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Lo scrittore Boles
si cimenta con l’Eros:
esce il nuovo romanzo

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Nella foto Giuseppe Boles con la copertina del suo ultimo libro

CASALMAGGIORE – L’ultima fatica letteraria del casalese Giuseppe Boles, classe 1972, è una sorta di trasposizione autobiografica oltre che una sperimentazione di un genere da molti definito “insondabile” per un uomo. “L’uomo che profumava di carne”, edito da Parole Sotto Vetro di Modena, gestita da Tiziano Solignani, avvocato visionario con la passione per la scrittura e gli eventi letterari in genere, non è banalmente soltanto un romanzo “erotico”, ma una storia che osserva l’Eros e la passione scaturita dall’Amore da parte di un autore maschile, dopo che da anni sul mercato si è assistito ad una saturazione del genere da parte di scrittrici con il doppio cromosoma X. Non è tutto: perché l’ultimo romanzo di Boles è anche una prospettiva che parte dalla vita, dall’esperienza reale dello stesso autore, che già ha esordito con l’apprezzato “La psiche del topo”.

“Ho iniziato a scrivere questo libro il giorno del mio 39esimo compleanno” racconta Giuseppe, casalese doc dato che abita in via Cavour, a due passi da piazza Garibaldi “e lo stesso protagonista racconta, in una sorta di diario, tutto quello che gli capita a partire dal suo 50esimo compleanno. Ecco, quando ho iniziato a scrivere venivo da esperienze forti, avevo girato il mondo, un decennio di vita particolarmente intenso, durante il quale mangiavo le giornate come un bambino mangia una fetta di torta al cioccolato. In questo modo mi sono caricato di anni virtuali: avevo 39 anni, me ne sentivo 50, proprio come il protagonista del mio romanzo”.

Come mai hai deciso di cimentarti con questo genere “pericoloso”? “Ho affrontato la sfida: un uomo in genere non ha la sensibilità di una donna a trattare questi argomenti” spiega Giuseppe “ma sono felice perché molte amiche ne hanno letto alcuni stralci in anteprima e li hanno apprezzati. Ecco, mi hanno detto tutte che non è un libro volgare pur trattando argomenti esplicitamente erotici. Ma in fondo narro storie che potrebbero tranquillamente essere vere: si parla di sogni infranti, di passione, di religione, di amicizia, di morte, di cadute… In generale, della vita”.

Il libro è in vendita a partire da lunedì in formato E-book e questa è un’altra grande novità. “Ho voluto provare su consiglio di Tiziano Solignani, che ringrazio” svela lo scrittore “questa nuova formula. Ha un prezzo limitato, dato che il mio E-book costa 1.99 euro e comunque è scaricabile anche in formato Pdf, così chi vuole può comunque stamparselo e leggerlo come fosse un libro cartaceo e non solo virtuale”.

“L’uomo che profumava di carne” è in vendita sulle piattaforme (solo per citare le tre più importanti) Amazon.it, Applestore, Lafeltrinelli.it. Intanto Giuseppe Boles regala alla nostra testata l’incipit del romanzo:

“La verità? Ho succhiato la vita come fosse ambrosia, guidato molto dall’istinto e poco dalla logica. Annusando il profumo della carne mi sono lasciato travolgere dalla vita che mai, nemmeno per un giorno, sembra essere trascorsa invano. Il passare del tempo mi ha lentamente trasformato in un camaleonte dell’animo, ingordo di passione e costantemente alla ricerca.

Nutrendomi delle occasioni che di volta in volta hanno soddisfatto il mio essere inquieto, sono diventato peccatore e sfacciatamente vizioso. Ma quelle stesse occasioni, non appena raggiunte, sono state prima masticate poi sputate e controvoglia dimenticate. Per questo, ogni volta, torno a tuffarmi in qualcosa di nuovo, per ricordarmi che il piacere può nascondersi ovunque.

Nella mia mente non ci sono confini se non la mancanza di volontà nel volerli superare. E fidatevi se vi dico che io, quella mancanza, non l’ho mai sentita più di tanto. Moko”.

Questa, infine, la recensione che presenta l’opera: “Questa che leggerete è l’inizio di una storia che copre mezzo secolo di vita. Josè Fernando Murio, per tutti semplicemente Moko è un giornalista orfano dalla nascita che al compimento del cinquantesimo anno d’età scopre di essere troppo giovane per essere vecchio e troppo vecchio per essere giovane. Si volta indietro e come in un flashback rivede la sua vita scorrere di fronte ai suoi occhi. Capisce una cosa: la sua esistenza non è stata altro che una rincorsa continua verso il piacere. E allora decide di riviverla una seconda volta questa vita, anche solo attraverso la memoria. Come? Raccontandola ad un figlio che ancora non ha.

Amore, passione per la vita (“Con gli ovvi ed umani difetti, credo alla fine di appartenere ad un gruppo molto ristretto di persone, capace di vedere negli occhi degli altri parte della mia stessa felicità. Vizioso più che viziato, responsabilmente irresponsabile ma, cosa fondamentale, creatura ostinatamente coerente con ogni scelta fatta durante questo mezzo secolo di vita passionale. Sì, passionale, perché senza il suo calore i miei giorni avrebbero sicuramente visto molto più grigio ed altri colori di mezzo. Invece, strada facendo, mi sono imbattuto nel perduto fascino del nero, ho invidiato l’assoluta, immacolata purezza del bianco, l’infinita leggerezza dell’azzurro. Mi sono tuffato ad occhi chiusi nelle profondità del blu, ho abbracciato la gioia del giallo più intenso, via via, fino alla viscerale forza del rosso che, come il sangue che pulsa nelle mie vene, accende ogni volta l’impeto di un desiderio che gli anni non sembrano aver smorzato”) e per le donne si sciolgono pagina dopo pagina per diventare un tutt’uno con la vita narrata. “L’uomo che profumava di carne” è la finta vera storia di un essere votato al piacere ma abbastanza sensibile per guardarsi dentro con la trasparente innocenza di chi pur avendo visto molto sa che molto ancora avrà da vedere…”

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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