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Gal, quale futuro?
Le possibilità tra
aree Leader e fusioni

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Si chiamano aree Leader, e a conti fatti ruota tutto attorno a questa etichetta. La composizione dei nuovi Gal non può infatti prescindere, sulla base del nuovo bando, e di fatto della nuova legge, regionale, dalla presenza, all’interno di eventuali nuovi accordi di partenariato, di comuni, territori e zone della Lombardia considerata un tempo come aree svantaggiate.

Da questo presupposto muove infatti la convinzione e il tentativo messo in atto da parte dei dieci comuni staccatisi dal vecchio Gal Oglio Po e pronto a fondare una sorta di Macro Gal, per unire le forze ed aumentare così la possibilità di ricevere fondi dal bando regionale lombardo del Piano di Sviluppo Rurale, che dunque riguarda principalmente il campo macroeconomico dell’agricoltura, precisazione non si poco conto, per un totale di 64milioni di euro a disposizione. Come noto sedici sono i Gal attualmente costituiti in Lombardia e il rischio è che non tutti possano essere finanziati, stante la disponibilità del PSR un po’ più bassa rispetto agli anni scorsi. Da qui l’idea dei dieci comuni di formare un Macro Gal, appunto, con il già esistente Gal Destra Secchia, che comprende 17 comuni mantovani e che, facendo parte di un’area Leader, già sono abituati da anni a stilare progetti e ricevere fondi per strutturare finanziamenti e ottenere benefici per la zona. Insomma, una fusione vista come un arricchimento oltre che come una nuova vita per un soggetto e un partenariato nuovi, che possano in questo modo rientrare in pieno nei paletti imposti dal nuovo bando e, costituendo un ente territorialmente più forte, avere più chance di ottenere una parte del finanziamento consistente.

Da un lato questa strada, intrapresa da Casalmaggiore, Viadana, San Giovanni in Croce, San Martino dall’Argine, Marcaria, Dosolo, San Martino del Lago, Voltido, Rivarolo Mantovano e Commessaggio: comuni che, attenzione, hanno una matrice e un colore politico differente e non per forza riconducibile soltanto alla Lega Nord, chiamata in causa in particolare su amministrazioni come Casalmaggiore e Viadana, le principali a livello di comprensorio.

Dall’altro lato c’è invece il vecchio Gal Oglio Po, che prova a resistere e farsi strada, con Calvatone prescelto come sede e come nuovo capofila, con l’appoggio degli enti privati e di un buon numero di comuni (anche se numericamente non più così consistente a livello di residenti) e cerca ora di unirsi ad altri comuni del cremonese. Il punto è che i partner devono essere proprio aree Leader, che nel cremonese rientrano soltanto nei vecchi Gal: dunque la fusione si può fare ma il rischio è di appoggiarsi a comuni che, a conti fatti, non avrebbero poi diritto a finanziamenti, non facendo parte delle cosiddette ex aree svantaggiate. Ecco perché l’allargamento cremonese sperato non sarebbe così immediato.

La terza strada? Riunire il comprensorio Oglio Po e trovare una strada comune: l’invito è arrivato a tutti e lunedì a Scandolara Ravara proprio i comuni delle aree Leader cremonesi si ritroveranno per un’assemblea che si preannuncia animata. La spaccatura ad oggi è netta: resta da capire se, in attesa di arrivare a lunedì prossimo, qualcosa potrà cambiare: dopo di che il tempo stringerà inesorabilmente perché a fine anno qualcosa, per legge, dovrà giocoforza modificarsi.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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