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L’uomo come “Insecto”,
il simbolismo dei Muvs
convince il Comunale

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Nella foto un momento dello spettacolo

CASALMAGGIORE – Danza come simbolismo, gruppo come emanazione di intrecci spazio-temporale che vivono di squarci, aperture e cambi di registro improvvisi. Soprattutto un’ora e venti di spettacolo che ha attirato martedì sera i 250 del Teatro Comunale di Casalmaggiore, presenti per assistere allo spettacolo dei Muvs, compagnia locale formata dal coreografo e danzatore Alessandro Formis e dalle danzatrici Chiara Froldi, Azzurra Cerioli, Pamela Carena e Melissa Bosio.

Non si creda però che, per celebrare la giornata internazionale dedicata alla danza, il Comunale abbia fatto registrare così tante presenze soltanto per la provenienza autoctona degli artisti. Lo spettacolo “Insecto” è stato infatti di grande livello, per il modo in cui ha scompaginato i meccanismi narrativi classici, osservando il tutto in un continuo rimando di gesti sofferti e raramente liberatori che hanno affiancato la natura dell’insetto, sottomesso, spesso non visto e non ascoltato ma indispensabile per il cosmo (tanto che, come recitava la frase sul volantino all’ingresso, “se gli insetti venissero distrutti, tutto l’ambiente precipiterebbe nel caos”), all’uomo, dominatore e superiore, ma spesso non così diverso nella sua infelicità.

Un confronto che ha vissuto di simboli, come detto, e di dettagli storici: particolarmente dura la riproposizione del regime nazista quando a Berlino nel 1943 passò il concetto che “liberarsi dai pidocchi non è una questione di ideologia ma di pulizia: presto saremo spidocchiati”. Più lieve la “farfalla” ripresa dalla tradizione nipponica, emblema della donna e della vergine. Un contrasto lampante di come sia stato strutturato l’intero spettacolo, che ha vissuto di accostamenti stranianti, legati anche alla resa della metamorfosi rapida nella vita breve di un insetto, e ad alcuni rimandi sessuali abbastanza espliciti, con chiaro riferimento alla sottomissione (e infelicità) più che al libertinaggio o alla emanicipazione.

Rari gli squarci di ottimismo, come detto, come il passaggio nei campi, a pelo d’erba, realizzato con un gran montaggio video e audio. E a tal proposito, anche se non fa ufficialmente parte dei Muvs, va citato il grande lavoro di Mulèe, in arte Alessandro Ferrari, che con la compagnia di danza ha stretto una collaborazione fortissima. “Lavoravamo a questo spettacolo da settembre” ha confessato al termine della rappresentazione. Onestamente, dopo avere visto il gran lavoro reso sul telo del Teatro Comunale, non fatichiamo a crederci: Mulèe ha seguito lo spartito e lo ha pure ispirato, trovando accompagnamenti sonori a volte calzanti e di semplice guida, altre volte invece stranianti e “sconvolgenti”, vera e propria “dettatura” della coreografia visiva. La resa video, peraltro, ha consentito ai danzatori in molti passaggi di dialogare con se stessi, rompendo la prima parete, più che la quarta (particolarmente suggestivo il passaggio della simil-partita di tennis). Oltre al suo, da segnalare anche il lavoro del tecnico delle luci e del suono Emanuele Piseri e di MediaLanguage Studio (sempre con Mulèe) per la grafica.

Al di là della disamina critica, “Insecto” ha convinto per il suo messaggio e per il modo in cui l’ha reso, chiudendo con quel pessimismo latente incarnato dallo scorpione che, nell’antico Egitto, simboleggiava morte e rinascita, passando dalla bocca del morente ed entrando in quella di un uomo nuovo, per quanto peccatore. Il passaggio finale con il danzatore Alessandro Formis spogliato delle sue vesti di scena ha lanciato un messaggio di nuova purezza e sacrificio (la morte dell’insetto come ultimissimo passaggio), unico appiglio verso un domani meno sottomesso. Perché l’insetto, repellente e affascinante insieme, racconta l’emarginazione del diverso ma al contempo è radicato nella storia dell’uomo, segnandone l’evoluzione.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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