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Sei profughi
a Torre, ospitati
dalla comunità Emmaus

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SAN DANIELE PO/TORRE DE’ PICENARDI – E’ una risposta concreta alle polemiche di queste ultime settimane sull’accoglienza ai profughi, quella che arriva dal comune di San Daniele Po. Dal giorno prima di Ferragosto, senza troppo clamore, la comunità sta ospitando tre giovanissimi nigeriani, alloggiati in un’abitazione del Comune, in via Gonzaga, arrivata da un lascito testamentario con il quale veniva espressamente richiesto un utilizzo a fini sociali. Oggi, 18 agosto, il sindaco Davide Persico e l’assessore Vittorina Gambarotti, hanno firmato in Prefettura la convenzione, primo passo per svolgere tutte le incombenze burocratiche che riguardano la gestione dei richiedenti asilo, a cominciare dai documenti identificativi. Una gestione che il Comune assumerà in proprio, senza affidamenti ad altri, secondo una linea di condotta  che il sindaco ha voluto chiaramente descrivere in una lettera aperta ai propri concittadini, diffusa anche sulla pagina facebook del Comune. Una storia controcorrente, rispetto ai tanti ‘no’ che le Prefetture di tutta Italia stanno ricevendo dai territori. Nella stessa giornata del 14 agosto, altri sei profughi, provenienti da Nigeria e Ghana, tre coppie, sono stati alloggiati a Torre de’ Picenardi, presso due appartamenti della comunità Amici di Emmaus a Canove de’ Biazzi. Qui è la cooperativa Nazareth di Cremona ad occuparsi della gestione.

“So cosa significa arrivare in un Paese straniero, anche se la mia esperienza era ovviamente molto più favorevole – ci spiega il sindaco di san Daniele Po – Ho voluto informare subito la cittadinanza, perchè sono convinto che la trasparenza sia la maniera migliore per creare la condivisione della comunità. Sono tre persone, che voglio chiamare col loro nome, una volta tanto: Emmanuel, Joseph e Cynthia e hanno 28,, 22 e 17 anni. La ragazza e uno dei ragazzi sono sposati, fra qualche mese tra l’altro avrà un bambino. Sono fuggiti dalla Nigeria, dove non c’è una guerra dichiarata ma un una guerriglia diffusa. Il loro percorso verso il Mediterraneo è stato tortuoso, in Libia sono stati torturati come succede a molti altri, uno dei ragazzi porta segni visibili di tagli di machete sul braccio. Poi sono sbarcati in Sicilia, credo a luglio e venerdì sono arrivati a Cremona”. La Prefettura – si legge nella lettera aperta diffusa a San Daniele li ha “assegnati d’ufficio al Comune”, sulla base del fatto che era stata data disponobilità di un alloggio. “Nel caso ne dovessero arrivare altri, però – afferma il sindaco – sarebbe necessario un investimento per rendere disponibili altri locali, ora come ora non lo potremmo fare”.

Il sindaco è molto chiaro nella sua lettera, che ha ricevuto in poche ore decine di commenti: “Nei prossimi giorni, risolti i problemi immediati dovuti alla velocità del provvedimento, verranno presentati alla comunità e assieme cercheremo di trovare loro delle occupazioni che possano ricambiare l’ospitalità. L’amministrazione comunale, consapevole che questa situazione potrebbe creare disagi, è orgogliosa di aver compiuto un concreto gesto di aiuto. Confidiamo nella collaborazione di tutti i cittadini, convinti che il sentimento di solidarietà che contraddistingue la nostra comunità, prenderà il sopravvento superando ogni pregiudizio anche questa volta”.

L’assessore Gambarotti fa un appello: “Se qualcuno ha indumenti per neonati e altri oggetti che servono ad un bambino appena nato per favore ce li porti, può fare riferimento direttamente a me”. Una  solidarietà senza intermediari, insomma: nessuna cooperativa, a differenza della situazione cremonese, si occuperà di questi tre ragazzi, e i contributi dello Stato previsti dalla convenzione saranno gestiti direttamente dal Comune.

Giuliana Biagi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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