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Marco Boschetti (CAM):
"Rilancio mercato
agricolo, noi ci siamo"

"Oggi il Consorzio gestisce 27 mercati contadini tra cui alcuni a Milano e quello di Casalmaggiore. Alcuni funzionano bene, altri meno. E’ il caso di Casalmaggiore che evidenzia qualche difficoltà anche se, ormai, fa parte della vita sociale del paese"
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CASALMAGGIORE – La ‘crisi’ del mercato agricolo del giovedì a Casalmaggiore? Non tutto è perduto, ma serve l’impegno di tutti per un rilancio. Le idee ci sono, serve svilupparle. Questo in sintesi spiega Marco Boschetti, direttore del Consorzio Agrituristico Mantovano, in una lunga lettera scritta a seguito dell’articolo sulla riduzione, da cinque a quattro, dei venditori dell’appuntamento del giovedì in piazza Garibaldi.

“Mi permetta – spiega Boschetti – di intervenire in merito al suo articolo del 6 ottobre sul mercato contadino di Casalmaggiore. Una breve premessa per presentare il Consorzio agrituristico mantovano che ha promosso e gestisce il mercato. Il Consorzio è stato fondato 20 anni fa da un gruppo di 8 donne rurali nell’ambito di un progetto di imprenditoria femminile denominato da “Casalinga rurale a imprenditrice agrituristica”. Oggi le aziende agricole associate sono 350. Si tratta per la maggior parte di piccole aziende contadine a conduzione familiare. Il Consorzio ha promosso in questi anni le varie forme della multifunzionalità in agricoltura: siamo stati i primi ad organizzare in Italia le fattorie didattiche ed a creare mercati contadini fra cui quello di Mantova, che costituisce un punto di riferimento a livello nazionale. Il prossimo 24 ottobre, in occasione del decimo anniversario della sua nascita, si terrà a Mantova un convegno internazionale sui mercati contadini a cui parteciperanno i rappresentanti dei più importanti mercati contadini europei ed americani con cui collaboriamo da tempo. Il mercato di Mantova è stato il secondo mercato contadino a sorgere in Italia ed in dieci anni è passato da 8 produttori a 50 e potrebbe crescere ancor di più se il Comune ce ne desse la spazio.

Oggi il Consorzio gestisce 27 mercati contadini tra cui alcuni a Milano e quello di Casalmaggiore. Alcuni funzionano bene, altri meno. E’ il caso di Casalmaggiore che evidenzia qualche difficoltà anche se, ormai, fa parte della vita sociale del paese che continua ad apprezzare i prodotti delle aziende presenti, fra cui alcune biologiche.

Le difficoltà sono dovute a molteplici cause oggettive tra cui il calo dei consumi conseguenti alla crisi economica. Altre cause invece sono locali. Il volume delle vendite di alcuni produttori a volte non è ancora tale da giustificare l’impegno di una mattinata. Da qui incertezze e difficoltà a completare le referenze merceologiche che sono uno dei fattori di sviluppo di un mercato. Tra l’altro, nel casalasco, non è facile trovare aziende orientate alla vendita diretta. La maggior parte delle agricole del territorio sono orientate all’agricoltura convenzionale, all’agroindustria e alla monocoltura più che all’agricoltura contadina, anche se la crisi dell’agricoltura convenzionale sta delineando nuovi scenari e la diffusione dei mercati costituisce un ottimo stimolo. Il rapporto con le istituzioni non è stato semplice. Si pensi, per esempio, che l’ufficio tributi di Casalmaggiore è stato l’unico ufficio in Italia a richiedere il pagamento dell’imposta sulla pubblicità per il materiale informativo aziendale che viene esposto nei gazebi durante il mercato contadino. Più volte, inoltre, abbiamo fatto presente al Comune che spostare di continuo il mercato in occasione di manifestazioni avrebbe progressivamente compromesso il mercato perché una delle regole fondamentali per un mercato settimanale è di tenersi sempre nello stesso luogo. Si è, invece, preferito dare spazio alle varie sagre senza accogliere la nostra proposta di far convivere insieme le varie iniziative, considerando, tra l’altro, che la dimensione della piazza avrebbe garantito spazi per tutti. Inoltre, il venir meno delle misure del psr e del Gal Oglio Po, che avevano sostenuto l’animazione del mercato, ha contributo, infine, a ridurre la sua capacità propositiva. Ciò nonostante, sono convinto che la proposta del mercato contadino inteso come appuntamento settimanale di produttori locali, e non come evento mensile domenicale, sia più che mai di attualità, perché risponde a diffuse esigenze di ricerca di un’alimentazione naturale e sicura e a bisogni identitari di una comunità. Per il suo sviluppo servono, tuttavia, sinergie fra gli attori locali (Comune, Pro Loco, informazione locale, gruppo di acquisto solidale, Gal Terre del Po, associazioni consumatori), nel comune impegno ad offrire nuove opportunità ai consumatori e agli agricoltori.

Noi siamo pronti a fare la nostra parte mettendo in campo iniziative di educazione al gusto e di conservazione della biodiversità, così come abbiamo avviato in altri mercati. Tra queste la campagna “Brutti ma buoni” che tende a mettere a disposizione dei consumatori frutta non conforme per i canoni della distribuzione commerciale ma che presenta caratteristiche organolettiche intatte e prezzi che tutelano il potere d’a acquisto. Queste esperienze condotte nei mercati di Milano, Piadena, Porto Mantovano e Mantova saranno presentate in un convegno internazionale sull’educazione alimentare promosso a Milano dalla Regione Lombardia il 15 e 16 novembre. Spesso le aziende che partecipano ai mercati di Casalmaggiore o di Viadana sono le stesse che partecipano ai mercati di Mantova o di Piadena o a eventi a Colorno, per cui se queste iniziative succedono in quei mercati possono essere organizzate anche a Casalmaggiore. Noi ci siamo”.

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