il voto favorevole alla donazione di Listone e Lega Nord. “E io dovrei unirmi con questi?” avrebbe chiesto ironicamente il consigliere.

Tornando nel merito di Casa Zani, Ferroni ha demandato ad uno scritto tutte le sue perplessità. “Unite ad una proposta” ha spiegato “perché non vogliamo distruggere, ma costruire insieme”. “Ritengo” ha letto Ferroni “che il gesto del Maestro sia da encomio, sia nobile e qualificante per la persona e per Casalmaggiore. L’amministrazione però ha l’obbligo di dimostrare l’interesse pubblico di ogni scelta, valutandone costi e benefici”.

Poi Ferroni è entrato nello specifico dell’articolo che regola le donazioni modali, ossia il 793 del Codice Civile. “Come donazione modale il donante impone un peso a carico del donatario, ossia delle condizioni, e mantiene dei vantaggi che può anche concedere ad altre persone. Perciò vanno definiti alcuni passaggi: 1) va dimostrato l’interesse pubblico e la pubblica utilità del bene donato; 2) va messa nero su bianco una bozza definitiva dell’atto di cessione, elaborata da un notaio. Non basta la sola lettera di intenzioni del Maestro; 3) va fatta una valutazione economica del bene; 4) va promosso uno studio di fattibilità per la messa a norma dell’edificio e dell’area circostante, che preveda varie operazioni come la verifica acustica, l’abbattimento di barriere architettoniche, il risparmio energetico, etc…; 5) un tecnico comunale deve effettuare un computo metrico e un pertinente quadro economico che stimi i costi da sostenere da parte dell’amministrazione; 6) va valutata la capacità finanziaria dell’ente comune, attraverso la stima ponderale dei costi fissi da porre a bilancio per tot anni. Il tutto con l’approvazione del revisore dei conti e della sezione regionale della Corte dei Conti, per evitare l’accusa di danno erariale; 7) va certificato che l’interesse generale sia superiore all’interesse privato”.

Infine la proposta: “Chiediamo di ricercare la costituzione di una fondazione-associazione, che tramite un accordo consortile si faccia promotrice della ricerca di sponsor per la compartecipazione dei costi. Noi ci tuteliamo: voteremo solo quando avremo le idee chiare, quindi proponiamo di rinviare il punto”.

Secco il no di Silla. “Non perdiamo altro tempo. Parliamo di una casa che vale oltre un milione di euro, che ci viene donata. Abbiamo parlato anche troppo, ora si assuma le sue responsabilità”. Dopo un po’ di caos, Silla ha minacciato di chiedere una mozione d’ordine, poi ha invitato a votare, mentre Tascarella ha spiegato che “dopo i sorrisi della conferenza stampa di giovedì, mi aspettavo onestamente un voto unanime”.

L’assessore ai Servizi Sociali Pierluigi Pasotto ha ricordato che Casalmaggiore ha vissuto di lasciti modali, ricordando la Fondazione Busi, la Fondazione Genovesi a Vicobellignano e ancora, a San Giovanni in Croce, l’Aragona. “Cosa saremmo senza lasciti modali? Ferroni mi delude, perché mette la politica prima della prospettiva futura del nostro comune”. Un pensiero condiviso dal consigliere del Listone Ermelinda Casali (“peraltro quando venivano donati, questi immobili erano fatiscenti e sono stati sistemati nel tempo”).

Per la Lega ha parlato (prima volta in consiglio) Marco Gerevini, che ha sancito il definitivo abbandono di Ferroni su una posizione solitaria. “A caval donato non si guarda in bocca: conosco il Maestro Zani e so che dona col cuore, quindi accettiamo” ha detto il consigliere.

L’assessore alla Cultura Ettore Gialdi ha lodato il gesto disinteressato del Maestro Zani. “Noi come unico vincolo abbiamo quello di essere all’altezza di questa donazione”, mentre Ferroni ha chiuso la sua dichiarazione di voto, spostando l’orizzonte sul piano politico, dopo la querelle legale. “Quello che sta accadendo non è nella perfetta legalità. Votiamo contro per questo e perché fuori c’è gente che non sa cosa mangiare. Ai disoccupati bisogna dare la minestra, non la musica da ascoltare a Casa Zani. Spenderemo 60mila euro immediatamente e la gente fuori ha fame”.

Ha chiuso, prima della votazione, Claudio Silla. “Quella dei 60mila euro è una panzana e lo dimostra il fatto che tre mesi fa parlava di 400mila euro necessari per sistemare la casa. Se votiamo tra altri tre mesi forse salta fuori che incassiamo…”. Il voto ha chiuso il dibattito: Casa Zani è passata al comune, sancendo la fine di una battaglia rovente. L’applauso finale, oltre che di gratitudine, è apparso quasi di liberazione.

Giovanni Gardani

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