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Casette, è guerra in
consiglio. Ferroni
"Cessi da abbattere"

il vicesindaco Giovanni Leoni risponde molto onestamente e con estrema correttezza all'interpellanza dell'opposizione: "Ferroni ha agito in buona fede, ma in maniera ingenua, all'oscuro delle norme"
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CASALMAGGIORE – La vicenda giudiziaria andrà avanti, poiché l’amministrazione non ha ormai il potere di decidere alcunché. Che poi – a ben vedere – era quel che avevamo scritto giorni addietro quando la vicenda delle casette in golena, partita con la relazione del Consigliere Delegato al Parco Orlando Ferroni che aveva dato il via al procedimento – atto dovuto dopo la segnalazione – dell’ufficio tecnico comunale e ai successivi sviluppi giudiziari – atti conseguenti – con tre persone a cui sono stati notificati avvisi di indagine preliminare per possibile reato di abuso edilizio.

Questo quanto emerso questa sera in una infuocata seduta del Consiglio Comunale che – ad un certo punto – è stata pure oscurata su invito del presidente del Consiglio Marco Miccolo che non ha ravvisato nella discussione che si era accesa motivo di interesse pubblico. Il tutto era partito da un’interpellanza, sottoscritta dai tre rappresentanti di ‘Casalmaggiore la Nostra Casa’, Pierluigi Pasotto, Calogero Tascarella e Mirca Papetti, sulla questione delle Casette e sugli sviluppi.

A rispondere, in prima istanza, era stato il vicesindaco Giovanni Leoni che molto onestamente e con estrema correttezza aveva riconosciuto, nelle modalità d’azione del consigliere delegato al parco, nonostante la buonafede, una certa dose di – per essere soft – inconsapevolezza. “Credo sia doveroso subito un passaggio di chiarimento legato alla modalità di amministrare un comune. Come ben sapete quando si amministra un comune certe cose avvengono sulla base di una volontà politica. La volontà politica va poi incastrata in quella che è la giurisprudenza e i passaggi giuridici. Alcune cose avvengono perché legate a delle azioni private che vengono poi affrontate e regolamentate in base alle disposizioni di legge che nascono per evitare la deregulation. Questo per far si che ci siano risposte corrette ed eque per tutti. Questo passaggio è doveroso perché nel caso di specie è un’azione che nasce nel tempo, non nasce oggi. Ho recuperato il dossier che parla di una storia del 1995 ma direi una storia che parte dagli anni ’70 quando le famiglie andavano sul fiume con i bambini a fare il bagno e si costruivano gli zatteroni. Chi ha la mia età le ha vissute queste esperienze. Sulla base di questo piacere di vivere dei momenti piacevoli in spazi naturalistici affascinanti faceva sì che si creassero spazi di ritrovo. Questo è successo anche qui. Nel 1995 a fronte di una segnalazione di un privato, allora c’era il sindaco responsabile delle questioni edilizie e a seguito della segnalazione il sindaco correttamente avvia un procedimento dando in carico ad un giovane geometra, Pietro Lipreri che in modo puntuale relaziona al sindaco e al segretario comunale perché a fronte di una segnalazione di un privato l’amministrazione allora non poteva far finta di non vedere e non poteva non agire. Il sindaco fece l’iter dovuto. A quell’azione di fatto la situazione si ferma, e non c’è nessuna azione. La vita del fiume dunque prosegue sino al 2016. Nel 2016, arriviamo ad oggi, su segnalazione non di un cittadino, ma di un consigliere comunale che io leggo in maniera positiva. Noto in prima battuta una volontà positiva, che era quella di portare un certo ordine nel contesto. Nella sua azione di sopralluogo rileva alcuni aspetti, tra cui il disordine di queste tre, quattro situazioni di casette”.

