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Il vescovo Lafranconi
incontra le parrocchie
di Viadana

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Dal sito della Diocesi di Cremona

VIADANA – “Progettare insieme una pastorale unitaria”: è il mandato che il vescovo Dante Lafranconi ha consegnato ai Consigli parrocchiali di Castello e San Pietro, riunitisi congiuntamente giovedì 19 febbraio, quattro mesi dopo l’ingresso del nuovo parroco don Antonio Censori e l’unificazione delle due comunità viadanesi. L’incontro è stato aperto da una meditazione spirituale di mons. Lafranconi, a partire dal passo evangelico: “Chi vuol salvare la propria vita, la perderà. Ma chi la perde per causa mia, la salverà”. Lorella Saviola ha quindi portato il saluto dei consiglieri. Poi Adelmo Carpi ha dato lettura del verbale della precedente convocazione del Consiglio pastorale parrocchiale, la prima in forma unitaria della storia viadanese. La relazione conteneva una serie di interrogativi per il Vescovo, volti a meglio comprendere le motivazioni dell’unificazione e a ottenere indicazioni pastorali in merio. Gli elementi di riflessione sono stati integrati dai sacerdoti. “In questi quattro mesi – ha notato don Censori – ho apprezzato la pazienza e voglia di collaborare dei fedeli”. Don Fabio Sozzi (a nome anche degli altri collaboratori: mons. Floriano Danini, don Luigi Parmigiani e don Piergiorgio Tizzi) ha invece illustrato i provvedimenti già attuati – e quelli in programma – per unificare i cammini, in particolare degli oratori. Quindi l’attesissimo intervento del Vescovo. “L’unificazione – ha spiegato mons. Lafranconi – era stata preannunciata nella visita pastorale del 2007; ed è motivata dal fatto che questo territorio è già unito: problematiche e stili di vita sono comuni, e così dev’essere la pastorale. Perseguire tale obbiettivo con due parroci non era facile. Il calo del numero dei sacerdoti non ha inciso sulla decisione: anzi, Viadana può contare ora su un prete in più”. E ancora: “Unire significa valorizzare al meglio le risorse e prevenire alcuni eccessi, come l’andare unicamente dove si trova soddisfazione alle proprie aspirazioni: prima di essere parrocchiani, dobbiamo infatti essere discepoli di Gesù”. Sono seguite alcune indicazioni. “Dobbiamo imparare – ha proseguito il Vescovo – ad abitare in modo diverso lo stesso territorio, procedendo tutti con lo stesso passo. I percorsi di catechesi potranno dunque rimanere paralleli, in base a specifiche necessità organizzative; ma programmazione e gestione dovranno essere unitarie e condivise. I sacerdoti costituiscano una equipe a servizio della comunità; e la collaborazione dei laici diventi sempre più organica”. “I preti valorizzino i laici – ha sottolineato mons. Lafranconi – e questi non siano meri prestatori d’opera: essi devono partecipare alla programmazione, e naturalmente essere formati per rendere ragione della propria fede”. “Si dovrà giungere a un Consiglio pastorale unico – ha detto ancora il Vescovo –. Ma non tutto subito: c’è spazio per la gradualità e la sperimentazione”. L’impressione è che questo cambiamento sia stato accolto con la giusta disponibilità. “L’obiettivo ultimo – ha concluso il Vescovo – è l’evangelizzazione: le nostre comunità siano un seme che fermenta il territorio, attraverso la carità e la testimonianza”.

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