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Piante secolari, la battaglia
prosegue: si mobilitano
cittadini e associazioni

Due sono i possibili agronomi che potrebbero arrivare a Casalmaggiore in settimana. Dario Caccamisi e quasi certamente pure un docente universitario dell'Università di Parma. Anche Salviamo il Paesaggio è pronto a scendere in campo.
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Nella foto i sopralluoghi sui pioppi in zona Lido (foto Condina)

CASALMAGGIORE – Piante secolari, il tema torna di moda. Ma non tanto per l’obbligo che gran parte dei Comuni hanno disatteso riguardo il censimento di alberi secolari e di interesse storico, bensì per la volontà espressa dal Comune di Casalmaggiore, sulla base di perizie, di abbattere antiche piante presenti nel parco del Lido Po.

In realtà i due temi si intrecciano, in quanto, se tali piante fossero state incluse nell’elenco delle censite, oggi la decisione spetterebbe non tanto al Comune bensì ad organismi nazionali. Sul rischio di abbattere i pioppi tremuli del Lido Po, che compongono uno splendido filare che accompagna il corso del fiume, si rischia addirittura una crisi istituzionale, per la volontà manifestata da Orlando Ferroni di rinunciare in segno di polemica alla delega del Parco Golena del Po. Se una tale decisione, ha affermato Ferroni in calce all’ultimo Consiglio Comunale, viene a mia conoscenza solo dopo essere stata presa, è inutile assegnarmi tale delega.

Negli ultimi giorni le parti si sono incontrate e sembra che il proposito del consigliere di Forza Italia possa rientrare, ma sull’argomento vari cittadini hanno preso posizione. Non solo gli ambientalisti, ma anche i vari fruitori del parco che ovviamente sono affezionati a queste antiche piante, lì da quasi 100 anni. Chi ci porta i bambini per momenti di svago, che ci accompagna gli amici a quattro zampe, chi frequenta gli Amici del Po o solo gode di questo ambiente a ridosso del centro abitato.

«Ho parlato col sindaco – annuncia un più pacato Orlando Ferroni – e stiamo mettendo in chiaro alcune posizioni. La delega al Parco mi permette di muovermi agevolmente, ma devo interagire con gli uffici comunali interessati. Il mio compito è anche quello di suggerire, vegliare e collaborare. Intanto un primo risultato c’è stato: si è passati dalle 9 piante interessate a 5 e ora ancora a meno. Questa è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. C’è anche la questione degli olmi: vanno curati o fatti morire? Una perizia afferma che sono destinati a morire, poi è emersa una possibile terapia in grado di salvarli, anche se ha determinati costi. Il punto è che la situazione merita una attenta valutazione»

Quindi non è stato avvisato dell’allarme? «Peggio, ho saputo della cosa solo perché alcuni addetti mi han detto che c’era l’intenzione di abbattere». Proprio alcuni addetti si sono recati giovedì pomeriggio sul posto per una verifica delle condizioni di alcune piante.

C’è anche la questione del censimento: come abbiamo scritto in dicembre, i Comuni avrebbero dovuto consegnare alla regione l’elenco delle piante meritevoli di tutela, che poi le Regioni entro il 31 dicembre scorso avrebbero dovuto girare al Corpo Forestale dello Stato a Roma. Se le piante fossero state inserite nell’elenco, oggi la situazione sarebbe diversa. «Il censimento è una delle cose che ho proposto ma che sinora non sono state fatte. Non posso ogni volta irrigidirmi ripetendo le stesse cose. Il mio impegno deriva da una scelta politica, la macchina deve entrare in funzione. Non ha senso che io faccia il John Wayne della situazione seguendo le pratiche fino a che arrivano a destinazione».

Sta di fatto che il censimento avrebbe potuto cambiare le cose. Inoltre, lo stesso sindaco potrebbe essere sollevato da responsabilità se la decisione dipendesse da altri. «Credo che anche senza censimento non sia possibile procedere all’abbattimento, perché le piante in questione hanno oltre 40 anni di età. Capisco il sindaco, che in presenza di una perizia che indica che stanno per cadere rischia responsabilità se non agisse. Si dovrebbe verificare su quali basi è stata stesa la perizia, e poi condividerla con altri. Mi conforta che ad oggi le piante che rischiano l’abbattimento sembrano essere non più di due. Ma se si trattasse semplicemente di tagliare rami pericolosi, il discorso cambierebbe. Tra l’altro i vicini olmi sono specie protetta a prescindere dall’età. Non sapevo che furono piantati per sbaglio: avrebbero dovuto essere pioppi».

Intanto, come detto, anche alcuni singoli cittadini si muovono e hanno fissato diversi appuntamenti, tanto che c’è da credere che la zona Lido Po nei prossimi giorni possa diventare teatro di sopralluoghi continui e ripetuti. Due sono i possibili agronomi che potrebbero arrivare a Casalmaggiore in settimana. Dario Caccamisi, che già era intervenuto a Casalmaggiore a favore dei pioppi cipressini della Baslenga a rischio abbattimento durante l’amministrazione Toscani, e quasi certamente pure un docente universitario dell’Università di Parma. Non solo: c’è anche chi porterà fotografie scattate ai pioppi presso il Corpo Forestale dello Stato, perché possa essere fatta una ulteriore verifica. Iniziativa quest’ultima, lontana da polemiche politiche, ma presa direttamente da un cittadino.

Infine, ultimo punto ma non certo per importante, è certo l’intervento di Salviamo il Paesaggio, che ha promesso una lettera da parte del comitato perché prima dell’abbattimento venga richiesta una perizia ulteriore. Ferroni, in seconda battuta, avrebbe confidato che soltanto una pianta rischia l’abbattimento, così come spiega anche la determina pubblicata all’albo pretorio, che parla di un taglio e di sette sfoltimento di rami, per 13mila euro complessivi di intervento. Di certo le piante vanno potate tutte, ma secondo chi protesta vi sarebbero possibilità di interventi meno radicali, dato che non tutte sarebbero “vuote” all’interno a causa della malattia e dunque non sarebbero, in teoria, a rischio cedimento o crollo, a patto ovviamente di sfrondarle e renderle meno pesanti in cima.

Chi protesta, va detto, chiede solo che ulteriori verifiche vengano fatte da agronomi terzi, esperti nel recupero di piante ammalorate con interventi non invasivi. Prima di eradicare piante quasi secolari (i pioppi italici e i pioppi tremuli sono stati piantati agli inizi degli anni ’20) bisogna essere più che certi che sia assolutamente necessario: queste sono almeno le ragioni di chi si oppone. Pronto a dare via libera, senza protestare, solo dopo eventuali pareri suppletivi di esperti, ossia quando si avrà la certezza che l’abbattimento è davvero l’unica (ultima) soluzione. Resta inteso, come detto, che con il censimento richiesto ma mai portato avanti, questi inconvenienti sarebbero stati probabilmente evitati, lasciando il parere vincolante al Corpo Forestale dello Stato.

Vanni Raineri-Giovanni Gardani

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