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Dalla Diocesi quattro
linee guida per prossime
elezioni amministrative

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Dal sito della Diocesi di Cremona

CREMONA/CASALMAGGIORE – “Il contributo dei cattolici al governo delle comunità locali e per l’integrazione europea” . Questo il titolo del documento stilato dalla Commissione diocesana per la pastorale sociale e del lavoro in vista delle prossime consultazioni elettorali di maggio, in cui si voterà per il rinnovo di alcuni Consigli comunali (con la scelta diretta del sindaco) e per l’elezione dei nuovi membri del Parlamento europeo. Un discorso che riguarda, dunque, anche Casalmaggiore, chiamata a rinnovare il consiglio comunale. Il testo, che come precisa il sottotitolo intende essere “Una riflessione pastorale in vista delle prossime elezioni amministrative ed europee”, è suddiviso in quattro capitoli.

I. È tempo di partecipazione

Nella parte introduttiva – intitolata “È tempo di partecipazione” – è evidenziato anzitutto come “partecipare con il voto all’amministrazione della cosa pubblica è diritto e dovere di ogni cittadino e per i credenti è parte integrante della loro vocazione di laici cristiani”. “Ci troviamo all’interno di un panorama politico e istituzionale nazionale bisognoso da troppo tempo di riforme – prosegue il documento – e nell’ambito di un processo d’integrazione europea troppo lento”. Da qui l’invito “a riscoprire le motivazioni per andare a votare e per prepararci a un impegno serio e gratuito a favore delle nostre comunità”.

II. Per un rinnovato impegno dei cristiani in politica

Proprio in questo senso nel secondo capitolo (“Per un rinnovato impegno dei cristiani in politica”) le comunità parrocchiali sono sollecitate a svolgere un’azione di sensibilizzazione dei credenti, con l’obiettivo di compiere scelte informate e mature. Per questo il documento è stilato anche in altre due versioni più agili: una destinata ai Consigli pastorali, l’altra per una più capillare divulgazione attraverso i bollettini e i siti parrocchiali.

III. I principi imprescindibili per un politico cristiano

“I principi imprescindibili per un politico cristiano” è il titolo della terza parte, che focalizza l’attenzione su quattro aspetti: “La persona al centro dell’azione politica”, “La ricerca del bene comune”, “I principi di solidarietà e sussidiarietà” e “L’inclusione sociale degli ultimi”. Proprio queste attenzioni sono individuate come criteri per la scelta dei candidati e dei programmi elettorali.

a) La persona al centro dell’azione politica

Nello specifico è chiesto a coloro che si candidano per il Parlamento europeo di salvaguardare l’unicità e la grandezza della persona umana: nel suo assetto genetico non manipolabile, in ogni sua età, dal concepimento al suo naturale tramonto, e in ogni razza, nazionalità, stato o credo religioso, e che si esprima nel rispetto della legalità.

b) La ricerca del bene comune

Ricordando che l’agire politico ha la finalità di perseguire il bene comune, il documento sottolinea come l’individuazione e l’edificazione del bene comune sia un compito che, attraverso i meccanismi di partecipazione e confronto, deve impegnare e coinvolgere tutti i membri della società. Anche la Chiesa – si precisa ancora – nell’occuparsi del bene della società umana deve agire non per preservare un “interesse cattolico”, bensì per offrire il suo peculiare contributo nel costruire il futuro della comunità sociale in cui vive e alla quale è legata da vincoli profondi. Dunque, il primo modo per promuovere il bene comune è indirizzare, al momento di esercitare il diritto di voto, il proprio consenso verso candidati che non abbiano interessi personali, e che siano intenzionati a favorire la partecipazione democratica nell’amministrare la cosa pubblica.

c) I principi di solidarietà e sussidiarietà

Il riferimento al bene dell’intera comunità tiene in stretta relazione sussidiarietà e solidarietà. Il principio di sussidiarietà da una parte riconosce che ogni persona, famiglia o istituzione ha qualcosa di originale da offrire alla comunità; in particolare riconosce alla famiglia il diritto alla libertà di educazione e di scelta della scuola per i propri figli. Dall’altra la sussidiarietà non può divenire giustificazione o difesa degli interessi di parte. Ai corpi sociali intermedi viene riconosciuto un ruolo sociale importante, ma sempre in vista dell’edificazione del bene comune. Il principio della solidarietà – ricorda il documento – nasce dalla consapevolezza del debito che tutti i cittadini hanno nei confronti della società in cui sono inseriti, e porta a pensare e costruire una società inclusiva, in primo luogo dei più deboli.

d) L’inclusione sociale degli ultimi

Per approfondire il tema dell’inclusione sociale degli ultimi il documento riprende due passi dell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco ai numeri 186 e 201.

