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Arianna Zardi, sei mesi
dalla riesumazione e ancora
nessuna risposta dagli esami

Era l'8 di gennaio e il Procuratore si è preoccupato di fornire ai parenti più stretti le motivazioni di quella operazione. Da allora, nessuna notizia sugli esami.
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Il giorno della riesumazione

CASALMAGGIORE – Sono passati sei mesi dal giorno in cui la salma di Arianna Zardi è stata traslata dal cimitero di Casalbellotto e portata con un mezzo funebre in una clinica di Milano. La delicata e toccante operazione era stata ordinata dal Procuratore generale di Brescia Pier Luigi Maria Dell’Osso che aveva seguito direttamente tutte le fasi tecnico giuridiche oltre a presenziare personalmente al momento in cui la bara è stata fatta uscire dal loculo e caricata sul furgone. Era l’8 di gennaio e il Procuratore si è preoccupato di fornire ai parenti più stretti le motivazioni di quella operazione. Alla sorella Sara, allo zio che abita a Viadana e agli altri congiunti mantovani il Procuratore capo ha spiegato che era stata decisa la riesumazione della ragazza dal cimitero di Casalbellotto con l’obiettivo di poter eseguire nuovi esami clinici che nel 2001, quando il corpo senza vita era stato rinvenuto dentro un fossato senz’acqua nella zona golenale di Torricella del Pizzo, non era stato possibile effettuare.

Dopo alcune indagini si era arrivati a pensare che la giovane, all’epoca 25enne, avesse compiuto un atto disperato togliendosi la vita. Versione sempre respinta soprattutto da parte del padre Angelo e impugnata dal legale di famiglia che è riuscito a far riaprire le indagini. Obiettivo è quello di confrontare il dna di alcune persone con cui Arianna si era incontrata prima di morire con quello che è ancora possibile rilevare nei tessuti organici della povera ragazza. La speranza della sorella Sara è di poter arrivare alla verità al più presto tenendo presente comunque che c’è un loculo vuoto al cimitero che attende il ritorno di Arianna Zardi.

Rosario Pisani

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