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Pioppi secolari, arrivano
i risultati della perizia: per
due esemplari destino segnato

A dirla tutta l’abbattimento viene prescritto, nel documento, per tre piante, ma la prima, partendo dalla sala Lido Po, in realtà non può essere toccata, perché sopra questa ha nidificato l’allocco che dunque indirettamente ha salvato pure il fusto del pioppo da una drastica soluzione.
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Nella foto i due pioppi, vicini alla sala Lido Po, che dovrebbero essere abbattuti

CASALMAGGIORE – Non sono buone le notizie che giungono dalla zona Lido Po, o meglio ancora da Colorno, dove l’agronomo Mauro Carboni ha reso noti i primi risultati del sopralluogo effettuato lo scorso 19 marzo sui pioppi secolari. Notizie negative, a dire il vero, per chi sperava di poter salvare tutte e sette le piante in questione, che sono state oggetto nelle scorse settimane di una supervisione da parte del comune di Casalmaggiore e di un provvedimento pesante, che prescrive l’abbattimento. Come noto, questa soluzione estrema era stata indicata come necessaria dall’agronomo Gabriele Panena, che ha poi presentato i risultati del proprio sopralluogo all’Ufficio Ambiente del comune, per quanto concerne quattro esemplari su sette.

Secondo l’agronomo Carboni il destino di due pioppi è segnato: a dirla tutta l’abbattimento viene prescritto, nel documento, per tre piante, ma la prima, partendo dalla sala Lido Po, in realtà non può essere toccata, perché sopra questa ha nidificato l’allocco che dunque indirettamente ha salvato pure il fusto del pioppo dall’abbattimento. A cadere, stando alla relazione di Carboni, sarebbero quindi il secondo e terzo pioppo, sempre partendo dalla sala Lido Po, peraltro di notevoli dimensioni. E gli altri pioppi? Per tre di questi la relazione di Carboni parla di possibilità di conservare l’esemplare mediante però una importante potatura, indicando anche che è necessaria una prova strumentale in chioma (si ricorderà che il sopralluogo di Carboni venne effettuato solo alla base). Per un altro pioppo, invece, il quinto dalla sala Lido Po, si prescrive la potatura ma la conservazione dell’esemplare. Confermate, quindi, le prime sensazioni dello stesso agronomo che parlò subito della possibilità di salvare quattro pioppi su sette.

La polemica, nel mentre, si è spostata in un’altra direzione: il fatto di dover certamente dire addio a due esemplari, infatti, non è andato giù al gruppo di cittadini che, spontaneamente, si era mobilitato per salvare i pioppi quasi secolari in riva al fiume Po. E allora l’accusa è indirizzata direttamente a chi, negli ultimi 20-30 anni, non è intervenuto in modo corretto con una potatura che avrebbe probabilmente consentito di evitare l’ammaloramento e l’indebolimento degli esemplari ora malati (col fusto scavato all’interno dunque molto più fragile e a rischio schianto). Sono ora attesi i risultati della perizia dell’agronomo Gianpietro Bara. Dopo di che, con la primavera ormai sbocciata, verrà il tempo dell’intervento. E, per qualche pioppo, dell’addio.

Giovanni Gardani

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