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Inferno a Parigi,
testimoni cremonesi:
“Sirene e paura”

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A Parigi venerdì sera è scoppiato l’inferno a causa di attentati contemporanei firmati dall’Isis, una carneficina: “Un viavai di sirene”, “non ci aspettavamo un attacco del genere”. Sono alcune delle prime parole raccolte in piena notte tra i cremonesi che si trovano nella capitale francese. Michele Bellini, 23 anni, è iscritto a un master a Sciences Po, presso la scuola di affari internazionali: “Ero a Boston quando ci fu l’attentato alla Maratona. Ora mi trovo qui. Sono arrivato ad agosto. Abito nel quinto arrondissement. Al momento degli attentati mi trovavo lungo la Senna e mi stavo dirigendo verso casa. Non ho sentito gli spari ma ho visto il grande dispiegamento di forze. Polizia, vigili del fuoco, un viavai di sirene e di agenti per strada. A un paio di chilometri da dove abito. In quel momento non capivo, poi sono arrivato a casa e guardando la televisione mi sono reso conto dell’accaduto”. Cosa ne pensi? “Sto ancora cercando di realizzare la cosa. Sono chiuso in casa, si dice che alcuni siano ancora in giro armati. E’ un momento senza precedenti per l’Europa. Non possiamo più dare per scontato di essere al sicuro. Siamo tutti vulnerabili. Un venerdì sera chiacchieri al bar con gli amici o sei allo stadio e in un attimo tutto può cambiare”. Resterai a Parigi? “Sì, certo”.

“Io abito a Ménilmontant, zona molto vicina sia al Bataclan che a Charonne”, racconta Mirko Bosio, 40enne. E’ originario del vicino territorio bresciano ma è cremonese d’adozione, dai tempi delle superiori al Beltrami. A Parigi, dove vive da tre anni e mezzo, gestisce un’enoteca con la ragazza, Roberta, 37enne di Chiari. “Stavamo rientrando a casa da lavoro quando ci sono stati gli attentati – prosegue Mirko -. Roberta dice di aver sentito un’esplosione. Io non l’ho sentita. Poi dai media abbiamo appreso di ciò che stava succedendo. Tra la gente non c’era un clima teso negli ultimi tempi, non ci aspettavamo una cosa del genere. Dal giorno di Charlie alcuni punti sono più presidiati, ma ci avevamo fatto l’abitudine”. Sabato riaprirete l’enoteca? “L’intenzione è riaprire, ma valuteremo in mattinata”. “Vorrei riaprire, a costo di non vedere nessuno – conclude -. Chiudere è un segno di paura e io non voglio avere paura, non voglio cedere al ricatto”.

Michele Ferro

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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