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Sciopero Viadana Facchini,
davanti a Saviola nuova
manifestazione dei lavoratori

La situazione per fortuna non è degenerata sia per la pazienza degli autotrasportatori sia per la vigilanza attenta e discreta da parte dei carabinieri della Compagnia di Viadana insieme a Digos e Questura di Mantova.
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Nella foto un momento dello sciopero

VIADANA – Di nuovo in strada, davanti ai cancelli della Composad i lavoratori della Viadana Facchini. Ancora più determinata la protesta per il disagio di quasi duecento operai, che da anni chiedono alla società dell’azienda Saviola l’adeguamento al contratto nazionale con tutti gli annessi e connessi. Per tutta la giornata è stato creato un posto di blocco che ha impedito ai camion di entrare in azienda e ritirare i prodotti finiti da consegnare ai vari clienti sparsi in tutta Europa.

La situazione per fortuna non è degenerata sia per la pazienza degli autotrasportatori sia per la vigilanza attenta e discreta da parte dei carabinieri della Compagnia di Viadana insieme a Digos e Questura di Mantova. Tuttavia il comunicato dell’Adl Cobas ribadisce alcuni concetti già manifestati nelle precedenti manifestazioni e riportai con toni aspri e decisi nel nuovo volantino: “In questo periodo – riporta il ciclostilato – si è perpretata una situazione d’incertezza e confusione unita ad un grave atteggiamento di chiusura, in particolare da parte della committente Composad nel probabile e colpevole tentativo di nascondere le proprie responsabilità nei confronti di 250 lavoratori”. Il volantino prosegue poi accusando la Facchini Viadana di non aver fornito alcuna informazione alle organizzazioni sindacali e nemmeno ai  propri soci-lavoratori circa le condizioni alle quali stanno attualmente lavorando con l’appalto scaduto e applicando dispositivi di ricatto e privazione dei diritti e salario.

“Inoltre – si legge ancora nel comunicato Cobas – mentre la Composad ha ignorato le nostre richieste, sappiamo per certo che ha avuto ripetuti incontri con rappresentanti di Filt Cgil e Filt Cisl che rappresentano una netta minoranza rispetto ai lavoratori coinvolti”. Questa ipotesi viene seccamente smentita da Paolo Zanazzi, uno dei fondatori della Cooperativa Facchini il quale per tutta la mattinata di giovedì è stato in contatto con la Lega Coop, l’associazione regionale delle Cooperative di cui è stato richiesto il coinvolgimento nella difficile trattativa. “Questa mattina (giovedì per chi legge, ndr) non siamo andati al mare ma eravamo in riunione con questi vertici per poter trovare una soluzione che ci auguriamo arrivi nel più breve tempo possibile” ha spiegato Zanazzi raggiungendo il presidio in tarda mattinata.

Il problema riguarda le buste paga di tantissimi lavoratori stranieri (per la stragrande maggioranza pakistani, indiani, marocchini e nigeriani) decurtate a causa di un contratto che doveva essere riveduto e corretto alla fine di dicembre in seguito agli scioperi precedenti. Oltre alle tariffe orarie il punto debole delle retribuzioni è rappresentato dalle erogazioni del salario a cottimo, con erogazioni a scatola cioè un tanto ogni elemento assemblato, dalla semplice cassettiera, sino al grande armadio che poi la clientela trova pronta da ritirare sulle scaffalature nei grandi magazzini Ikea. In chiusura del comunicato l’Adl Cobas si rivolge alle forze sociali ed istituzionali del territorio chiedendo di intervenire per garantire il rispetto della legalità sul lavoro per scongiurare il rischio che tale situazione si trasformi emergenza sociale per il territorio.

Di seguito ecco il comunicato stampa integrale inviato ai giornali da Adl Cobas:

In relazione allo sciopero indetto dai soci – lavoratori di VIADANA FACCHINI SOC.COOP. aderenti ad ADL COBAS ed alle accuse rivolte alla stessa cooperativa di non dare alcuna informazione ufficiale e precisa, ribadiamo invece come in queste settimane abbiamo puntualmente riferito ai lavoratori occupati nel cantiere e agli stessi rappresentanti Cobas di Bologna, che VIADANA FACCHINI è fortemente impegnata affinchè tale situazione possa concludersi positivamente sia dal punto di vista commerciale (adeguamenti delle tariffe per consentirci l’applicazione integrale del CCNL) che occupazionale (mantenimento di tutti i posti di lavoro per i propri soci).  Non vi è da parte della Cooperativa la volontà di disconoscere nessuna Organizzazione Sindacale e di conseguenza la rappresentatività all’interno del corpo sociale e quindi di escludere qualcuno da tavoli di confronto. Rimane però il fatto che alcune sigle sindacali hanno sottoscritto il Contratto Nazionale (che si chiede di applicare) e altre come i Cobas no. Questa situazione può comportare effettivamente problemi di relazioni fra Cooperativa, sindacati e Committenza (Composad).  La nostra Cooperativa ha in queste settimane coinvolto LEGA COOP Regionale e anche in mattinata si è tenuto un incontro con un rappresentante della stessa per informarlo della situazione e chiedere un intervento della stessa organizzazione regionale nella trattativa con Composad. 

Auspichiamo una positiva risoluzione della vicenda e soprattutto in primo luogo la possibilità del mantenimento occupazionale per tutti i nostro soci addetti presso il cantiere Composad, in quanto se dovesse verificarsi una rottura della trattativa e il conseguente affidamento dell’Appalto ad una nuova Cooperativa, non è così automatico che i nostri soci-lavoratori possano comunque continuare a lavorare presso la stessa Committente.

Rosario Pisani

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