Qui poi la tirannia d’orecchie ad Orlando Ferroni per un’azione – secondo il vicesindaco – fatta in buonafede senza conoscerne le conseguenze. “Quindi di fatto fa una segnalazione – prosegue Leoni – senza conoscere probabilmente quella che è la normativa. Fa una segnalazione, ma di buon cuore, non lo fa per attaccare qualcuno e allo stesso modo l’amministrazione non sta agendo per attaccare qualcuno. Sulla base della segnalazione si chiede con uno spirito sicuramente positivo chiede di chiamare all’appello i proprietari delle baracche e qui c’è già un errore, poiché i proprietari di fatto non esistono, sono persone che usano quelle situazioni. Chiede di richiamare all’appello alla messa in sicurezza o lo smantellamento. Dimostra la mancanza di conoscenza della norma. Se il consigliere avesse conosciuto la norma o fosse venuto a trovarmi come fa di solito nei miei uffici, al posto di partire con un’azione positiva ma irruenta gli avrei inquadrato la situazione spiegandogli che a fronte di una segnalazione, oggi in modo più determinato dopo la riforma Bassanini non sono più i sindaci ad avere responsabilità sulle azioni, come in questo caso edilizie, ma di fatto sono i responsabili delle aree tecniche e il caso vuole che sia ancora Pietro Lipreri che però passa dall’essere un tecnico funzionario ad un tecnico responsabile che non può esimersi dal non applicare la norma. Di fatto il responsabile ha dovuto avviare il procedimento, dove ha relazionato, rifatto le fotografie e inviato tutta la documentazione agli enti preposti. Di fatto e ci tengo a sottolinearlo perché si sappia, quella che è un’azione oggi più forte non è una volontà politica del sindaco o della sua giunta, ma è una presa d’atto, un dover accondiscendere a prendere atto di un’azione dovuta, obbligata dalla normativa. Dunque l’amministrazione non potrebbe chiudere il percorso o emettere atti per bloccare la cosa. La situazione all’oggi è questa, la procedura è stata avviata, e vedremo i risultati in divenire. A conferma dell’ingenuità di Orlando, voglio essere sincero sino in fondo, e mi perdoni il termine, in un sopralluogo a posteriori dalla segnalazione, da me effettuato con lui e Uber Ferrari, mi diceva quelli che erano i manufatti da abbattere e quelli da tenere in piedi. Io gli ho risposto che mi dispiaceva, ma non ero ne io e ne lui che poteva decidere quelle cose. Il fatto che tu hai fatto partire una segnalazione, non volendo male di nessuno ma l’hai fatto, non si può più oggi fare una scelta, uno sì e l’altro no”.

A ribattere uno dei firmatari dell’interpellanza, il consigliere Pierluigi Pasotto: “I tecnici e gli uffici hanno agito d’ufficio. Dove sta l’atipicità di questa cosa? Io apprezzo molto la difesa del Consigliere Ferroni che non è un consigliere comunale qualsiasi, ma il consigliere delegato alla risoluzione dei problemi, delegato dal sindaco. La sua delega comprendeva il fatto che lui quei problemi li dovesse risolvere ed affrontare, non segnalare. Prendere visione, andare là con i tecnici e trovare una soluzione. Perché è anche vero che non l’avrà fatto con cattiveria ma quelle persone, fortunatamente penso che l’aspetto penale sia prescritto ma quello amministrativo no, dovranno al di là del disagio sobbarcarsi delle spese e non sono neanche proprietari, sono i conduttori. Non ne hanno fatto motivo di interesse economico e se vogliamo, dal punto di vista dell’utilità pubblica, una presenza all’interno del parco fatta da persone che vivono il fiume e le mantengono, osservando e segnalando, tenendo in ordine di fronte all’apertura al traffico del parco che mi permetto è mancanza di sicurezza per me superiore. Perché c’è promiscuità tra chi va a correre e chi va a pescare in macchina, e poi sono tutti pescatori quelli che entrano in macchina? Il fatto di entrare in macchina non l’ha neppure citato nella sua relazione Ferroni. Relazione, lista della spesa, che propone addirittura la chiusura del parco”.

Pasotto ha pure evidenziato come fossero stati gli stessi tre ora sotto indagine a cercare una soluzione. Da lì la discussione è degenerata, il consigliere Francesco Ruberti è uscito stizzito dall’aula per un dibattito che a norma di regolamento non avrebbe neppure dovuto tenersi, tanto che il presidente del Consiglio, non riuscendo più a governare il continuo parlare, ha chiesto di bloccare lo streaming che è stato fermato sino al momento dell’ultimo accorato intervento del consigliere Ferroni che ha promesso una conferenza stampa per spiegare le sue motivazioni ed ha difeso la propria posizione spiegando di essere stato l’unico che ha avuto il coraggio di dire il degrado che c’era dove c’erano spacciatori, albanesi, rumeni che facevano di tutto tranne quello che i cittadini vorrebbero fare e spiegando pure – smentendo il vice sindaco – che lui non aveva fatto nessuna denuncia.

E mentre il fratello Fabio cercava con gesti e pure con parole di non farlo parlare, Orlando Ferroni ha trovato il modo di proseguire il dibattito. Le casette – ricche di storia e di memoria – al termine per lo stesso consigliere delegato al parco, sono diventate in una espressione poco simpatica “Cessi da abbattere”. La politica relativa al parco ha mostrato, al momento, il suo volto poco piacevole e in quella violenza verbale la discussione, fortunatamente, si è interrotta nel suo punto più basso e meno edificante.

Nazzareno Condina

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