IV. Alcune questioni importanti

La quarta parte concentra l’attenzione in particolare su coloro che intendono candidarsi, ponendo “Alcune questioni importanti”, come precisa proprio il titolo di quest’ultimo capitolo. Parola d’ordine “integrazione”: “europea” prima; “territoriale” e “sociale” poi. In chiusura, quindi, l’attenzione a “La tutela, l’accesso e l’uso dei beni comuni”.

a) L’integrazione europea

Il documento invita a pensare all’Europa non come la semplice somma geografica di tanti Paesi indipendenti, ma come integrazione politica. Da qui la richiesta, a coloro che andranno a rappresentare l’Italia a Strasburgo e a Bruxelles, di assumere con decisione l’impegno di dar vita a un sistema politico più integrato, che parta da una rappresentanza vera e diretta dei cittadini e sappia costruire un’organizzazione politica dotata di una visione condivisa di pace e giustizia, che affronti all’unisono le sfide della politica internazionale, come le politiche per il lavoro, l’istruzione e l’integrazione sociale nei Paesi Membri.

b) L’integrazione territoriale

Poi lo sguardo va all’ambito locale, ricordando come anche le comunità cristiane, chiamate all’integrazione pastorale, debbano educare alla collaborazione e promuovere l’integrazione sociale e territoriale. Il documento, evidenziando come il territorio cremonese presenti storicamente una drammatica frammentazione amministrativa, guarda poi ai prossimi amministratori locali nella consapevolezza che dovranno essere loro a scegliere con quali realtà limitrofe aggregarsi per formare una unità territoriale funzionale a garanzia dei bisogni della loro comunità (gestione dei servizi essenziali, scolarizzazione, sicurezza, viabilità, assistenza sociale ecc.) e quale forma giuridica adottare per raggiungere questi obiettivi. Diverse le opzioni che si presentano: fusione dei Comuni (legame definitivo tra più Enti con la formazione di una nuova Amministrazione comunale di maggiori dimensioni) e unione dei Comuni (ove gli Enti storici rimangono soggetti istituzionali autonomi, e nasce una nuova Amministrazione sovra-comunale con specifici compiti: tributari ed amministrativi). La prima forma predilige la stabilità, la seconda si presta a ulteriori ripensamenti.   In questa prospettiva potrà emergere un’idea di comunità umana aperta e inclusiva.

c) L’integrazione sociale

L’obiettivo della società inclusiva – precisa ancora il documento – vede oggi, come soggetti privilegiati, la famiglia e gli immigrati. La famiglia è il soggetto destinatario privilegiato di ogni scelta politica. Alla famiglia, infatti, per la Comissione diocesana per la pastorale sociale, vanno riconosciuti l’identità di soggetto sociale e un ruolo sociale fondamentale per il benessere dell’intera comunità. In questo senso la famiglia va, in primo luogo, definita giuridicamente, sia a livello europeo che locale, come unione matrimoniale tra uomo e donna con un progetto generativo, distinta da forme di convivenza di individui che decidono di vivere assieme e sono titolari di altra soggettività. La famiglia, per il suo ruolo sociale, dovrà essere considerata anche come “soggetto fiscale” per riconoscerle  una condizione di priorità. Ai fini del calcolo delle imposte locali e nella compartecipazione ai costi dei servizi alla persona il documento invita a considerare la situazione reddituale della famiglia con l’applicazione di coefficienti in modo crescente secondo il numero dei componenti della famiglia stessa, seguendo l’indicatore di situazione economica ISEE.

Riguardo all’immigrazione il testo invita ad affrontare la tematica con politiche di accoglienza accompagnate da politiche di integrazione, mirate alla relazione e allo scambio culturale. Al riguardo la scuola risulta essere luogo profetico d’incontro con l’alterità, di educazione al confronto e di fraternità: è ormai necessario – sottolinea il documento – riconoscere la cittadinanza a chi è nato in Italia e ha percorso l’iter scolastico obbligatorio.

d) La tutela, l’accesso e l’uso dei beni comuni

Il servizio al bene comune di una comunità mette in gioco il rapporto con i beni comuni. Acqua, scuola, aria, territorio, salubrità dell’ambiente, sono fondamentali per la vita umana, e laddove è in gioco la vita umana e l’ambiente che la custodisce – rileva il documento – occorre ricorrere a meccanismi che non siano solo quelli dell’efficienza aziendale. Per questo le amministrazioni che usciranno dalla prossima tornata elettorale saranno chiamate a esercitare la loro responsabilità gestionale dei beni comuni nel contesto della crisi economica attuale. I casi frequenti di famiglie che non riescono a pagare le utenze – afferma ancora il documento – esigono scelte di diversificazione delle tariffe, proporzionate alle possibilità economiche certificate di ogni famiglia in difficoltà. Infine il dibattito intorno ai rifiuti, alla qualità dell’aria nella pianura padana, alla vocazione agricola del territorio, richiede politiche coraggiose in favore di un impiego sostenibile delle risorse, in grado di tutelare l’ambiente in cui viviamo dal degrado e da un progressivo depauperamento.

Il testo integrale del documento “Il contributo dei cattolici al governo delle comunità locali e per l’integrazione europea” è scaricabile dal portale www.diocesidicremona.it.

redazione@oglioponews.it

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