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Composad chiude: "Grido di
dolore, ma con questo
blocco non si va avanti"

Sono 185 i dipendenti per i quali scatterà quindi la cassa integrazione a zero ore per motivi che, paradossalmente, non riguardano l’azienda per cui lavorano. "Non è un tema sindacale, almeno per noi" spiega Alessandro Saviola.
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Nella foto un momento dello sciopero degli scorsi giorni

VIADANA – “Con grande rammarico, causa l’assoluta impossibilità a svolgere le normali attività logistiche e produttive, abbiamo comunicato alle RSU, alle confederazioni sindacali ed alla Prefettura che siamo costretti a chiudere l’azienda a tempo indeterminato sino a quando la situazione non sarà tornata alla più completa normalità”. Non hanno potuto far altro che questo i vertici della Saviola Holding: chiudere la Composad a tempo indeterminato.

Il blocco al transito di tutte le merci iniziato giovedì 28 e da lunedì 30 anche esteso all’ingresso di alcuni lavoratori, attuato da Soci-Lavoratori della Viadana Facchini per motivazioni cui la holding viadanese è assolutamente estranea, sta impedendo da ormai 6 giorni lo svolgimento di tutte le attività. “In queste condizioni – spiega Alessandro Saviola, Presidente della Saviola Holding – non siamo in grado di continuare, pertanto ci troviamo costretti a chiudere lo stabilimento con tutto ciò che questo comporta in termini di danno economico per l’azienda, i suoi clienti e il suo personale”.

Sono 185 i dipendenti per i quali scatterà quindi la cassa integrazione a zero ore per motivi che, paradossalmente, non riguardano l’azienda per cui lavorano. “Non è un tema sindacale, almeno per noi. Con questa Cooperativa avevamo un contratto di fornitura di servizi che Composad ha totalmente ed integralmente rispettato, indipendentemente da come la Cooperativa abbia gestito l’organizzazione dei suoi lavoratori, fra l’altro anche soci. Ci dispiace, – continua il presidente Alessandro Saviola – che fino ad ora sia stata fatta solo molta disinformazione. La nostra azienda da sempre ha avuto una particolare attenzione al mondo del lavoro, ed essere associati a degli sfruttatori per colpe sicuramente non nostre fa veramente molto male”.

Da qui la scelta amara e sofferta di chiudere lo stabilimento: “Un risultato disastroso per l’azienda – spiegano i dirigenti –  la Composad non può produrre né può consegnare ai clienti i mobili ordinati, con conseguenze economiche devastanti, calcolate in milioni di euro di mancate vendite. La nostra clientela è costituita dai principali marchi della grande distribuzione europea e mondiale e per essa è incomprensibile quanto sta accadendo. Ci sono attività promozionali lanciate, commesse urgentissime che non saranno rispettate. Un danno enorme  visto che noi esportiamo il 90 % della produzione in tutto il mondo”.

E questo in un momento in cui, grazie ad accordi commerciali stretti anche durante la recente fiera del mobile di Colonia, ci si accingeva ad un importante salto di qualità nello sviluppo del fatturato, mentre questa battuta d’arresto forzata avrà certamente ripercussioni negative sul trend di crescita. Il fatto che poi che la vicenda non dipenda da fattori di mercato ma da una situazione che ha del paradossale aumenta maggiormente il rammarico dell’azienda che si è comunque attivata in tutte sedi possibili per favorire una rapida soluzione della questione.

“Il nostro è un urlo di dolore – concludono i vertici di Composad – il rispetto del lavoro è da sempre al centro del nostro agire quotidiano e proprio per questo evidenziamo che il perdurare anche per pochi giorni di questa situazione di paralisi potrà avere forti ricadute negative sull’occupazione”.

redazione@oglioponews.it

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