Un commento

“Solo da qui,
solo Pomì”: lo slogan
che fa discutere i media

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Da domenica il sacrosanto diritto del Consorzio Casalasco del Pomodoro di difendere le proprie produzioni, informare la clientela e tutelare i mercati esteri ha scatenato un vivace dibattito sui social network ed è finito sulla stampa nazionale. “Solo da qui. Solo Pomì” con un grande pomodoro rosso sulla cartina dell’Italia ma posto a cavallo di Lombardia ed Emilia è infatti l’immagine che il Consorzio (330 aziende agricole associate e 220 milioni di fatturato l’anno, il 75% dei pomodori raccolto tra Cremona e Mantova) ha scelto per la nuova campagna pubblicitaria che rivendica l’origine geografica del proprio prodotto. Domenica le ultime pagine dei  quotidiani nazionali portavano l’efficace pubblicità della Pomì. Il pomodoro è uno dei prodotti mondiali più conosciuti del brand agroalimentare italiano. La pubblicità ha scatenato le discussioni, proprio perchè uscita nel momento in cui vengono a galla le notizie del terribile inquinamento di oltre trecento chilometri quadrati in Campania, la cosiddetta terra dei fuochi, provocati dagli sversamenti dei veleni industriali “affidati” alla camorra.

Non c’è dubbio che la pubblicità della Pomì sia efficace (realizzata da “Italiabrandgroup”), viste anche le discussioni che ha subito provocato. E dice Costantino Vaia, direttore del Consorzio: “«Da tempo ci battiamo per la trasparenza sull’origine dei nostri prodotti. Lo riteniamo un valore aggiunto ew una garanzia nei confronti del consumatore». Ed aggiunge in una dichiarazione al Corriere della Sera: “Ci teniamo a ribadire i valori di legalità e tutela ambientale che stanno alla base del nostro lavoro – continua Vaia – e dunque a chiarire da dove arrivano i pomodori che usiamo. E’ un’esigenza ad esempio molto sentita su mercati come quello inglese o americano dove siamo presenti da tempo. E’ anche una rivendicazione del made in Italy di fronte all’invasione dei pomodori cinesi»

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Commenti
  • JUNKA

    L’origine del prodotto è importante, ma anche la qualità. Il km zero serve a sostenere l’economia locale, il Biologico a far mangiare bene.

    La Globalizzazione dei prodotti agricoli è un non senso per l’Italia, ma qualcuno avrà firmato i trattati internazionali che hanno permesso l’importazione del “triplo concentrato” di pomodoro cinese e qualcuno lo stà confezionando spacciandolo per italiano sui mercati internazionali e qualcuno lo stà vendendo ai consumatori finali italiani ignari dello schifo che si mettono nel piatto a causa della legislazione vigente che volutamente è omertosa sulla provenienza del cibo, costringendo i produttori a spendere soldi in pubblicità per distinguersi??????????