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L’artista Federico
Fattinger si racconta
a Scandolara Ravara

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Nella foto, Federico Fattinger

I modi compiti di un gentiluomo, l’anima che si legge nelle sue canzoni, la volontà di mettersi in gioco e raccontare come si cresce, narrando se stesso. Federico Fattinger, talento musicale lanciato dal secondo posto a Italia’S Got Talent 2010, a 23 anni regge il peso del successo senza svendersi, con un sorriso e la solita grazia. La stessa che mostrerà anche a Scandolara Ravara sabato mattina, nell’incontro in sala polivalente organizzato per “BiblioCafè” con le scuole elementari. “Dal 2010 sono maturato moltissimo” spiega “a livello caratteriale e professionale. Ho portato avanti studio e attività musicale, accrescendo il mio bagaglio e ho partecipato a diversi progetti”.

Tra questi una compilation (30mila copie) denominata “Musica e Parole – 10 in poesia” composta da artisti come Iva Zanicchi, Patty Pravo, Mario Lavezzi; un libro testimonianza “Perché (io) credo – L’avventura della vita non avrà mai fine”, distribuito in 11mila copie da Piemme Editore; una preproduzione discografica suonata da musicisti giovanissimi, tra i quali Francesco Camin, vincitore del Premio Lunezia, registrato a Riva del Garda, da dove Fattinger proviene. E c’è pure un legame col cremonese. “Sto lavorando con la Compagnia di danza Cremonese “PosainOpera Ballet”, nella quale sono pianista e cantante. Portiamo in giro uno spettacolo modulare che spazia da cover elaborate di brani editi e miei inediti. A “Italia’s Got Talent” ho raggiunto il mio scopo in quel momento, ossia emozionare me e il pubblico, prima che vincere. Ne sono uscito forgiato ma non sono una creazione televisiva e non sono un tipo da “popolarità subito e guadagni facili”. Certo mi è spiaciuto non vincere un premio da 100mila euro al talent, ma è stato meglio non dover realizzare subito un cd: ho infatti maturato una crescita stilistica nei testi, nella presenza scenica, nella musica. Non baratterei mai la possibilità di fare un cd con tutto quello che, di contro, sto realizzando”.

A Scandolara parlerai a ragazzi molto più giovani di te. “E’ un’interazione che apprezzo. Testimoniare il mio mestiere – quello dell’artista è costantemente precario, e il mio passa da cantautorato, arrangiamento musicale, stesura di testi anche per terzi, ascolto e ricerca musicale tra voce e pianoforte – è un modo per orientare nuove generazioni. Ma la base è l’umiltà, unita alla coscienza delle proprie doti e dei propri limiti e dell’importanza della propria arte. E tutto questo vale anche senza essere ai vertici”.

La musica di oggi è cultura o spettacolo? “Risposta complessa. In linea di massima c’è più cultura nella musica non televisiva così come ci sono artisti che hanno confessato che nello show-business la cultura non è priorità. Questo è un dato negativo”.

E i talent? Andrebbero ripensati? “Hanno un grosso riscontro, dunque restano un’opportunità da cogliere, consci delle variabili: oggi chiunque può essere nessuno e domani essere sul tetto del mondo. Non essendo autore, non posso dare suggerimenti sulla formula: ma mi piacerebbe vedere un talent per soli musicisti o autori. Le dinamiche sarebbero più divertenti e articolate di quanto si pensi: il nostro non è un mondo ingessato. Mi accontenterei che passasse, un giorno, il concetto che l’arte musicale è impegnativa e non va percepita, come in tv accade, come “semplice”. Deve passare il messaggio che il talent show è un’opportunità, appunto, non un punto di arrivo o una fonte di guadagno”.

E intanto Rai Tre sta partendo con un talent di scrittori. “Può funzionare. Tutto sta all’intelligenza di chi lo segue. Però molto dipende dallo share e quindi andiamo a monte del problema: l’educazione culturale-televisiva degli ultimi venti anni ha soffocato l’approfondimento. Eppure siamo un popolo colto, anche se tendiamo a nasconderlo. Preferiamo accrescere l’ignoranza, la non cultura, che porta caos, confusione, disinformazione”.

Chiudiamo con un casalese: Maurizio “Mauri” Scaglioni a X-Factor ha sfiorato la finale live in Israele. “Gli faccio un grande in bocca al lupo, l’ho seguito e mi è piaciuto molto. L’eliminazione è ininfluente: lui è rimasto se stesso, ha messo in gioco e mantenuto le proprie particolarità. E’ cresciuto senza snaturarsi: e questo vale più di una finale live”.

Detto che chi è arrivato a un passo dal primato, è un complimento sincero.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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