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Casa della Poesia di Luciana
a rischio chiusura. Appello
ai cultori casalaschi del bello

Una trentina di posti, meno di venti a sedere, un piccolo palco in cui gli oggetti e l'entropia (studiata, sembra un paradosso ma è così) la fanno da padrona. "Spero di riuscire a tenerla aperta, questa è la mia intenzione - prosegue Luciana - ma non dipende solo da me"

CASALMAGGIORE – Il cielo è carico di nuvole pesanti. E non sono solo quelle che si scorgono dal cortile, pronte a divenire pioggia. Sono le nuvole che Luciana Monteverdi non nasconde. La sua ‘Casa della Poesia’, piccola sala espositiva e teatrino, oltre che angolo di riflessione e meditazione a pochi passi dal centro cittadino, rischia di chiudere presto. Impossibile per Luciana mantenerlo senza un aiuto, senza qualcuno che se ne prenda a cuore le sorti. Basterebbe un decimo della sua passione per questo luogo che non ha spazio ne tempo, in cui ogni cosa parla, racconta qualcosa di se e per le persone che osservano. “Sono arrivate le ultime bollette – racconta – e non so se riuscirò a farvi fronte”. Il suo è un sorriso lieve, appena accennato. Che non è di circostanza, è il suo modo di guardare le cose. La Casa della poesia era stata inaugurata nel settembre del 2015 in quello che fu lo studio degli eredi Bosi, in via Marconi a Casalmaggiore. Uno spazio libero per iniziative come mostre, piccole picee teatrali, letture poetiche. Una trentina di posti, meno di venti a sedere, un piccolo palco in cui gli oggetti e l’entropia (studiata, sembra un paradosso ma è così) la fanno da padrona. “Spero di riuscire a tenerla aperta, questa è la mia intenzione – prosegue Luciana – ma non dipende solo da me”. Luciana ha a cuore quei piccoli spazi, narra di ogni oggetto che custodisce gelosamente, vorrebbe venderne qualcuno ma poi si pente e comincia a descriverlo appassionatamente. Non han prezzo gli oggetti che hanno un legame con l’anima. Non servirebbe molto. Con 1000 euro tutte le spese sarebbero coperte per un anno. Il problema è quello degli ambienti piccoli: poche possibilità di realizzare qualcosa di importante (dal punto di vista economico) e dunque poche possibilità di coprire le spese che Luciana mantiene all’osso pur di prolungare il tempo di quel luogo. Senza l’intervento esterno (o un aiuto pubblico) quel luogo è destinato a spegnersi. Chiediamo a Luciana una sua foto all’interno di quel luogo, ci dice di fotografare le cose e gli ambienti. “La poesia e gli oggetti parlano da soli, non c’è bisogno di fotografare chi li custodisce, così come non c’è bisogno di fotografare il poeta per apprezzare la poesia. L’importanza è già nelle parole”. Questa la filosofia della custode della casa della poesia. Una casa su cui gravano nuvole, nonostante la brezza fresca che vi si coglie, pure al chiuso delle pareti.

Nazzareno Condina

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