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"Pino" Degrada, Leone ad
El Alamein, racconta la Storia
alla Beata Vergine di Cremona

Degrada, 95 anni ma tanta lucidità, da qualche anno vive a Canevino, nell’Oltrepo Pavese, assieme alla moglie Olga, al figlio Claudio e ai nipoti, e ha vissuto per trent’anni a Casalmaggiore, dove è stato molto apprezzato in particolare per la sua esperienza di volontario alla Santa Federici.

CREMONA – Appuntamento con la Storia, la Grande Storia. Quella che, certo, a scuola si insegna da sempre come materia curricolare, ma che raccontata da uno dei diretti protagonisti ha tutto un altro effetto. Giuseppe Degrada, uno degli ultimi reduci tra i “Leoni” della Folgore che combatterono a El Alamein, una delle più sanguinose battaglie della Seconda Guerra Mondiale combattuta tra ottobre e novembre del 1942, si è presentato assieme al nipote Andrea e all’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia sezione di Cremona, presso la scuola elementare del Collegio Beata Vergine.

Degrada, 95 anni ma tanta lucidità, da qualche anno vive a Canevino, nell’Oltrepo Pavese, assieme alla moglie Olga, al figlio Claudio e ai nipoti, e ha vissuto per trent’anni a Casalmaggiore, dove è stato molto apprezzato in particolare per la sua esperienza di volontario alla Santa Federici. Mercoledì mattina Giuseppe, per tutti “Pino”, ha riportato un’altra esperienza al giovanissimo auditorio riunito in aula magna, composto dalle classi A e B della quinta elementare: la battaglia di El Alamein e i giorni della prigionia, in generale una pagina assieme sanguinosa ed eroica, che fece dire a Winston Churchill, come noto avversario dell’esercito italiano, che quelli della Folgore davvero si erano battuti come leoni.

Da lì il soprannome passato alla storia, e del resto la Folgore non perdette mai terreno ad El Alamein, costretta però a battere poi in ritirata per ordini superiori resi necessari dalla debacle dell’esercito tedesco. Si pensi che su 3500 paracadutisti della Folgore, solo 270 tornarono a casa sani e salvi. Degrada è uno degli ultimi sopravvissuti e per questo le maestre Silvia Galli e Bernadette Petrella hanno pensato di invitarlo per un racconto lucido e partecipato, che ha stimolato anche i giovani studenti pronti ad alzare la mano e porre domande. L’ausilio tecnico è stato demandato al paracadutista Giovanni Cavalera, mentre un aiuto è stato fornito anche dal carabinieri paracadutista Pietro Biffi. Un incontro di sicuro impatto, che non mancherà di lasciare una traccia nelle menti dei giovani protagonisti del domani.

Giovanni Gardani 

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